Smart working, sconti sui mezzi pubblici, esercitazioni: l'Europa alla sfida della guerra nel Golfo
Il testi di “mutua assistenza” avverrà prima a livello di ambasciatori e poi dei ministri a maggio. Il 22 verrà presentato il piano per risparmiare luce, gas e carburante. Nessun accenno alla tassa sugli extraprofitti

L’Unione Europea inizia a ragionare concretamente in ottica comune, sul fronte della politica energetica alla luce dell’aumento del costo delle fonti che rischia di prender sempre più piede nei prossimi mesi. Ma soprattutto, ed è la prima volta, sul piano della difesa comune. L’Europa, infatti, si sta preparando a testare la clausola di “mutua assistenza” attraverso una «simulazione di guerra» per un attacco ibrido. Una ipotesi che ha preso sempre più corpo dopo la crisi in Medio Oriente e le minacce di Donald Trump alla Groenlandia. L’idea è quella di condurre a inizio maggio «un’esercitazione pratica» a livello degli ambasciatori a Bruxelles dei Ventisette, prima di un’altra esercitazione, questa volta a livello di ministri. Nel campo dell’energia, l’Europa sta lavorando ad un piano, il “Save Energy Eu”, che verrà presentato il 22 aprile per combattere il “caro-costi”. Tra le misure ipotizzate c’è l’aumento del telelavoro, con almeno un giorno a settimana da remoto e l’obbligo nel settore pubblico, ove possibile; nei trasporti, si suggerisce la riduzione dei limiti di velocità, la promozione del trasporto pubblico e della ferrovia (con riduzione o azzeramento dei prezzi per categorie vulnerabili e incentivi per biglietti ferroviari) e altre alternative all’auto. Per il riscaldamento, la Commissione punta sulle riduzioni volontarie dei consumi e suggerisce di regolare impostazioni di caldaie e climatizzazione, evitando consumi in stanze inutilizzate o mantenendo la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 60° C; regolare temperatura e illuminazione negli edifici e negli spazi pubblici (con il passaggio a L e sistemi intelligenti). Per aiutare le famiglie più vulnerabili, l’ipotesi è quella di adottare «misure di emergenza come voucher, schemi di leasing sociale e finanziamenti agevolati per tecnologie pulite ed efficienti». Inoltre si sta pensando di usare le flessibilità del Recovery fund e dei Fondi di coesione per sostenere cittadini e imprese che intendono attivare misure per attenuare l’impatto dei prezzi. Nessun riferimento, invece, a una tassa sugli extraprofitti delle società del settore, che nei giorni scorsi ha visto l’Italia guidare un fronte di 5 Paesi che chiedono un intervento in tal senso.
In parallelo a questo piano, si ragiona sulla clausola di mutua assistenza tra i 27 Stati membri: prevista dall’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea, stabilisce infatti che se un Paese membro è “vittima di un’aggressione armata sul proprio territorio, gli altri membri devono fornire aiuto e assistenza con tutti i mezzi a loro disposizione”. «Stiamo esaminando gli aspetti pratici per capire come si svilupperebbe, nella realtà, l’attivazione di quest’articolo», spiega un alto funzionario europeo. Un dossier che verrà affrontato dai 27 al vertice informale di Cipro, la prossima settimana. L'esercitazione si baserà su uno scenario di crisi dovuta ad «un’azione esterna», s’ipotizza una «minaccia dall’Est». Negli ultimi mesi molti Paesi europei si stanno muovendo in questa direzione. Nei giorni scorsi sulla costa lettone del Baltico è iniziata “Fortes 26”, un'esercitazione militare internazionale dedicata a migliorare la cooperazione della marina lettone con le forze di terra e l'aeronautica. All'esercitazione, che si concluderà il prossimo 19 agosto, parteciperanno anche forze armate appartenenti ai Paesi della Nato di stanza in Lettonia. A dicembre, invece, in Germania è stato simulato un attacco della Russia all’Europa con la partecipazione di 16 ex alti funzionari tedeschi e della Nato, legislatori e esperti di sicurezza.
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