Sui social si possono risvegliare le vocazioni?

Un gruppo di addetti ai lavori è convinto che l’ambiente digitale possa rappresentare per le famiglie religiose un luogo in cui far conoscere il proprio carisma
April 4, 2026
Sui social si possono risvegliare le vocazioni?
Gabriel López Santamaría, Carolina Romero, Patrizia Morgante, José Enrique García Rizo e Marta González
Non dispongo di statistiche, ma in base alla mia esperienza di inviato di questo giornale nell’infosfera ecclesiale mi pare che presbiteri, religiose e religiosi siano maggioritari, rispetto ai fedeli laici, tra chi pratica la missione digitale. Se scorro i 51 ritratti pubblicati sino a oggi nella pagina dei “Missionari digitali” che aggiorno quindicinalmente sul sito di “Avvenire” (bit.ly/4bxKHtA), la squadra degli ordinati e consacrati vince la partita con quella dei semplici battezzati con il punteggio di 31 a 20. Non necessariamente, tuttavia, questi autori portano avanti, nei loro post, una qualche forma di pastorale vocazionale. La loro spesso è una forma di pre-evangelizzazione, il seme di un primo annuncio gettato negli sterminati terreni della Rete: nel migliore dei casi si può pensare che la testimonianza che offrono, in quanto tale, sia così credibile e attraente da indurre qualcuno dei follower non solo ad avvicinarsi al Vangelo, ma a conoscere meglio lo stato di vita che essi hanno scelto. Una recente iniziativa dell’agenzia spagnola “Católicos en Red” ha convocato invece una cinquantina di famiglie religiose, in presenza a Toledo dal 20 al 22 marzo oppure collegate online nelle persone dei loro responsabili della comunicazione, a dibattere con quattro esperti sul tema “Vieni e vedi: risvegliare la vocazione nell’era digitale”, ovvero su come comunicare oggi la vocazione e la vita consacrata con autenticità, prossimità e significatività.
 Vediamo prima di tutto chi sono gli esperti scelti. Gabriel López Santamaría è il padrone di casa. Spagnolo, 49 anni, laico, formazione multidisciplinare, nel 2016 fonda “Católicos en Red” (servizi di marketing, comunicazione e fundraising alle organizzazioni cattoliche) e dal 2025 promuove il “Club dei Samaritani”. Crede che nella comunicazione religiosa il digitale porti una «rivoluzione» (bit.ly/3CC8nOI). José Enrique García Rizo, anche lui spagnolo, claretiano, ha studiato giornalismo nel Missouri e comunicazione istituzionale della Chiesa a Roma. In cima ai suoi molteplici impegni nel ramo c’è l’incarico di portavoce internazionale della sua congregazione e sul suo profilo Linkedin (bit.ly/4seQadX) il motto è «Comunicare la buona notizia nel XXI secolo». Patrizia Morgante, italiana, 58 anni, laica, ha alle spalle una vasta esperienza in ambito educativo e formativo. È stata a lungo responsabile della comunicazione dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG); attualmente si propone come consulente negli ambiti della facilitazione, della comunicazione digitale e della formazione (bit.ly/3NNGU26). Marta González, spagnola, 29 anni, monaca benedettina, è attiva sui social, dove si identifica come youtuber e missionaria digitale. Il motto di “Sor Marta”, il suo canale da 116mila iscritti (bit.ly/4lYrUv4), è «Conosci la vita in un monastero e la Chiesa come non le avevi mai viste»; è attiva anche su Instagram (183mila follower) e TikTok (199mila follower).
In base al resoconto firmato dagli organizzatori di “Católicos en Red” su “Religión digital” (bit.ly/4s3ymlH), i partecipanti hanno percorso un cammino scandito da quattro tappe: «spiritualità, audit, discernimento e pianificazione», in vista di un «piano di comunicazione vocazionale concreto e adattato alla loro realtà». L’idea di fondo emersa dalle due giornate, di cui Patrizia Morgante sul suo account Instagram (bit.ly/4clQ8vK) ha pubblicato gli highlights, è riassunta dalla formula: «Non comunichiamo per riempire gli spazi, ma per aprire strade», ovvero dalla convinzione «che la comunicazione vocazionale non può essere ridotta a campagne o contenuti specifici, ma deve essere intesa come un processo di accompagnamento, in cui il digitale e il faccia a faccia si integrano al servizio delle persone». È stato anche delineato un ruolo specifico, quello dell’“insider vocazionale”: «Una o più persone specifiche che, dall'interno della comunità, rendano visibile il carisma nell'ambiente digitale». In tale prospettiva il contributo di suor Marta González è stato quello più rilevante: «Ha mostrato come sia possibile comunicare fedelmente la vita comunitaria, con autenticità, confini chiari e senso di missione». La proposta di «un volto che accompagna, che ascolta e che rende comprensibile uno stile di vita che, altrimenti, rimarrebbe invisibile», secondo “Católicos en Red”, permetterebbe di «umanizzare la vita consacrata, generare fiducia e aprire una prima soglia di incontro per coloro che iniziano a porsi domande vocazionali».

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