Ricordare cosa รจ stato il fascismo per capire il valore del 25 Aprile
diย Andrea Lavazza
Oggi รจ urgente ritrovarsi nei principi della convivenza plurale che i resistenti ci hanno consegnato, proprio in un momento in cui le tentazioni autoritarie si fanno vicine e concrete
Caro Avvenire, allโindomani delle celebrazioni del 25 Aprile si impone una riflessione sul significato della Festa della Liberazione, tornata con forza al centro del dibattito pubblico come momento fondativo della Repubblica e della sua identitร democratica. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha richiamato il valore della ricorrenza come occasione di coesione nazionale e di riflessione collettiva, sottolineando come la memoria storica sia uno strumento imprescindibile per la formazione di una cittadinanza consapevole. Le celebrazioni appena concluse hanno inoltre riacceso polemiche e discussioni pubbliche, anche a seguito di dichiarazioni politiche e di gesti di omaggio rivolti ai caduti della Repubblica Sociale Italiana. Episodi che ripropongono il tema, tuttโaltro che secondario, della necessitร di mantenere una chiara distinzione tra percorsi storici non sovrapponibili. In questo quadro, anche alla luce della mia esperienza nellโAssociazione Partigiani Cristiani, ritengo importante ribadire che il rispetto per i morti รจ un dovere umano che non conosce appartenenze: si deve pietร anche a chi ha combattuto dalla parte sbagliata. Tuttavia, questo rispetto non puรฒ tradursi in una confusione dei piani storici e morali, nรฉ attenuare il giudizio su ciรฒ che รจ stato il fascismo e su ciรฒ che ha rappresentato la Resistenza.
Emanuele Gallotti
giร vicepresidente nazionale Associazione Partigiani Cristiani
Emanuele Gallotti
giร vicepresidente nazionale Associazione Partigiani Cristiani
Caro Gallotti,
come non concordare con le illuminate parole del presidente Mattarella sul dovere della memoria e con le sue circa il rispetto di tutti i caduti e le ineliminabili differenze tra fascismo e Resistenza? Dobbiamo fare perรฒ i conti con ciรฒ che รจ accaduto sabato nelle piazze italiane, laddove i valori democratici dellโantifascismo si sono sfrangiati, in troppi casi, nelle identitร di singoli gruppi che mettono la propria bandiera in contrapposizione con quella altrui. La Brigata ebraica รจ stata presa di mira a Milano da molti manifestanti perchรฉ ha esibito il vessillo di Israele. Non erano una minoranza infiltrata nel corteo e alcuni dei cori scanditi โ con richiami espliciti e volgari alla Shoah โ sono stati agghiaccianti. Un episodio di intolleranza sfociato nellโaperto antisemitismo. Certo, si puรฒ criticare lโimpropria sovrapposizione della causa dello Stato ebraico con quella dellโopposizione al regime e allโoccupazione nazifascista. Ma niente puรฒ giustificare lโamaro paradosso di rivitalizzare quei sentimenti di odio che caratterizzarono le leggi razziali mussoliniane da parte di coloro che proclamano di marciare per tenere viva la lotta a quelle idee nefaste. E poi gli spari a Roma (per fortuna da unโarma non letale) contro militanti dellโAnpi. E ancora lo spazio negato a testimonianze di solidarietร allโUcraina. Su un altro piano, la tiepida accoglienza da parte delle opposizioni alle dichiarazioni piรน esplicite della premier Giorgia Meloni (25 Aprile come โfine dellโoppressione fascistaโ) e i saluti romani a Dongo di nostalgici fuori dal tempo segnalano le difficoltร che ancora sperimentiamo rispetto a un passato che non dovrebbe piรน dividerci, come ha ben sottolineato a caldo Vincenzo Spagnolo su queste colonne. ร vero che nel dopoguerra la Resistenza รจ stata vissuta soprattutto attraverso la retorica del Pci e poi della sinistra, ma a combattere per la libertร furono tutte le componenti politiche e sociali del Paese, pur non nella stessa misura. Ha sbagliato il centro-destra a chiamarsi fuori negli anni dal ricordo condiviso che il partito dei cattolici era invece capace di mantenere. Oggi possiamo cosรฌ vedere sotto le insegne degli eredi dei partigiani gruppi e rivendicazioni che sono disomogenee con la Festa della Liberazione e non le giovano. Proprio le Associazioni come la sua, caro Gallotti, avrebbero il compito di una pedagogia civile che insegni ai giovani in particolare la natura del fascismo e le speranze che muovevano chi si sacrificรฒ opponendosi alla dittatura. Che cosa sanno i faziosi e i settari di oggi dei โmartiriโ del Ventennio, da Matteotti ad Amendola, da don Minzoni ai fratelli Rosselli, figure da prendere a esempio perenne? E che cosa sanno della violenza, dellโoppressione e dellโingiustizia coloro che ancora o di nuovo pensano che il Duce abbia fatto anche cose buone? Il 25 Aprile dovrebbe essere un momento di unitร e di gioia per quello che ci siamo lasciati alle spalle (ripeto: tornando a illustrarlo in tutta la sua tragicitร ), per quello che si รจ raggiunto dopo e per i traguardi cui siamo chiamati. Capire le ragioni di chi ha combattuto dalla parte sbagliata e avere pietร per quelle vittime, caro Gallotti, รจ doveroso. Penso che tuttavia persino piรน urgente sia ritrovarsi nei principi della convivenza plurale che i resistenti ci hanno consegnato, proprio in un momento in cui le tentazioni autoritarie si fanno vicine e concrete. Dobbiamo necessariamente attraversarle per capire quanto disumane possano diventare? Questa รจ la lezione del 25 Aprile. Sporcarla non รจ solo una profanazione della storia: significa fare un passo indietro, oggi, verso una realtร ben peggiore.
