Se il "doppiopesismo" è un male italiano

Dal Venezuela a Crans-Montana, due lettori segnalano l'incoerenza su determinati temi. Ma ci sono situazioni non paragonabili
January 13, 2026
Caro Avvenire,
esprimo il mio totale disaccordo con le sigle sindacali che organizzano riunioni e manifestazioni a favore di Maduro, dittatore venezuelano e ritenuto dagli Usa vicino ai cartelli del narcotraffico. Senza dimenticare i numerosi prigionieri politici nelle sue carceri colpevoli solo di essere all'opposizione. Contemporaneamente mi sorprende il totale disinteresse per l'Iran e le proteste represse con violenza dal regime. Due pesi e due misure che rivelano una grave incoerenza. Chi si schiera con regimi autoritari tradisce la propria missione.
Giuseppe Focone 
Caro Avvenire,
Per calmare la folla inferocita, sono stati arrestati i coniugi Moretti, gestori del "Constellation live music". Adesso che tutti gli assetati di giustizia si sono un po' acquietati, faccio presente a chi afferma che in Italia i coniugi Moretti sarebbero stati arrestati subito che per il crollo del Ponte Morandi di Genova (14 agosto 2018, 43 vittime) nessun presunto responsabile (titolari della concessione, tecnici, politici) fu messo in arresto nell’immediato. Non solo: sentenze di condanna non sono ancora state emesse a distanza di quasi otto anni. Dunque, mai fu più calzante il detto: «Due pesi, due misure».
Stefano Masino - Asti
Cari lettori,
il doppiopesismo è diventato una categoria dello spirito italiano. Con questo termine, come sappiamo, si intende l’applicazione selettiva di principi morali e politici: severità con gli avversari, indulgenza con gli amici. Lo si rimprovera facilmente a tutti coloro con cui si è in disaccordo e mai lo si riconosce nelle proprie esternazioni. In questo modo, non si fa che rendere la discussione vaga nel merito, perché si svia il discorso su altri episodi ritenuti simili, e tutta giocata sulla svalutazione dell’interlocutore, accusato in via preventiva di incoerenza, più che sulle circostanze da considerare in modo oggettivo.
Vediamo in breve i due casi citati da voi, gentili signori Focone e Masino. C’è chi difende l’esperimento “bolivariano” di Chavez e Maduro e chi non scende in piazza per sostenere la rivolta di popolo in Iran. Vero. Ma non è così chiara la connessione né il motivo per cui dobbiamo scandalizzarci dei due elementi presi insieme. Il regime socialista venezuelano ha represso l’opposizione e si è tanto più radicalizzato quanto più ha perso appoggio popolare. Nei primi anni c’era stato un tentativo di introdurre misure a favore delle classi più povere per ridurre le stridenti disuguaglianze che caratterizzavano il Venezuela. Poi l’inefficienza e la presunzione dei governanti hanno finito con rendere l’intero Paese ancor meno accogliente, spingendo milioni di cittadini a emigrare. Si può certamente criticare il modo in cui gli Stati Uniti hanno agito e promettono di orientare il potere a Caracas ma, come anch’io ho già scritto, è davvero difficile rimpiangere quel Maduro che ha tenuto in cella senza accuse per 423 giorni il cooperante italiano Alberto Trentini, ora finalmente libero.
Se esisteva quindi un tenue legame tra settori della sinistra italiana e la leadership venezuelana e c’è ora una netta ostilità verso Donald Trump, mancano nessi che facciano mobilitare in Italia per un Paese che conosciamo poco, sotto un governo teocratico di cui a molti sfuggono le logiche e dal quale arrivano notizie spesso frammentarie e difficili da verificare in modo indipendente. Significa che non dovremmo solidarizzare con i dimostranti inermi su cui sparano le Guardie della rivoluzione? No, di certo. Anzi, dovremmo fare di più per tutte le lotte non violente a favore della libertà e della democrazia. Ma non si può, per il gusto di accusare qualcuno di doppiopesismo, mettere sullo stesso piano crisi internazionali che non sono accomunabili (così come non ha senso equiparare le guerre a Gaza e in Ucraina, pur entrambe terribili e da fermare del tutto al più presto).
Per quanto riguarda l’immane tragedia di Crans-Montana, non è difficile vedere le grandi differenze che la distinguono dall’enorme disastro del Ponte Morandi. Un singolo identificabile proprietario che, stando alle sue stesse ammissioni ai pm, avrebbe chiuso a chiave l’uscita d’emergenza di un locale pubblico affollato la sera dell’ultimo dell’anno è un indiziato che dovrebbe finire in cella perché con tutta evidenza può fuggire o inquinare le prove (cosa che peraltro sembra avere fatto sin dai primi minuti cancellando video dal sito del locale). Circa il crollo del viadotto genovese, le responsabilità umane sono innegabili, ma a chi e in che misura attribuirle si è rivelato un compito complesso e che certo non poteva essere svolto mettendo qualcuno purchessia in carcere dopo un paio di giorni.
Insomma, caro Focone e caro Masino, rifuggiamo dalla diffusa tentazione di usare l’imputazione del “due pesi e due misure” e cerchiamo invece di andare per quanto possibile a fondo delle questioni pressanti che ci interpellano. Altrimenti, il rischio è sempre quello della rissa che non ci fa compiere molta strada verso la consapevolezza e le possibili soluzioni.

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