Aborto, eutanasia, maternità surrogata: il Papa è entrato nel dibattito globale
Nell’ampio passaggio del suo discorso al Corpo diplomatico dedicato alle “questioni bioetiche” Leone XIV è stato molto esplicito nei giudizi, con un «rifiuto categorico» verso le tesi fatte proprie dal Parlamento europeo sull’aborto “sicuro” e definendo le aperture all’eutanasia come «forme di illusoria compassione»

Non è una novità assoluta che nell’annuale discorso che ogni Papa rivolge al Corpo diplomatico presso la Santa Sede vi siano passaggi dedicati alle questioni etiche relative alla vita umana. Un anno fa Francesco, in quello che sarebbe stato di fatto il suo congedo dagli ambasciatori di tutto il mondo, denunciò le «ideologie che dividono, che calpestano i valori e la fede dei popoli», materia prima di «una vera colonizzazione ideologica che, secondo programmi studiati a tavolino, tenta di sradicare le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli». E in questo contesto definì «inaccettabile, ad esempio, parlare di un cosiddetto “diritto all’aborto” che contraddice i diritti umani, in particolare il diritto alla vita» poiché «tutta la vita va protetta, in ogni suo momento, dal concepimento alla morte naturale, perché nessun bambino è un errore o è colpevole di esistere, così come nessun anziano o malato può essere privato di speranza e scartato».
Sul punto (e non solo su questo) ormai è chiaro che papa Leone ha raccolto il testimone del suo predecessore – e degli altri prima di lui, in una linea di assoluta continuità, pur con toni e argomenti tutti suoi – usando nel suo primo discorso ai rappresentanti delle cancellerie in Vaticano parole altrettanto esplicite. E così in quello che può essere definito il suo messaggio ai governi di tutto il mondo il Papa ha parlato di vita come «dono inestimabile», esprimendo un «rifiuto categorico» verso «pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo» e aggiungendo la sua «profonda preoccupazione» per il «cosiddetto “diritto all’aborto sicuro”» – trasparente riferimento al recente voto del Parlamento europeo per sostenere la petizione che vuole estendere l’accesso all’interruzione di gravidanza nei Paesi Ue –, con un giudizio altrettanto perentorio sull’uso di «risorse pubbliche destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie», scelta politica definita «deplorevole».
L’aborto, ha scandito Prevost dopo una lectio agostiniana sulla «città di Dio» e la «città terrena», è una pratica che «interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita». E ha poi dato voce alla «profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro”», ovvero il citato progetto europeo oggetto di una battaglia parlamentare a Strasburgo che ha visto soccombere il fronte “pro life”. Il pensiero di Leone è chiarissimo: «L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita». Non meno severo è il rigetto della «maternità surrogata» che, «trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia».
Il capitolo antropologico del discorso del Papa ai diplomatici non finisce qui, perché dopo la vita nascente il Santo Padre si è dedicato alla questione sempre più dibattuta nelle assemblee parlamentari di mezzo mondo (Italia inclusa) delle scelte di fine vita. Alla questione delle «persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere» Leone ha infatti esteso le «considerazioni» espresse sulla vita concepita, specificando che «è compito anche della società civile e degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia». Parole che ricordano quelle della nota con la quale la Conferenza episcopale italiana nel febbraio 2025 intervenne nel dibattito sul cantiere di una nuova legge auspicando «interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza». I vescovi italiani sottolinearono in particolare che «la legge sulle cure palliative non ha trovato ancora completa attuazione: queste devono essere garantite a tutti, in modo efficace e uniforme in ogni Regione, perché rappresentano un modo concreto per alleviare la sofferenza e per assicurare dignità fino alla fine, oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo». «Sulla vita – concluse la Cei – non ci possono essere polarizzazioni o giochi al ribasso. La dignità non finisce con la malattia o quando viene meno l’efficienza. Non si tratta di accanimento, ma di non smarrire l’umanità».
Il passaggio sul fine vita nel discorso del Papa agli ambasciatori ora è destinato a pesare nel dibattito in corso, aggiungendosi peraltro a quanto espresso dallo stesso Pontefice alla vigilia di Natale in merito alla legge del “suo” Illinois che è destinata ad aprire al suicidio assistito. Interpellato dai giornalisti all’uscita da Castel Gandolfo, il Pontefice si era detto «molto deluso» dalla decisione del governatore democratico JB Pritzker di firmare la legge dopo un colloquio in Vaticano nel quale Leone e i suoi collaboratori erano stati «molto chiari sulla necessità di rispettare la sacralità della vita, dall’inizio alla fine». Concetto sviluppato con il Corpo diplomatico, al quale papa Prevost dopo aver parlato di aborto, surrogazione di maternità ed eutanasia, ha detto senza giri di parole che, «alla luce di tali sfide, occorre ribadire con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano. Una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla». Concetto che il Papa cita ben due volte, ammonendo anche «la Comunità internazionale» perché «ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita» conta «sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale».
Nel pensiero di Leone XIV quella che potremmo definire “questione bioetica” è più ampia e va inserita – come ha fatto nel suo discorso, che come noto si è diffuso anche sulla grande sfida della pace in un mondo dove «la guerra è tornata di moda» – in un contesto culturale nel quale si vanno «sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano».
In questa luce, le sue «considerazioni» sui formidabili interrogativi etici sul rispetto assoluto e sacrale della vita «inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità». Un territorio nel quale ha fatto chiarezza l’editoriale di Giuseppe Anzani. E che induce a riflettere con attenzione – credenti e non – sulle campagne per i “diritti civili” ampiamente reclamizzati: ultimo strumento in ordine di tempo il film di Paolo Sorrentino “La grazia”, dal 15 gennaio nelle sale, che il regista romano spera serva a «riportare al centro dell’attenzione» il «dibattito sull’eutanasia». In Senato ci sembra si stia discutendo di suicidio assistito, ma forse c’è chi in realtà sta già pensando di andare oltre.
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