Meno strutture, ma più posti letto e servizi: così cambia l'ospitalità religiosa

Presentato il Rapporto 2026: in Italia 2.900 realtà, con 193mila posti letto. Nel Lazio la maggiore disponibilità. Rocchi: una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori
April 15, 2026
Meno strutture, ma più posti letto e servizi: così cambia l'ospitalità religiosa
Monastero di Sant'Erasmo, a Veroli (Frosinone) © Associazione Ospitalità religiosa italiana
Ci sono meno strutture, ma più posti letto e migliorano i servizi offerti nell’ospitalità religiosa italiana. A dimostrazione di un settore che cambia, si trasforma per cercare di offrire proposte sempre più adeguate al passo dei tempi e alle esigenze dei viaggiatori per soggiorni con motivi spirituali, turistici, studenteschi e lavorativi. È quanto emerge dal Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia, realizzato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Secondo i dati, nel 2026 le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% sul 2025 (erano 190.947).
«È una realtà in fase di riorganizzazione, quindi: il risultato è un sistema più selettivo nei numeri, ma più forte sul piano della capacità ricettiva, promosso tramite il portale ospitalitareligiosa.it e che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese», dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana che cura il portale ospitalitareligiosa.it, che mette in rete migliaia di Case per Ferie, conventi, monasteri, foresterie e strutture affini, facilitando l’incontro tra ospiti e strutture con un contatto diretto, senza intermediazione e senza commissioni.
Tra i tanti dati che emergono dal Rapporto, il Lazio continua a proporre la maggiore disponibilità con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto (oltre 21mila), Emilia Romagna (quasi 19mila) e Lombardia (16mila). È costante la risalita della capacità ricettiva, che era scesa fino a 180mila con la crisi pandemica. La Valle d’Aosta resta la regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione (un posto letto ogni 37 abitanti). Il WiFi è ormai disponibile nel 70% delle accoglienze (le altre lo evitano per scelta). Fra gli altri servizi molto diffusi, il parcheggio (il 70%) e il giardino (68%). Una fetta importante di strutture offre attività sportive, dal calcetto al tennis e la piscina. Una struttura su 4 si trova in montagna e il 44% permette l’autogestione.
«L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza – riprende Rocchi. I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona».
Anche per questo l'Associazione ha aderito allo slogan “World Tourism for Peace”, lanciato dal World Religious Tourism Network tramite il responsabile per l’Italia, Biagio Maimone. Un messaggio che richiama il valore del viaggio come occasione di dialogo, incontro tra culture e costruzione di relazioni pacifiche, e che ben si accorda con la vocazione dell’ospitalità religiosa e non-profit, da sempre orientata non solo all’accoglienza materiale, ma anche alla promozione di una convivenza più umana, rispettosa e solidale.

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