come non concordare con le illuminate parole del presidente Mattarella sul dovere della memoria e con le sue circa il rispetto di tutti i caduti e le ineliminabili differenze tra fascismo e Resistenza? Dobbiamo fare perรฒ i conti con ciรฒ che รจ accaduto sabato nelle piazze italiane, laddove i valori democratici dellโantifascismo si sono sfrangiati, in troppi casi, nelle identitร di singoli gruppi che mettono la propria bandiera in contrapposizione con quella altrui. La Brigata ebraica รจ stata presa di mira a Milano da molti manifestanti perchรฉ ha esibito il vessillo di Israele. Non erano una minoranza infiltrata nel corteo e alcuni dei cori scanditi โ con richiami espliciti e volgari alla Shoah โ sono stati agghiaccianti. Un episodio di intolleranza sfociato nellโaperto antisemitismo. Certo, si puรฒ criticare lโimpropria sovrapposizione della causa dello Stato ebraico con quella dellโopposizione al regime e allโoccupazione nazifascista. Ma niente puรฒ giustificare lโamaro paradosso di rivitalizzare quei sentimenti di odio che caratterizzarono le leggi razziali mussoliniane da parte di coloro che proclamano di marciare per tenere viva la lotta a quelle idee nefaste. E poi gli spari a Roma (per fortuna da unโarma non letale) contro militanti dellโAnpi. E ancora lo spazio negato a testimonianze di solidarietร allโUcraina. Su un altro piano, la tiepida accoglienza da parte delle opposizioni alle dichiarazioni piรน esplicite della premier Giorgia Meloni (25 Aprile come โfine dellโoppressione fascistaโ) e i saluti romani a Dongo di nostalgici fuori dal tempo segnalano le difficoltร che ancora sperimentiamo rispetto a un passato che non dovrebbe piรน dividerci, come ha ben sottolineato a caldo Vincenzo Spagnolo su queste colonne. ร vero che nel dopoguerra la Resistenza รจ stata vissuta soprattutto attraverso la retorica del Pci e poi della sinistra, ma a combattere per la libertร furono tutte le componenti politiche e sociali del Paese, pur non nella stessa misura. Ha sbagliato il centro-destra a chiamarsi fuori negli anni dal ricordo condiviso che il partito dei cattolici era invece capace di mantenere. Oggi possiamo cosรฌ vedere sotto le insegne degli eredi dei partigiani gruppi e rivendicazioni che sono disomogenee con la Festa della Liberazione e non le giovano. Proprio le Associazioni come la sua, caro Gallotti, avrebbero il compito di una pedagogia civile che insegni ai giovani in particolare la natura del fascismo e le speranze che muovevano chi si sacrificรฒ opponendosi alla dittatura. Che cosa sanno i faziosi e i settari di oggi dei โmartiriโ del Ventennio, da Matteotti ad Amendola, da don Minzoni ai fratelli Rosselli, figure da prendere a esempio perenne? E che cosa sanno della violenza, dellโoppressione e dellโingiustizia coloro che ancora o di nuovo pensano che il Duce abbia fatto anche cose buone? Il 25 Aprile dovrebbe essere un momento di unitร e di gioia per quello che ci siamo lasciati alle spalle (ripeto: tornando a illustrarlo in tutta la sua tragicitร ), per quello che si รจ raggiunto dopo e per i traguardi cui siamo chiamati. Capire le ragioni di chi ha combattuto dalla parte sbagliata e avere pietร per quelle vittime, caro Gallotti, รจ doveroso. Penso che tuttavia persino piรน urgente sia ritrovarsi nei principi della convivenza plurale che i resistenti ci hanno consegnato, proprio in un momento in cui le tentazioni autoritarie si fanno vicine e concrete. Dobbiamo necessariamente attraversarle per capire quanto disumane possano diventare? Questa รจ la lezione del 25 Aprile. Sporcarla non รจ solo una profanazione della storia: significa fare un passo indietro, oggi, verso una realtร ben peggiore.
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