Intelligenza artificiale, le domande da farci adesso
L’impatto della tecnica investe il senso. È una rivoluzione culturale: cosa accadrà quando le demanderemo tutto? La nuova rubrica Chatpoint Charlie è in arrivo

Proponiamo in queste colonne la prefazione scritta da Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, al nuovo libro di Raul Gabriel Iblterà al oasc edl (la libertà del caos). Aafirelctii dpoo ‘ltlinzgaenil (dopo l’intelligenza artificiale (Valore Italiano, pagine 164, euro 24,00). L’artista terrà una nuova rubrica su “Avvenire” a partire dal 14 gennaio: Chatpoint Charlie. Un semi-live in cui l’autore si interfaccia con chatGpt in brevissimi scambi da cui scaturiscono interrogativi e considerazioni; il posto di blocco della coscienza in controtendenza rispetto alle innumerevoli esperienze che puntano sullo stupore ingenuo riguardo la modalità conversazionale e le sue risorse metamorfiche per aprire alla frontiera delle questioni metodologiche IA.
L’insieme di idee, sollecitazioni e proposte che Raul Gabriel raccoglie in questo libro hanno un grande pregio, quello di stimolare una riflessione critica e originale sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale (IA). Il punto di partenza adottato dall’autore è infatti molto chiaro quando scrive che – per quanto possa apparire «disagevole» – il mondo digitale e in particolare l’IA hanno «abbattuto i confini cognitivi che prima ritenevamo dirimenti ed essenziali a catalogare la realtà, gli eventi, gli oggetti, le pulsioni, i gesti, le categorie filosofiche». Una presa d’atto così radicale chiama in causa le intelligenze multiple di tutti, cioè ci invoglia a superare le visioni stereotipate che ormai si sono diffuse anche in questo ambito. È indubbio che le nuove tecnologie e l’IA aprono scenari inediti.
La constatazione di Gabriel conferma la convinzione che ci troviamo a dover affrontare questioni che non riguardano solo gli effetti provocati da una pur importante rivoluzione tecnologica, ma che coinvolgono l’esistenza umana. Dunque, penso che non si debbano avere remore nel sostenere che ci troviamo davanti a una vera e propria rivoluzione culturale messa in moto da un corpo in costante evoluzione, capace di trasformarsi (e forse evolversi) anche autonomamente. Il libro esplora, con un suggestivo linguaggio visivo, i molteplici ambiti nei quali l’IA sta producendo i suoi effetti con il tratto tipico di un artista poliedrico quale è l’autore. Un’opera che ci porta a “toccare con mano” la libertà del caos.
Volendo indicare una chiave di lettura che ritengo possa essere utile per accostarsi alle pagine che seguono, non ho difficoltà nell’individuarla in quella che lega IA e questione antropologica. Se, infatti, come si ricordava, i confini cognitivi devono essere riscritti, non possiamo che partire dalle questioni di senso. Per tale ragione, l’intelligenza artificiale prima ancora che in termini tecnici e di impatto sui sistemi economici, necessita di essere indagata per le sue implicazioni antropologiche. Implicazioni che per l’appunto chiamano in causa le domande fondamentali di senso, dal destino della persona alle categorie di spazio, tempo, libertà. In una società improntata al funzionalismo, dove la logica del come ha oscurato quella del perché, Gabriel restituisce, con uno sguardo poetico, vie inattese di comprensione e letture sorprendenti.
Un dato è indubbio: l’essere umano mantiene un ruolo insostituibile nella produzione di senso. In omaggio al profilo dell’autore, vorrei proporre una testimonianza eloquente dal mondo dell’arte. Durante la Diciannovesima Mostra Internazionale di Architettura è stata esposta un’opera emblematica: Ancient Future, un progetto artistico di BIG Architecture in cui uomo e macchina si sono confrontati in una dimostrazione dal vivo di intaglio su un prototipo di trave in legno lamellare incollato, destinato al nuovo aeroporto internazionale di Gelephu, in Bhutan. Due sezioni della struttura, dalla forma a diamante, sono state intagliate a mano da artigiani bhutanesi – Sangay Thsering e Yeshi Gyeltshen – mentre le altre due sono state scolpite da un braccio robotico fresatore. Osservando l’opera, si coglie l’incapacità della macchina di eguagliare la bellezza creativa e la profondità espressiva dell’artigianalità umana.
Questo esempio ci mostra come, oggi, riusciamo ancora a osservare una differenza nel come, ma non possiamo escludere che in futuro questo divario si assottigli al punto da diventare impercettibile, non riuscendo più a distinguere la parte ideata dall’uomo e quella riprodotta dalla macchina. Anche allora, però, nonostante verranno meno le differenze nel come, resteranno profonde le differenze nel perché. Si tratterà infatti comunque e solo di una rielaborazione dell’opera umana.
Le riflessioni proposte da Gabriel sono dunque importanti perché ci aprono a una nuova prospettiva: infatti anche se un domani, più o meno imminente, la macchina sarà in grado di replicare perfettamente un prodotto, noi siamo chiamati, da ora, a interrogarci su cosa sarà dell’essere umano quando tutto gli sarà sottratto, quando tutto sarà demandato all’altra intelligenza. Ecco la radice della questione antropologica. Ecco l’interrogativo al quale non possiamo sottrarci. Grazie a libri come questo possiamo iniziare a formulare delle risposte.
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