Attenti alle notizie false che sfruttano la santità di Carlo Acutis
Da un post non credibile letto per caso a un canale che afferma e smentisce la verità dei propri contenuti: così in Rete si specula su un popolare santo del nostro tempo

Incontro il sedicente «Antonio Benedetti», «direttore di pompe funebri», mentre scorro il diario di Facebook senza intenti professionali. Nel post, comparso il 20 aprile su una pagina in italiano denominata “Phillips-allen Graves Graceu” (bit.ly/41JPMcv), costui racconta di aver ricevuto, a suo tempo, l’incarico di preparare il corpo del futuro san Carlo Acutis nelle ore successive alla morte (ottobre 2006), e di non aver mai assistito prima a «niente di simile». La narrazione si prolunga in dettagli non significativi fino a che non si viene invitati a trasferirsi, per leggerne la «seconda parte» con i presumibili contenuti soprannaturali, sul sito “Redworld.feji.io”, di cui si offre il link (bit.ly/42snbZj). Ma già una delle immagini che accompagnano il racconto suscita, in me e in qualcuno dei commenti, perplessità, giacché nei panni del signor Benedetti si riconosce l’attore De Niro. Mi metto al lavoro e vedo che l’AI Overview proposta da Google descrive il sito suddetto, per una volta, in modo affidabile: «Ospita contenuti sensazionalistici in lingua italiana, spesso pensati per stimolare l'interazione sui social media. Il sito si concentra principalmente su narrazioni politiche provocatorie e storie drammatiche ed emotive, piuttosto che su notizie verificate», e anche: «È una “content farm” che utilizza tecniche clickbait» e «ricorre a titoli a effetto e a tematiche religiose per stimolare il coinvolgimento degli utenti, proponendo spesso contenuti pensati per suscitare reazioni forti nei lettori».
Continuando a cercare trovo che il racconto traduce e trascrive il parlato di un video in inglese caricato il 21 gennaio sul canale YouTube “Beyond True Wonders” (bit.ly/4mL1ugu), nome che tradotto suona, con una ben celata onestà, “Meraviglie al di là del vero”. È aperto dal novembre 2025, ha base in Turchia, ha oltre 8mila iscritti e ospita finora 93 video, nei quali tutti è coinvolto san Carlo Acutis. Si autodefinisce «uno spazio in cui testimonianze REALI rivelano il potere soprannaturale di Dio»; promette «storie di trasformazione, miracoli inspiegabili e una fede incrollabile che cambieranno per sempre il tuo modo di vedere le cose», aggiungendo che «ogni testimonianza è confermata da più testimoni». Ma il “disclaimer” posto in calce a ciascun video dice tutt’altro: «Questo video è una narrazione romanzata di ispirazione religiosa», in cui ciascun personaggio (compreso quindi Antonio Benedetti) «è immaginario, creato a fini narrativi. Tutti gli eventi, le date, i dialoghi e i racconti personali presentati in questo video sono drammatizzazioni narrative e non rappresentano eventi storici verificati né la testimonianza di alcun individuo reale. I miracoli e le guarigioni attribuiti al beato Carlo Acutis, attualmente oggetto di un'indagine formale da parte del Vaticano, non c’entrano con [lett: “are separate from”] gli eventi qui descritti. Questo contenuto è destinato esclusivamente a costituire una fonte d’ispirazione e ad alimentare la devozione. Se ne sconsiglia la visione a un pubblico sensibile».
I dati che ho riportato parlano da soli, ma credo sia utile sottolinearne due aspetti. Il primo riguarda la scelta del nome e della santità di Carlo Acutis come esca per attrarre visitatori sui siti e sui social citati. È evidente che si specula sulla popolarità, anche digitale, della sua figura, ed è altrettanto evidente che contro tali speculazioni né la famiglia, né l’associazione ufficiale, né la Chiesa che l’ha canonizzato possono intervenire efficacemente. La storia della spiritualità non è nuova a questi fenomeni, e certo l’era della comunicazione di massa li favorisce in nuove, infinite forme. Ma ogni sincero credente non può che provare sofferenza e sdegno nel vedere così palesemente contraffatti “vita, morte e miracoli” di un santo del nostro tempo e le tante testimonianze autentiche su di lui, profittando di un bisogno di speranza che non ha confini. Il secondo riguarda la grossolanità di questi prodotti. Non bastasse l’evidenza di testi e immagini, ci sono le informazioni su di essi che si trovano nella stessa Rete che ce li fa incontrare. È sufficiente fare un solo, piccolo passo in più della semplice fruizione per trovarle e così non contribuire alla circolazione di questi artefatti. Acquistare una falsa borsa “firmata” su un banchetto danneggia il marchio che la produce ma forse accontenta la nostra vanità; cliccare e condividere una falsa storia di fede accontenta solo chi l’ha messa in vendita, per quattro soldi, sul mercato del “credere”.
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