Don Fiscer, parroco social "trapiantato" in Diocesi
A Genova il sacerdote porterà al livello diocesano la sua positiva esperienza di comunicazione del Vangelo nell’ambiente digitale. Le reazioni sui media generalisti e nella sua parrocchia

Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, recita un noto detto. Nel caso che sto per commentare si tratta di quelle piante del ministero presbiterale che stanno mettendo radici nel terreno digitale. Un albero è fragorosamente (in senso mediatico) caduto di recente, quello di don Alberto Ravagnani. Ora invece ce n’è uno cresciuto così bene, a giudizio del suo vescovo, da essere trapiantato nel giardino diocesano, ed è quello di don Roberto Fiscer. I lettori di “Avvenire” hanno incontrato don Fiscer anche di recente, quando Matteo Liut l’ha intervistato sul suo modo di intendere lo “stare da prete sui social”; in questa rubrica io pure ne ho parlato più di una volta, dedicandogli inoltre una puntata di “Missionari digitali”. Riassumo: è genovese, ha 50 anni, è prete dal 2006 e parroco dal 2017 della Santissima Annunziata del Chiappeto, quartiere Borgoratti. Ha 800mila follower su TikTok e quasi 300mila su Instagram; è inoltre l’anima di “Radio tra le note”, che trasmette dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. La sera del 10 maggio (cito da Facebook), don Fiscer ha annunciato di aver ricevuto dal vescovo mons. Marco Tasca un «nuovo incarico» che lo vedrà «impegnato in un servizio diocesano dedicato alla comunicazione e all’evangelizzazione, soprattutto attraverso i social e i nuovi strumenti di comunicazione per raccontare quanto è bella la Chiesa». La radio «continuerà a parlare attraverso le sue note», tenendolo ancor più vicino «all’esperienza dell’ospedale Gaslini».
La notizia è che in una grande diocesi un prete molto presente sui social viene valorizzato chiedendogli di trasferire al livello diocesano la sua positiva esperienza di comunicazione del Vangelo nell’ambiente digitale, e la rassegna stampa generalista così la riferisce. Ma essa rimane circoscritta all’ambito locale (qui il “Il Secolo XIX”): niente a che vedere con i fiumi di parole che sono scorsi quando don Ravagnani ha annunciato di voler abbandonare il ministero. Ho trovato un’eccezione: sul sito del “Corriere della Sera”, sezione “Login: tecnologia, innovazione, scienza”, Saverio Alloggio racconta il fatto valorizzandolo come «una scelta insolita nel panorama ecclesiastico italiano, ovvero non costruire dall'esterno una macchina comunicativa, bensì scommettere su un prete che quella macchina già la padroneggia, con un seguito organico costruito in anni di lavoro autentico e senza strategie di marketing alle spalle». Tuttavia, volendo constestualizzare tale scelta entro il «rapporto tra Chiesa cattolica e comunicazione digitale in Italia», l’autore sentenzia con eccessiva severità che «le diocesi italiane hanno affrontato quasi tutte il tema in modo difensivo: pagine social gestite con discontinuità, contenuti anonimi, rare eccezioni di qualità in un panorama generalmente opaco». La realtà, come è noto, non è così desolata.
Il nuovo servizio di don Fiscer inizierà a settembre: non sappiamo dunque in cosa concretamente si espliciterà, al di là del consolidato lavoro per “Radio tra le note”, che è già emittente diocesana. Dubito che ne conseguirà un minore impegno personale sui propri account. Certo, lasciando la parrocchia del Chiappeto egli perde i formidabili co-protagonisti di molti dei suoi video, cioè i ragazzi dei vari gruppi. Ma dal comunicato-stampa dell’Ufficio comunicazioni sociali si apprende che «continuando a dedicarsi al progetto di comunicazioni sociali in diocesi, in coordinamento con l’ufficio diocesano», don Roberto Fiscer «sarà trasferito nella costituenda Fraternità di Parrocchie di Quarto», dove aiuterà nella pastorale il parroco moderatore: ovvero non perderà il contatto diretto con le comunità parrocchiali. I frutti che esso ha portato in lui e nei fedeli di cui si è preso cura sono testimoniati dalle espressioni commosse che ha loro rivolto comunicando il trasferimento, «lascio una comunità che resterà per sempre la mia famiglia e che le mie parole non possono descrivere», dalle immagini con cui le ha accompagnate e ancor più dal tenore delle migliaia di reazioni suscitate su tutti i social sui quali è attivo. Ne cito uno per tutti: «I semi che hai piantato porteranno frutti. Adesso c'è bisogno in ambiti più grandi per avere maggiore risonanza e tu sei la persona adatta. Sicuramente chi ti ha incontrato al Chiappeto (così come in ogni realtà) ti rimpiange e non ti dimenticherà mai, perché sai farti piccolo con i piccoli... ed essere sale & luce…».
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