Tecnologie IA per i credenti: un mercato interreligioso
Suscita diverse domande il proliferare, in tutto il mondo, degli strumenti di Intelligenza artificiale offerti, perlopiù a pagamento, come nutrimento della spiritualità
«Dal BuddhaBot alla chat da 1,99 dollari con Gesù-IA, ecco il boom delle tecnologie che fanno riferimento alle fedi». Con questo titolo l’agenzia internazionale “Associated Press” (AP - bit.ly/3OGHMG7) presenta un’ampia ricognizione di Krysta Fauria (con la collaborazione di Jessie Wardawski) su come il mercato dell’Intelligenza artificiale va espandendosi per lucrare sugli adepti delle varie religioni. La ripercorro per i lettori di “Avvenire” sottolineando le affermazioni e i riferimenti che mi paiono più significativi. A cominciare dalle idee di Beth Singler (bit.ly/426jecH), un’antropologa inglese che studia e insegna all’Università di Zurigo “Digital Religion(s)”. Secondo questa ricercatrice, più l’IA penetra nella società, tanto più preoccupa il suo impatto sulla salute mentale (ad esempio, si registrano suicidi connessi all’utilizzo di certi chatbot) e si avverte la necessità di regolamentarla. Mentre non è chiaro in quale misura le persone stiano attualmente usando strumenti di IA a tema religioso, aggiunge Singler, in tutte le fedi le persone «si stanno ponendo domande di ampia portata filosofica sul tipo di ruolo che l’IA dovrebbe svolgere nella religione, ammesso che ce ne sia uno»; frattanto «alcuni modelli sono stati chiusi o rivisti perché hanno generato disinformazione, oppure hanno sollevato preoccupazioni sulla privacy», e in ambito musulmano c’è anche chi sostiene che l’IA andrebbe «proibita», sulla base dell’aniconismo che caratterizza l’islam.
L’articolo dell’AP offre maggiori riferimenti riguardo al buddhismo. Riporta che Peter Herschock (bit.ly/4sGCNDs), esperto in materia di IA e di filosofie orientali presso l’East-West Center di Honolulu, in quanto buddhista praticante trova che la relazione tra spiritualità e IA possa essere inquietante: «La perfezione dello sforzo è fondamentale per la spiritualità buddhista», perciò «il fatto che sia un’IA a dirti: “Puoi arrivare ovunque tu voglia, anche al tuo vertice spirituale” è pericoloso». Ciò spiega perché il bot Emi Jido, un “monaco buddhista”, sia ancora in sviluppo presso l’azienda “BeingAI” che lo ha creato. È stato commissionato da Roshi Jundo Cohen, monaco zen, che lo sta addestrando con l’obiettivo che diventi «solo un maestro zen tascabile», mentre l’azienda produttrice chiarisce che, come i bambini, i bot di IA vanno formati con dei valori prima di essere mandati «per il mondo». Sono invece disponibili BuddhaBot e la sua evoluzione, ancora sperimentale, BuddhaBot Plus, di cui ha parlato anche “Asianews” (bit.ly/48SfCyK), addestrati sulle prime scritture buddhiste e su ChatGPT: quando li si interroga, appare una semplice icona di Buddha che si libra sull’immagine di un fiume che scorre. Dovrebbe ovviare alla mancanza di fisicità, cruciale per il rituale buddhista, di questi suoi predecessori Buddharoid (recentemente annunciato: in Italia ne ha riferito l’agenzia Askanews (bit.ly/4tSrmt8), un monaco robot umanoide destinato ad aiutare il clero.
E veniamo alle IA rivolte ai cristiani. A ribadire la prudenza con la quale ci si rende conto che vadano accostate IA che elaborano contenuti della Bibbia e del magistero la Fauria cita le preoccupazioni di Matthew Sanders di Longbeard, produttrice di Magisterium AI (ne ho già parlato su WikiChiesa bit.ly/4cNgmHP), il quale segnala che vi sono aziende che applicano un’interfaccia rivolta agli utenti religiosi su un modello di IA preesistente, quindi non formato su testi religiosi specifici. Da parte sua Cameron Pak (bit.ly/4cuqrbg), informatico cristiano, ha sviluppato alcuni criteri per aiutare i credenti a interrogare questo tipo di App, tra i quali appare fondamentale che siano chiaramente identificabili come IA e che non pretendano di pregare per gli utenti, e offre servizi corrispondenti a questi standard. Invece sulla piattaforma “Just Like Me” l’IA “Jesus” (bit.ly/4vxnDmn) è solo uno tra i vari “coach” artificiali, esperti in salute, psicologia, economia, spettacolo, messi a disposizione degli utenti. Li si può provare per due minuti, poi diventano a pagamento: per tre quarti d’ora al mese l’avatar di Gesù costa 49,99 dollari. Addestrato sulla King James Bible e su vari sermoni, ha sembianze simili all’attore Jonathan Roumie (The Chosen) ed è capace di ricordare le conversazioni. L’AP l’ha interrogato sulla relazione tra IA e religione e lui ha risposto che vede l’IA «come una lampada che illumina un sentiero mentre camminiamo con Dio». Peccato che, per tenerla accesa, si debba pagare una cospicua bolletta.
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