Arborelius: la Svezia sta cambiando. E qui la Chiesa cattolica cresce
di Andrea Galli
Il cardinale di Stoccolma ripercorre quasi trent’anni di episcopato tra aumento dei numeri (dovuto anche all’immigrazione), dialogo ecumenico e ricerca spirituale in una delle società più secolarizzate del mondo

Era il 17 novembre 1998 quando Giovanni Paolo II nominava vescovo di Stoccolma un carmelitano scalzo, padre Anders Arborelius. Aveva solo 49 anni e fino all’età di 20 era stato luterano. Una nomina a sorpresa e a suo modo storica – si trattava del primo vescovo cattolico di etnia svedese dopo la Riforma protestante – e che lasciava intravedere un episcopato molto lungo. Dopo quasi 28 anni per Arborelius, nel frattempo creato cardinale da papa Francesco, si avvicina la fine del governo pastorale della sua diocesi, l’unica del Paese scandinavo. Compirà 77 anni il prossimo 24 settembre.
Eminenza, quando lei divenne cattolico, nel 1969, la Chiesa in Svezia era davvero minuscola, quasi invisibile. Oggi è tra le più in crescita del continente – la diocesi di Stoccolma ha recentemente acquisito anche un’importante chiesa che apparteneva alla Chiesa luterana di Svezia – e l’anno scorso non pochi pensavano che potesse esserci perfino un Papa svedese. Avrebbe mai potuto immaginare uno scenario simile 57 anni fa?
«In questi anni sono successe molte cose: grazie all’immigrazione la Chiesa cattolica è cresciuta, anche se ora la politica svedese è cambiata e arrivano meno immigrati. Dal 2000 la nostra Chiesa è riconosciuta come comunità religiosa registrata e lo Stato ci aiuta a raccogliere il contributo dei membri registrati. Siamo riusciti ad acquistare circa venti chiese protestanti, quattro a Stoccolma, tre delle quali in zone di periferia da cui gli svedesi tendono a trasferirsi. Abbiamo più candidati al sacerdozio di quanto sia mai avvenuto dalla Riforma a questa parte. I rapporti ecumenici e interreligiosi vanno bene. Il numero dei convertiti cresce. A causa della secolarizzazione, i sentimenti anticattolici sembrano diminuire. La spiritualità cattolica è apprezzata anche da altri credenti».
Se usiamo il termine “conversione” per descrivere il suo passaggio dal luteranesimo al cattolicesimo le sembra irrispettoso verso i protestanti?
«In svedese usiamo la parola konversion quando qualcuno passa a un’altra comunità religiosa. L’altra parola per conversione è omvändelse e si riferisce più a un cambiamento spirituale o morale della propria vita. Quindi non c’è davvero alcun problema».
In Svezia la Chiesa si confronta con una delle società più secolarizzate del mondo: nel suo episcopato di più di un quarto di secolo, che cosa si è rivelato più efficace per superare il muro dell’agnosticismo o dell’ateismo?
È importante ascoltare le persone, che spesso hanno un desiderio nascosto di valori spirituali e talvolta sono persino invidiose di chi possiede la fede. Non ci sono poi così tanti atei profondamente convinti. Più persone dicono di pregare di quante dicano di credere in Dio!
Negli Stati Uniti, l’81% dei sacerdoti ordinati quest’anno afferma che l’adorazione eucaristica ha avuto un ruolo importante nel loro cammino prima dell’ingresso in seminario. La devozione eucaristica può diventare anche in Europa una chiave di rinnovamento spirituale?
Sì, l’adorazione eucaristica e la preghiera silenziosa possono aiutare molte persone a crescere nella fede e anche ad aprirsi a una possibile vocazione.
C’è una storia di fede – o di conversione – che porta particolarmente nel cuore come pastore?
Ci sono moltissime storie di questo tipo. Una è piuttosto sorprendente: una donna luterana proveniente da un altro Paese, dove non poteva diventare ministro ordinato, è venuta in Svezia proprio per essere ordinata. Ma dopo alcuni anni si è convertita al cattolicesimo.
Il primo Papa agostiniano ha rilanciato la figura di un carmelitano scalzo, fra Lorenzo della Risurrezione con la sua Pratica della presenza di Dio. Che effetto le ha fatto?
Sono stato molto felice e grato che il Santo Padre abbia raccomandato fra Lorenzo. Ha significato molto per me e per molti cristiani qui in Svezia. Ho tradotto io i suoi scritti in svedese e cerco di aiutare le persone a seguire i suoi consigli e a vivere nella presenza di Dio.
Dopo un anno di questo pontificato, quali sono secondo lei gli ambiti più critici nella vita della Chiesa sui quali Leone XIV dovrebbe intervenire?
Non spetta a me dire a papa Leone come intervenire, ma penso che egli abbia già messo in luce con forza molte questioni urgenti: l’unità all’interno della Chiesa e la necessità di impegnarsi per un’umanità più unita, nella quale possano regnare pace e giustizia. Vuole anche che impariamo ad ascoltare lo Spirito Santo che parla a tutti noi nella Chiesa, per aiutarci a diventare un popolo più evangelizzatore e più santo, seguendo le orme di Gesù che venne ad annunciare la buona novella ai poveri.
A giugno si terrà un altro Concistoro straordinario: come è andato il primo? Le sembra che ci sia la possibilità di un dialogo autentico tra il Papa e i cardinali?
Sì, certamente. È stato molto bello vedere con quanta attenzione il Papa ascoltasse i cardinali e prendesse appunti su ciò che dicevamo durante l’ultimo Concistoro, anche quando non si trattava di qualcosa di particolarmente importante.
Pochi giorni fa, in Italia una giovane suora brasiliana di un nuovo ramo della famiglia carmelitana – i Carmelitani messaggeri dello Spirito Santo – è annegata salvando due consorelle finite in mare. Ha dato la vita per loro. Un’amica mi ha scritto: «Che invidia morire così». Lei come vorrebbe morire?
Spero di avere un po’ di tempo e la possibilità di abbandonarmi totalmente all’amore infinito di Dio e di ringraziarlo per la sua immensa gloria, ma spetta a Lui decidere come e quando sarà per me il momento di lasciare questa vita.
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