Alireza e i piccoli “martiri” dei pasdaran: «Mamma, o si vince la guerra o si muore»

Il reclutamento della forza paramilitare volontaria Basij, nata nel 1979, si è sperimentata nella guerra con l’Iraq. Schierati migliaia di giovanissimi. Human Rights Watch: «Pratica ingiustificabile»
April 7, 2026
Le bandiere dell'Iran sventolano sulle macerie
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«Mamma, o vinciamo questa guerra o diventiamo martiri. Se Dio vuole vinceremo, ma mi piacerebbe diventare un martire». Alireza Jafari, 11 anni, si è rivolto così alla madre Sadaf prima di seguire il padre, volontario nelle forze Basij, verso il check-point voluto dai paramilitari lungo l’Artesh, una delle strade a scorrimento veloce che attraversano Teheran. «Ci sono solo quattro persone, e poi il ragazzo deve essere pronto per i giorni che verranno», ha spiegato il marito a Sadaf, intervistata poi dal quotidiano cittadino Hamshahri. Poche ore dopo, l’11 marzo, entrambi sono stati uccisi da un drone, probabilmente israeliano. La morte del piccolo Alireza ha gettato luce sui “Combattenti per la difesa della patria iraniana”, la campagna rivolta dal Corpo delle guardie rivoluzionarie, i pasdaran, a tutti i civili desiderosi di prender parte alla resistenza contro l’attacco israelo-americano. La mobilitazione intende coinvolgere i cittadini iraniani in attività legate alla cura medica, al trattamento degli edifici danneggiati dai bombardamenti, ma anche a operazioni di sicurezza come la sorveglianza nei posti di blocco, le pattuglie e la conduzione di mezzi.  Nel manifesto che pubblicizza la campagna un giovane soldato e una donna circondati dai colori nazionali lasciano il primo piano a due studenti. La ragazza, come la donna, indossa l’hijab nero. Su tutti incombe un cielo fumoso attraversato dai missili. «Per quanto riguarda le operazioni di intelligence e le pattuglie, giovani e adolescenti sono venuti a chiedere di prendervi parte. Lo stesso avviene per i posti di controllo presidiati di Basij. Vista l’età dei richiedenti abbiamo deciso di abbassare l’età minima a 12 anni», ha dichiarato durante un’intervista televisiva Rahim Nadali, un ufficiale dei pasdaran. Alcune testimonianze sfuggite al blackout di Internet imposto dal regime e raccolte dalla Bbc certificherebbero la presenza di minori volontari in altri check-point di Teheran e nelle città di Karaj e Rasht. Alcuni fra questi sono stati visti imbracciare dei fucili.
«Non c’è alcuna giustificazione per una campagna di reclutamento militare che prende di mira i bambini per farli arruolare», ha dichiarato Bill Van Esveld, direttore del programma per i diritti dei minori di Human Rights Watch. «Reclutare bambini sotto i 15 anni nelle forze armate costituisce un crimine di guerra», ha ricordato Erika Guevara Rosas, direttrice della ricerca di Amnesty International. La forza paramilitare volontaria Basij (“mobilitazione” in persiano) nasce nel 1979 per proteggere la rivoluzione khomeinista e dipende dai pasdaran. La legge che regola il reclutamento individua tre categorie di “basiji”: attivi, speciali e ordinari. L’articolo n°93 si riferisce a questi ultimi, e permette ai minori di 15 anni di prendere parte alle attività. La mobilitazione dei minori riporta la memoria alla guerra che vide l’Iran e l’Iraq fronteggiarsi fra il 1980 e il 1988. Alla “guerra lampo” voluta da Saddam Hussein e appoggiata dalle monarchie del Golfo, da Usa, Urss e diversi Stati europei, parteciparono decine di migliaia di minori, per lo più di età compresa fra i 15 e i 18 anni. Il limite d’età venne spesso ignorato dal sistema di reclutamento, e una moltitudine di bambini venne impiegata nelle operazioni di sminamento e negli assalti frontali lungo il vasto fronte di guerra sabbioso. Molti furono uccisi. «Più di 14 milioni di iraniani coraggiosi hanno fino a oggi dichiarato la loro disponibilità a sacrificare la vita per difendere l’Iran», ha dichiarato ieri il presidente della Repubblica islamica, Masoud Pezeshkian.

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