«Era mia nonna»: il racconto di Francesca Russo, nipote di una Madre Costituente

Docente di Storia del pensiero politico a Napoli, la professoressa è nipote di Maria de Unterrichter e figlia di Rosa Russo Jervolino: il segreto di quella generazione? Il coraggio e una visione di futuro
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June 3, 2026
«Era mia nonna»: il racconto di Francesca Russo, nipote di una Madre Costituente
Francesca Russo con la madre Rosa Russo Jervolino / per gentile concessione di Francesca Russo
Il 2 giugno 1946 per la prima volta in Italia le donne ebbero diritto al voto attivo e passivo in una consultazione nazionale (ad aprile c’erano state le prime elezioni aministrative). All’Assemblea Costituente furono elette appena 21 donne su 556. Rappresentarono quasi tutte le regioni d’Italia e tutte avevano storie di impegno politico antifascista: alcune militanti nella resistenza, altre nell’associazionismo. Alcune erano state esuli, altre in prigione. Nove erano comuniste: Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei,Angiola Minelli, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi. Altrettante le democristiane: Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Agamben Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio. Due lo socialiste: Bianca Bianchi e Lina Merlin. E infine Ottavia Penna del Fronte dell’Uomo Qualunque. I giornali - e anche tanti colleghi - si dilungarono sul loro aspetto fisico, sull’abbigliamento e sull’acconciatura ma loro lottarono perché si riconoscessero le capacità e la preparazione. Una di loro, Ottavia Buscemi Penna, fu candidata provocatoriamente per la carica di capo di provvisorio dello Stato. Cinque di loro Agamben Federici, Iotti, Noce, Merlin e Penna) entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di redigere il piano generale della Costituzione.
Non uno, ma addirittura due nonni Costituenti, una delle coppie di mariti e mogli elette insieme il 2 giugno 1946. E poi una mamma più volte ministra e prima (e unica) sindaca della sua città, Napoli. Francesca Russo, nipote di Maria de Unterrichter e di Angelo Raffaele Jervolino, figlia di Rosa Russo Jervolino, insegna Storia del pensiero politico all’Università suor Orsola Benincasa di Napoli: racconta con affetto la sua infanzia e la sua adolescenza in una casa in cui l’impegno politico e sociale era pane quotidiano. E riflette sull’eredità delle donne della sua famiglia. A partire dalla nonna, nata nel 1902 nell’Alta Val di Sole, insegnante, pedagogista, presidente degli universitari cattolici della Fuci, deputata fino al 1963 per la Dc, membro di diverse Commissione parlamentari, sottosegretaria e presidente dell’Opera Nazionale Montessori fino alla sua morte, nel 1975.
Maria de Unterrichter / per gentile concessione di Francesca Russo
Maria de Unterrichter / per gentile concessione di Francesca Russo
Professoressa Russo, che nonni sono stati i suoi?
Ricordo poco la nonna, avevo solo 3 anni quando è morta. Il nonno era molto serio e molto dolce. Serio perché gli piaceva rievocare con noi nipoti il suo impegno antifascista; era anche molto attento alla nostra formazione religiosa. Ma da buon napoletano era anche dolce e giocoso. Con lui ricordo lunghe partite a carte.
Come nipote e poi come figlia aveva la consapevolezza di appartenere a una famiglia speciale?
Eravamo una famiglia normale. Con la particolarità, questo sì, che mia madre lavorava tantissimo e questo obiettivamente per la mia generazione non era consueto. Io ne andavo molto fiera.
Qual è la cosa che lei vorrebbe che si ricordasse di questa donna eccezionale che è stata sua nonna?
Soprattutto che è stata capace di attraversare tante culture. Un fatto inedito per una donna nata nel 1902, in una famiglia bilingue, con una dimensione mitteleuropea che le ha fatto maturare una grande attenzione al dialogo culturale e ha segnato il suo impegno di vita e la fiducia assoluta nella formazione. Era anche una convinta pacifista. Parlava moltissime lingue e questo la metteva in grado di dialogare con chiunque.
Se dovesse scegliere una sola parola?
Coraggio. Una giovane donna eletta alla presidenza della Federazione universitaria cattolica negli anni del regime... Quindi sì, indubbiamente il coraggio.
Le 21 donne elette alla Costituente avevano provenienze politiche e storie diverse: comuniste, socialiste, democristiane, una dell’Uomo Qualunque. Si può dire che erano accomunate da una grande attenzione all’avanzamento delle donne?
Questo è stato il contributo fondamentale, essenziale, indispensabile delle 21 Madri Costituenti. Mia nonna fu l’unica donna cattolica che, insieme alle laiche e marxiste, a partecipare al Congresso delle donne dell’Europa liberata, nel 1945 a Parigi. Aveva una capacità straordinaria di guardare al futuro e di dialogare a vantaggio dei diritti di tutti.
La capacità di dialogo è di per sé una caratteristica femminile, non crede?
Di quella generazione senz’altro. Purtroppo tra le donne impegnate in politica oggi questo aspetto va recuperato, perché mi pare che l'egocentrismo si sia un po' sostituito all’attitudine a fare rete, cosa che invece le donne della Costituente e dei primi decenni della storia repubblicana avevano.
Nella sua famiglia poi l’impegno politico si è tramandato in sua madre, Rosa Russo Jervolino: prima ministra dell’Interno, prima e unica sindaca di Napoli… In che modo per sua madre è stato un passo “obbligato” dalla storia familiare?
Credo che per mia madre la scelta di un impegno in politica sia stata naturale. Lei è nata nel 1936, ha vissuto il bombardamento di Napoli e il trasferimento della famiglia a Roma dopo la fine della guerra per partecipare alla Costituente. Penso che sia stato abbastanza naturale per lei mettersi nella scia dell’impegno dei suoi genitori. Dopo aver lavorato per molti anni nella pubblica amministrazione, quando le condizioni della vita gliel’hanno concesso è passata molto volentieri all’attivismo politico.
In che modo sua nonna prima e sua mamma poi sono state modelli di ruolo anche per altre donne? In fondo, entrambe hanno infranto parecchi soffitti di cristallo…
Tempo fa una collega mi fece notare che se per me mamma e nonna restano due persone normali, forse sottovalutavo quanto nella storia collettiva d’Italia siano state importanti, insieme alle altre 20 madri costituenti e ad altre figure straordinarie degli anni successivi, per cambiare l'immagine del femminile nel nostro Paese.
È stato facile, per sua nonna e sua madre, farsi ascoltare in un mondo ancora molto maschile?
Beh, ricordo lo scetticismo, e talvolta addirittura l'ilarità che accompagnò mia madre durante la sua carriera politica. Da ministra dell’Interno, qualcuno pensava che avrebbe dovuto solo tagliare nastri. Ovviamente lei è stata tutt’altro, ma credo che questo abbia contribuito a non farla restare troppo a lungo.
Ci mancano donne come le 21 madri costituenti?
Sì, tantissimo. Come docente capisco che mancano tanto anche alle giovani di oggi, che non le conoscono affatto e appena ne sentono parlare ne rimangono affascinate. C'è bisogno di modelli, non esclusivamente femminili, che riaccendano la speranza e che lavorino per costruirla. Proprio come fecero loro.
Delle donne ai vertici della politica attuale cosa dice?
Penso che negli ultimi anni l’enfasi sulla leadership abbia offuscato il senso della dimensione plurale dell’impegno. Se l’obiettivo è quello di arrivare a una parità sostanziale tra i sessi, bisogna camminare insieme. Le Madri Costituenti riuscirono a farlo.

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