«Salviamo i libri dai tanti roghi». Ma volumi e IA possono convivere

Le folle al Salone del Libro mostrano che la lettura è viva, ma crisi delle librerie e cattivo uso dell’Intelligenza artificiale rendono ancora più preziosi libri e pensiero critico
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May 22, 2026
Caro Avvenire, ho letto con piacere le dichiarazioni del cardinale Matteo Maria Zuppi in occasione della sua visita al Salone del Libro di Torino. «Ogni volta che vengo al Salone del Libro mi rendo conto che c’è speranza, qui si ascolta, si legge e non si bruciano i libri. E così mi si allarga il cuore, sono commosso». Queste sue parole mi hanno ricordato il buon libro di fantascienza di Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (uscito nel 1953). Il titolo vuole solo ricordare la temperatura alla quale brucia la carta, secondo la scala in uso nei Paesi anglosassoni. Ma il contenuto dice ben di più, tanto che Aldous Huxley, il celebre autore di Il mondo nuovo , commentò che si trattava di una delle opere più visionarie mai lette. E non aveva torto, salvo che per un motivo. Non era purtroppo fantascienza, perché quella trama la stiamo vivendo più o meno su tutta la Terra. Se potessi ne renderei obbligatoria la lettura per tutti gli studenti delle scuole superiori. Sarà comunque un buon vaccino anche contro l’Intelligenza artificiale che, se usata male, rischia anch’essa, a modo suo, di “bruciare” i libri, la memoria, l’essere umano. Buona e fruttuosa lettura e che il buon Dio ci aiuti tutti.
Matteo Parodi
Caro Parodi, il record di ingressi al Salone del Libro di Torino ci dice che per fortuna non viviamo nella società distopica descritta da Ray Bradbury. I roghi di libri ci sono stati prima e dopo la pubblicazione del romanzo. Non è difficile immaginare che si ripeteranno anche in futuro: i libri sono contenitori e veicoli di idee, conoscenze, esperienze e testimonianze che possono diventare scomode o intollerabili per chi è al potere. Sappiamo quanto la Bibbia, il libro per eccellenza per i cristiani, sia stato, ed è ancora, osteggiato o proibito in molti Paesi. Non tutti i libri sono però buoni per definizione. Alcuni hanno sparso veleno o falsità capaci di fuorviare o indottrinare le menti come fa la televisione in Fahrenheit 451.
Qual è allora lo stato di salute del libro oggi? Anch’io sono stato al Lingotto: mi hanno colpito le code per le migliaia di eventi in programma e gli assembramenti agli stand degli editori. Condivido perciò le considerazioni e i sentimenti del cardinale Zuppi. Nelle stesse ore si sono viste lunghe file e addirittura tafferugli davanti ai negozi di una nota casa di orologi alla moda per accaparrarsi i primi esemplari di un modello appena lanciato. Il confronto esalta ancora di più la cinque giorni di Torino, dove il pubblico era più ordinato e mosso da un interesse meno fatuo. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che le librerie non sono in genere prese d’assalto e che quelle indipendenti fanno fatica a sopravvivere. La chiusura di Hoepli a Milano è una ferita che nemmeno il record di visitatori al Salone può compensare. Ricordo che anni fa uno studioso svizzero raccontava di venire periodicamente nei saloni di quella che era la maggiore libreria della città per avere un panorama delle novità editoriali e comprare volumi altrove introvabili.
Certo, oggi ci sono gli store online e la consegna a domicilio, ma ugualmente si parla di una crisi del libro. I motivi sono tanti e non li elencheremo di nuovo qui. Ci si può invece interrogare come fa lei, caro Parodi, sull’interazione con l’Intelligenza artificiale e gli strumenti digitali in generale. I grandi sistemi di IA generativa, i chatbot che rischiano di diventare nuovi oracoli, come ha avvertito Papa Leone – in tanti attendiamo con grande interesse la sua imminente enciclica Magnifica humanitas – sono così sapienti e convincenti proprio perché hanno “letto” moltissimi libri. Più di qualunque essere umano. E li sanno squadernare a comando in pochi secondi. Senza la saggezza del passato non avremmo questa vertigine del presente. C’è chi addirittura preconizza un tempo non lontano in cui i libri saranno scritti e pure letti prevalentemente dalle macchine. Non so se sarà così. Di sicuro dovremmo custodire la lettura dei libri come un modo di essere persone e cittadini migliori. Non solo per i contenuti, da scegliere con cura, ma per la stessa modalità di accostarci a essi. Libri, computer e smartphone possono convivere in un’interazione virtuosa se sapremo coltivare quel piccolo sforzo, spesso poi piacevole, di aprire un volume e concentrarci sulle sue pagine.

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