Cassette di sicurezza svaligiate. E ora che succede?

Dopo la rapina al Crédit Agricole di Napoli i clienti chiedono risarcimenti. Ma se la banca non conosce il contenuto depositato, cosa avviene?
April 17, 2026
Cassette di sicurezza svaligiate. E ora che succede?
Fila dei possessori delle cassette di sicurezza e correntisti davanti alla filiale Crédite Agricole di Napoli/ ANSA
Si è scatenata una caccia all'uomo alla ricerca dei banditi, almeno tre, che giovedì hanno compiuto una clamorosa rapina alla filiale del Crédit Agricole di piazza Medaglie d'Oro nel quartiere del Vomero a Napoli. I rapinatori dopo aver scassinato e portato via diverse decine di cassette di sicurezza si sono dileguati allontanandosi nelle fogne. 25 tra dipendenti e clienti sono stati tenuti in ostaggio dai banditi che avevano il volto coperto da maschere che alcuni hanno ricondotto al volto di attori cinematografici. Il contenuto del bottino è noto solo ai possessori. Perché la banca, per una questione di riservatezza, non è tenuta a chiedere ai clienti notizie sul contenuto di quanto viene depositato.
Ma allora, che succede in caso di rapina? Come si fa a ottenere il risarcimento? E in che misura la banca paga? L’articolo 1.839 del Codice Civile stabilisce che la banca è responsabile per la sicurezza dei locali e l’integrità della cassetta. Ma il percorso non è in discesa. Perché è vero che alla stipula del contratto per l’utilizzo della cassetta di sicurezza esiste un’assicurazione per un importo garantito. Ma l’istituto di credito può mettere in atto delle azioni per difendersi, affermando che la rapina è avvenuta per un “caso fortuito” (e quindi un evento imprevedibile). Ma anche in questo caso, in soccorso dei clienti c’è la legge per la quale il furto non può essere considerato un caso fortuito, perché è un rischio prevedibile per una banca. Insomma, per evitare di mettere mano ai propri fondi, la banca dovrebbe dimostrare qualcosa di estremamente complicato: e cioè di avere utilizzato i migliori sistemi di sicurezza esistenti, anche sul piano tecnologico. Un percorso tutt’altro che semplice.
Ma quanto risarcire? Le cose sono più semplici se si dichiara tutto il contenuto della cassetta al momento del deposito dei beni (con relative perizie e certificazioni). Ma se la banca, sempre per ragioni di riservatezza cui i clienti hanno diritto, non conosce il contenuto della cassetta, le cose sono più complicate perché tocca al cliente provare il danno subito. La giurisprudenza però, anche in questo caso, lo aiuta. Perché il titolare della cassetta potrà utilizzare sia testimoni (sono ammessi nelle diatribe legali) sia “presunzioni” (ovvero “ragionamenti logici che collegano fatti noti a fatti ignoti”); ma soprattutto sarà fondamentale per il cliente mostrare delle prove: fotografie, liste, perizie precedenti, al fine di stabilire il risarcimento.
Insomma, se si arriva in tribunale e il giudice dovesse appurare che da parte della banca non sono state adottate tutte le dovute cautele - e che il furto non può essere considerato “fortuito” o imprevedibile (cosa difficilissima da dimostrare per la banca) - l’istituto di credito dovrà risarcire i clienti non solo per l’importo garantito e assicurato ma per quello dichiarato al momento del deposito dei beni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA