«Il prossimo 2 giugno la sfilata venga aperta da insegnanti, medici, lavoratori e volontari»
L'appello della società civile su Avvenire: la Festa della Repubblica si celebri con una modalità alternativa a quella della consueta parata militare con l'esposizione delle armi. Soprattutto in una fase in cui si pratica la politica della forza

Caro Direttore, nello scenario sempre più inquietante di guerre senza fine, vogliamo lanciare a partire dal giornale che dirige un invito rivolto ai responsabili delle istituzioni, e in primis al Presidente della Repubblica quale custode della Costituzione, e all’intera società civile italiana. Il prossimo 2 giugno 2026 ricorrono gli 80 anni dal referendum istituzionale del 1946, che ha sancito la nascita della Repubblica Italiana e il primo voto esteso alle donne.
Questo anniversario cade nel pieno di una fase epocale segnata dal prevalere, teorizzato e praticato, della politica della forza. Il preteso ordine di un mondo sempre più attraversato da stragi senza fine richiede una risposta coerente da parte della Repubblica Italiana che ripudia la guerra "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Il caposaldo dell’articolo 11 della nostra Costituzione ha permesso finora di respingere la richiesta di coinvolgimento diretto nel conflitto armato, mosso da Israele e Usa contro l’Iran, facendo riferimento alla chiarezza del testo secondo cui la Repubblica "consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".
Il nostro Paese è chiamato a svolgere perciò un ruolo centrale nel far riconoscere il compito insostituibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel momento in cui appare sempre più possibile, con l’avanzare dello spettro nucleare, quanto prefigurato a Ginevra da Giorgio La Pira il 12 aprile 1954: "La distruzione simultanea delle città essenziali può essere compiuta in pochi secondi!". (Discorso rivolto all’Assemblea della Croce Rossa Internazionale). È venuto il tempo, quindi, che la festa della Repubblica democratica fondata sul lavoro sia celebrata, senza divisioni, con una modalità alternativa a quella della consueta parata militare che prevede l’esposizione delle armi.
Coerentemente con ciò che storicamente ha significato il 2 giugno: la data in cui il popolo italiano - i cittadini e le cittadine - hanno messo da parte la violenza e col voto democratico hanno deciso quale doveva essere il loro futuro istituzionale. Vogliamo proporre che la Festa della Repubblica sia una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria in coerenza con la ricerca di quell’ordine internazionale garantito dall’Onu. In un mondo che sembra assuefatto dell'inevitabilità della guerra l’Italia, con Roma città eterna, può offrire un segnale di speranza per l’umanità intera.
Luigino Bruni, docente universitario di Economia
Livia Cadei, docente universitaria di Pedagogia
Carlo Cefaloni, giornalista
Elena Granata, docente universitaria di Urbanistica
Tommaso Greco, docente universitario di Filosofia del diritto
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