«La remigrazione è una ricetta ingannevole. E con le guerre gli arrivi aumenteranno»

In vista della manifestazione di sabato in piazza Duomo a Milano, interviene la direttrice di Caritas Ambrosiana, Erica Tossani. «La paura dello straniero non va condannata, ma le persone vanno aiutate ad abitare la complessità. La remigration? Gli Stati che la chiedono sono quelli che creano le condizioni per la crescita dei flussi migratori»
April 17, 2026
«La remigrazione è una ricetta ingannevole. E con le guerre gli arrivi aumenteranno»
Erica Tossani, direttrice di Caritas Ambrosiana con don Paolo Selmi
«Il tema della “remigrazione” ovvero del cacciare fuori gli immigrati dall’Italia fa molta presa perché acquieta le paure suscitate da un fenomeno complesso. I fatti, però, dimostrano che questo strumento, così come viene promesso, non è certamente capace di garantire quella sicurezza che sembra l’unico aspetto considerato riguardo all’immigrazione». Erica Tossani, 44 anni, da settembre direttrice di Caritas Ambrosiana con don Paolo Selmi boccia la manifestazione in programma sabato in piazza Duomo e rilancia su percorso di inclusione che generi vantaggi per tutti.
Dottoressa Tossani, come intervenire su questo tema?
Per garantire la sicurezza serve lavorare su politiche di integrazione reale. Oltre a una questione etica cristiana, c’è anche un diritto umano universalmente riconosciuto (contro cui si scontra un’impostazione come quella del concetto di “remigration”), che è il diritto sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sulla libertà di movimento. Poi c’è una contraddizione ancora più profonda. Gli Stati fautori della remigrazione sono proprio quelli che creano le condizioni perché le immigrazioni crescano. È vero che c’è un diritto a emigrare, ma c’è anche un diritto a restare, come ricordava Papa Francesco. È ovvio che se facciamo le guerre, contribuiamo al cambiamento climatico con l’inquinamento folle, continuiamo a sfruttare le risorse umane ed economiche di quei Paesi, creiamo le condizioni perché il flusso migratorio non solo non si arresti, ma cresca sempre più. Ora, dopo queste guerre in Libano, Palestina e Iran, ci aspettiamo nel futuro prossimo, immigrazioni da tutti i Paesi mediorientali.
Tra le persone però c’è paura che spesso porta a seguire certe derive.
La paura non va condannata. C’è una paura naturale e legittima. L’operazione della Caritas e insieme della Chiesa è quella di aiutare le persone ad abitare questa complessità senza cercare ricette facili ma ingannevoli. Oggi la paura la fa da padrona e tanti movimenti populisti, sfruttandola, danno l’illusione del controllo.
La paura abita anche nelle nostre comunità…
Non facciamo bene anche quando “ipersemplifichiamo”. Non tutto è rose e fiori. Ci sono questioni serie che vanno affrontate. Le semplificazioni sono pericolose, sempre. Dobbiamo aiutare chi incontriamo a contestualizzare. A capire che ci sono problemi da affrontare (e che nessuno può fare sparire) ma che ci sono anche opportunità che se sfruttate possono portare un reale bene comune.
Quali sono in questo momento a Milano i problemi principali che dovete affrontare?
La popolazione immigrata che incontra Caritas è in costante aumento. Soprattutto quella di persone irregolari senza permesso di soggiorno, anche a causa di strumenti legislativi (basti pensare alla legge Bossi-Fini) ampiamente insufficienti). Questo vuol dire che una fetta sempre più ampia di popolazione resta nella precarietà e nell’invisibilità, con tutto quello che questo comporta. Cioè l’impossibilità di vedere riconosciuti i propri diritti (dalla casa alla scuola, fino alla salute), che a cascata generano le condizioni per problemi futuri. La situazione rivela l’insufficienza della normativa attuale: le procedure e i tempi di attesa sono infatti lunghissimi. Senza contare il fatto che a Milano si è visto un aumento esponenziale di popolazioni migranti che fino a qualche tempo fa erano minoritarie. Per esempio, oggi quasi un migrante su quattro incontrato da Caritas a Milano, è peruviano. Negli ultimi quattro anni la presenza di persone extracomunitarie irregolari nella nostra diocesi è quasi quadruplicata.
Quali misure sono necessarie?
È un dato di fatto che la popolazione migrante stia sopperendo a tanti nostri vulnus importanti. Dall’inverno demografico italiano ed europeo, all’occupazione e al fabbisogno di manodopera. Il fenomeno migratorio andrebbe guardato nel suo complesso: aiuterebbe a costruire politiche che potrebbero anche far leva sulle opportunità generate sia per il Paese di origine, sia per quello di destinazione. C’è necessità di investire in politiche di inclusione sociale, a partire dalla scolarizzazione, dal diritto di cittadinanza e anche creare canali e strumenti di immigrazione regolare. In base al decreto flussi nel 2025 erano stati programmati 181.450 ingressi regolari. Alla fine sono stati rilasciati permessi regolari di soggiorno per 14.349 persone.

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