Non solo moda e design week, alla scoperta della Milano che cambia

Viaggio nel capoluogo lombardo... in libreria. La città di “ieri, oggi, domani” nel volume di Chiara Dal Canto in un intreccio di architetture ed esperienze. E se Giacinta Cavagna Di Gualdana disegna la mappa di 70 luoghi, Roberta Cordani dà voce a 50 personaggi meneghini
April 7, 2026
Non solo moda e design week, alla scoperta della Milano che cambia
Dal libro “Milano” (Rizzoli) di Chiara Dal Canto, la Galleria Vittorio Emanuele © Lea Anouchinsky
Giuseppe Matarazzo
«C’è intanto una Meraviglia a Milano di gran lunga la più importante, che non posso non descrivere: la cattedrale. Da lontano appare come ritagliata in un foglio di carta bianca, ma quando si è vicini ci si meraviglia nello scoprire che quei ritagli a forma di merletto sono innegabilmente di candido marmo. Se osserviamo l’intera opera un po’ più a lungo, troviamo che è colossalmente bella, un giocattolo per bambini giganteschi». Così il poeta tedesco Heinrich Heine descriveva nel 1830 la meraviglia del Duomo, il simbolo assoluto di Milano, questa città che ha infinite storie da raccontare. Di “ieri, oggi, domani”. Come il sottotitolo del libro illustrato di Chiara Dal Canto (Milano, Rizzoli, pagine 224, euro 70, con le fotografie di Lea Anouchinsky), che presenta Milano in tutte le sue forme, attraversando i cambiamenti architettonici e di costume che hanno trasformato la città, lungo la linea del tempo, fino a oggi. «Un tempo – esordisce Dal Canto, giornalista e scrittrice di design, abitare e architettura, raccontando in particolare l’evoluzione che c’è stata negli ultimi anni – era soltanto la città del lavoro. Austera, efficiente, fino all’ossessione. Una città pragmatica, dedicata al fare e, va riconosciuto, “al fare bene”», che non si frequentava certo «nelle vacanze o per turismo», ma «per impegni professionali». D’altronde Milano era la «capitale del miracolo economico». Una città «non bella», in «bianco e nero». Una città «maschile», come la definì Gianni Brera. Una «Milano nebbiosa (ora meno di un tempo), resa evanescente da una leggera foschia ovattante, immersa in un grigio non privo di poesia che ha ispirato numerosi artisti». Pensiamo a Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli o a Luciano Bianciardi della Vita agra.
È certamente un’altra Milano quella che si è andata disegnando dall’Expo in poi: si «è scrollata di dosso l’abituale immagine severa e doverista per diventare non solo la capitale della moda e del design, ma riconosciuta come laboratorio di idee». È diventata «meno milanese. Più cosmopolita, per i numerosi stranieri che qui hanno scelto di vivere, e per i tanti visitatori che la frequentano per ragioni culturali, di shopping o di studio», annota Dal Canto. Ma questo con tutti i pro e i contro. Perché la Milano attrattiva con una “week” per ogni cosa, capitale di tutto, paga anche il conto, rischiando di perdere la sua anima e di diventare invece, poco attrattiva, se non invivibile, per chi la abita. Una «città esclusiva», per pochi, per ricchi, dove la casa è inaccessibile» ai più, per usare termini usati spesso anche dal nostro arcivescovo, Mario Delpini, negli ultimi Discorsi alla Città, in occasione di Sant’Ambrogio, nel richiamare la politica e le istituzioni a «riparare la casa comune», per ritrovare il senso di una città aperta, accogliente, dove poter realizzare i sogni. Come una volta. Tutti. A ritrovare quella bellezza discreta da scoprire a poco a poco senza abbagliare con eventi e attrazioni spesso effimere.
Sfogliando e leggendo il volume di Chiara Dal Canto, così come altre pubblicazioni da poco in libreria, emerge per fortuna una Milano che ha ancora tanto da dire, più profonda di quanto appare, da scoprire nelle pieghe e nei contrasti del tempo, anche attraverso le suggestive (e riflessive) immagini di Lea Anouchinsky che dipingono l’austerità e la sorpresa insieme, la Milano di tutti i tempi, che sa sempre stupire, anche i milanesi.
“Bella Milano” (Hoepli), ifenicotteri rosa di Palazzo Invernizzi / Emanuela Roncari
“Bella Milano” (Hoepli), ifenicotteri rosa di Palazzo Invernizzi / Emanuela Roncari
Un altro libro ripercorre l’essenza di Milano, attraverso 70 luoghi noti e meno noti: una carrellata di preziose didascalie e fotografie di posti che disegnano una geografia particolare e inedita della Bella Milano (Hoepli, pagine 192, euro 19,90), scritto dalla storica dell’arte e autrice di numerosi volumi di storie milanesi, Giacinta Cavagna Di Gualdana (le immagini sono di Emanuela Roncari). Un omaggio alla città, un invito «alla curiosità, a prendersi tempo per osservare» una Milano “imperdibile”, “dinamica”, “piccola” autentica” e “inaspettata”. «Fermati. Respira. Osserva – scrive Giacinta Cavagna Di Gualdana –. Uno scorcio inaspettato, un dettaglio ancora inosservato, un indirizzo fuori dalla routine quotidiana, una pausa golosa. Milano continua a raccontarsi, dall’alba al tramonto». Giorno e notte. Fra luoghi iconici – dal Duomo e la Scala all’Adi Museum e la Fondazione Prada –, esperienze di arte e di gusto e scoperte assai curiose. Come può essere una colonia di fenicotteri rosa nel giardino di un palazzo di Corso Venezia, al civico 32, «dalla facciata neoclassica, sobria e poco appariscente che lascia indifferente il turista, rapito da altri edifici più maestosi». È Palazzo Invernizzi. Qui il patron dell’industria casearia, papà della mucca Carolina, «aveva fatto portare dal Cile qualche esemplare di fenicottero rosa che ancora oggi attira l’attenzione di passanti e curiosi fermi alla cancellata per sbirciare attraverso le siepi».
L’inatteso, a Milano. Che emerge anche da un’altra pubblicazione La bellezza di Milano (Celip, pagine 160, a cura di Roberta Cordani) con cinquanta personaggi, da Ferruccio De Bortoli a Diana Bracco, da Elisabetta Dami ad Amalia Ercoli-Finzi, che raccontano i loro luoghi del cuore. Certi che ciascuno di noi, ne ha uno. Da tenere per sé o da condividere. Da scoprire e riscoprire magari in questa primavera di una Milano baciata dal sole, in questi giorni ancora di festa. Da cittadini, da turisti, da amanti di questa città. «La Milano che c’è e la Milano che non c’è più, ma che continua a emozionare, a incantare, a far sognare», come scrive De Bortoli nella prefazione. Consapevoli che «ognuno di noi è milanese a modo suo». «L’importante è che conservi l’aggettivo – prosegue il giornalista –. Ovvero l’appartenenza. Non è importante che sia nato a Milano. I super milanesi spesso vengono da fuori». E allora buona Milano. Di ieri, oggi e domani.
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