Tra fiabe e narrazioni, l’intelligenza artificiale rivoluziona la lettura
Che si tratti di un assistente virtuale che inventa una favola o di un software che aiuta con la didattica, una lezione è chiara: la tecnologia funziona davvero solo quando smette di essere un fine e diventa un mezzo per recuperare l'entusiasmo verso le nuove storie

C'era una volta la favola della buonanotte, un momento intimo che oggi, per quasi un genitore su tre, si è trasformato in un fastidioso rituale, ma una soluzione creativa sta emergendo direttamente dagli schermi che spesso demonizziamo: si chiama personalizzazione.
Un quadro preoccupante tra "slop" e disaffezione. Se il 2025 è stato etichettato dai lessicografi del Dizionario del Merriam-Webster con il termine (poco lusinghiero) «slop» – un pastone di contenuti di bassa qualità – e se il New York Magazine ha dedicato una copertina al declino cognitivo collettivo, è evidente che il mondo dell'educazione e della genitorialità non stia proprio attraversando un periodo felice. Infatti, i dati dipingono un quadro preoccupante: i test di lettura riportano punteggi sempre più negativi e, cosa forse più allarmante, il rito della favola della buonanotte rischia l'estinzione. Secondo il rapporto di HarperCollins, meno della metà dei genitori della Generazione Z trova piacevole leggere ai propri figli, con quasi un genitore su tre che vive questo momento come un obbligo didattico piuttosto che un'esperienza affettiva.
L'alleato digitale e il caso delle fiabe personalizzate. In questo vuoto di coinvolgimento, anche a causa dell’abbassamento della soglia di tolleranza alla noia sia per gli adulti che per i bambini, l'intelligenza artificiale si propone come un alleato. Ma sarà veramente capace di riaccendere la scintilla della curiosità? La risposta a questa disaffezione passa per strategie non ortodosse che vedono la tecnologia e la creatività umana intrecciarsi in modi inediti. Emblematico è il caso di Bri Ramos, una madre dell'Oklahoma che, di fronte alla stanchezza serale e alla ripetitività dei classici libri per l'infanzia, ha deciso di arruolare ChatGPT come co-autore delle storie della buonanotte. Inserendo nel sistema elementi personalizzati (come il nome della figlia Camilla, trasformata per l'occasione in una principessa o in una cacciatrice di draghi) e chiedendo al chatbot di narrare con accenti specifici, Ramos ha notato un cambiamento progressivo: la bambina, sentendosi protagonista, smette di preoccuparsi della tecnicalità (diciamolo pure, della artificialità) della lettura e si lascia trasportare dalla narrazione. Come osserva la stessa Ramos, «quando l’Ai racconta una fiaba, è più divertente e coinvolgente», così il compito “gravoso” della fiaba della buonanotte diventa un’opportunità per creare una connessione giocosa, che include persino domande di comprensione del testo generate in tempo reale.
L'istituzionalizzazione del metodo nelle scuole. Questa personalizzazione estrema, che nelle mura domestiche assume i contorni di un gioco, nelle aule scolastiche diventa una metodologia strutturata grazie alle nuove suite educative di Google. La piattaforma Gemini per Google Workspace, supportata dai modelli LearnLM, sta istituzionalizzando esattamente ciò che genitori come Ramos fanno intuitivamente: adattare il contenuto al discente. L'obiettivo dichiarato da Mountain View è bel lungi dal sostituire lo sforzo cognitivo, gli LLM, piuttosto, vogliono agire come un tutor personale o un «partner di pensiero» che guida lo studente attraverso i concetti più ostici. Quindi a casa l'AI serve a superare la noia di "Cappuccetto Rosso" letto per la centesima volta, a scuola strumenti integrati in Documenti, Presentazioni e Classroom permettono di generare percorsi su misura, offrendo feedback immediati e stimolando quel pensiero critico che i test segnalano in calo. La tecnologia, quindi, diventa un ponte per l'accessibilità, capace di modulare la difficoltà e lo stile di apprendimento per non lasciare indietro nessuno, democratizzando l'istruzione attraverso dispositivi diffusi come i Chromebook.
Oltre l'algoritmo: liberare il tempo della relazione. Attenzione però a valutare bene l'efficacia di questi strumenti, che ovviamente non risiede solo nell'algoritmo, quanto, piuttosto, nella liberazione del tempo umano, risorsa sempre più scarsa. Per i docenti, spesso soffocati da incombenze amministrative, l'automazione nella creazione di piani di lezioni, schede di valutazione e idee didattiche rappresenta una boccata d'ossigeno che permette di riconcentrarsi sulla relazione educativa. È lo stesso principio che guida genitori creativi come Arjay Smith, attore che utilizza voci drammatiche e imitazioni per rendere vivi i libri, o madri come Alliah L. Agostini che trasformano la lettura di un ricettario in un'attività condivisa. L'intento comune è rompere la monotonia: che si tratti di un genitore che recita facendo l'imitazione di Christopher Walken o di un insegnante che usa Gemini per ideare una lezione interattiva, il fine ultimo è trasformare la parola scritta in concetti vivi, capaci di avere «un impatto maggiore sulla loro vita e su come si connettono alle storie», come sottolinea Smith.
Sicurezza, etica e il futuro dell'apprendimento. In questo delicato equilibrio tra innovazione e tradizione, non va però dimenticato il tema della sicurezza. Se l'uso domestico di chatbot generalisti richiede una supervisione attenta (come suggerisce Alexandria Abenshon della New York Public Library, invitando i genitori a navigare questa "linea sottile" con responsabilità) l'ambiente scolastico proposto da Google offre garanzie strutturali ben diverse. La promessa di un "giardino recintato", dove i dati degli studenti non vengono mai utilizzati per addestrare i modelli pubblici né esposti a revisione umana, risponde all'esigenza etica di proteggere la privacy dei minori mentre si lascia aperta la possibilità di sperimenta e di giocare con l'innovazione. La scuola continuerà ad essere, quindi, il laboratorio sicuro dove l'approccio responsabile all'AI viene modellato, dando la possibilità agli studenti di usare questi potenti strumenti come amplificatori delle proprie capacità. La convergenza tra le pratiche domestiche "fai-da-te" e le infrastrutture tecnologiche scolastiche suggerisce che la battaglia per l'alfabetizzazione nel 2026 si combatte integrando il futuro nelle pratiche quotidiane. Che si tratti di un assistente virtuale che inventa una favola su misura o di un software che aiuta un insegnante a diversificare la didattica, la lezione è chiarissima: la tecnologia funziona davvero solo quando smette di essere un fine e diventa un mezzo per recuperare l'entusiasmo, l'attenzione e, in ultima analisi, il piacere profondamente umano di imparare una storia nuova.
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