«Cambiare la scuola, non la filosofia». Ma niente pessimismo
Due lettori evidenziano limiti e punti di forza della didattica nei licei. Secondo noi, serve un confronto plurale sulle nuove indicazioni, senza cedere a visioni scoraggiate dell'istituzione
Caro Avvenire , ho letto con interesse l’articolo sull’innovazione dell’insegnamento di filosofia nei licei. Sebbene le proposte siano condivisibili, il tempo appare drammaticamente scaduto. Negli ultimi dieci anni la realtà educativa si è ribaltata sotto i nostri occhi e proporre oggi questi correttivi somiglia molto al tentativo di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. La scuola ha progressivamente ridotto la filosofia (e la teologia) a discipline astratte e sterili. Un esempio lampante è come viene insegnato Dante: ci si concentra quasi solo sugli aspetti formali della poesia, senza spiegare la struttura profonda della Divina Commedia .
Elena Beoni
Forlì
Elena Beoni
Forlì
Caro Avvenire , i dibattiti sull’insegnamento della filosofia non tengono conto della situazione reale nei licei. In ogni classe, ogni anno, è prevista la lettura di un testo classico. È così bilanciata l’esigenza della conoscenza della storia della filosofia con la necessità di un approfondimento specifico attraverso un autore significativo. Un equilibrio saggio.
Dino Jajani
Dino Jajani
Gentili lettori, a dispetto di quanto immaginavo, il dibattito sulle Indicazioni nazionali per la didattica della filosofia nei licei (ancora non definitive) sta suscitando numerosi commenti e non solo da parte dei docenti. Nella sua lettera, cara signora Beoni, lei non specifica se sia un’insegnante o conosca la scuola per altri canali; in ogni caso, la sua diagnosi tocca un punto critico ma intercetta solo una parte della realtà dei nostri istituti. Non possiamo nasconderci che vi è un certo pessimismo diffuso. Un professore mi ha scritto che «il problema resta la necessità di una riforma strutturale. Oggi la scuola sembra più un’azienda che un ambiente di apprendimento». Ho tuttavia incontrato, durante i percorsi abilitanti per l’ingresso in ruolo, giovani laureati dalla solida preparazione e dalla forte motivazione. Saranno loro, auspicabilmente, a continuare la tradizione di ottimi insegnanti di filosofia – capaci di formare cittadini istruiti e futuri studiosi, senza rinunciare a una propria attività di ricerca – che non sono affatto rari nelle nostre classi.
A proposito della didattica di Dante e della Commedia , un arguto e ben congegnato spettacolo teatrale che è passato recentemente anche da Milano – A casa la sapevo – offre uno spaccato efficace e aggiornato della scuola superiore, con le difficoltà dell’oggi, in particolare la burocratizzazione della struttura e la presenza di sezioni sempre più variegate dal punto di vista culturale, insieme alla persistente capacità dei docenti di tradurre i contenuti del programma in un’educazione completa della persona. Non vorrei quindi che il messaggio principale rimanga che i programmi e le scelte pedagogiche sono poco influenti di fronte ad altre emergenze. Se agiamo come se la scuola dovesse solo affrontare questioni basiche, perderemmo ogni entusiasmo e faremmo il peggior servizio a un rilancio pur necessario.
Va invece alimentato un dibattito plurale sugli approcci da adottare. E qui si inserisce la sua virtuosa esperienza, caro professor Jajani, coerente con lo spirito delle Indicazioni, ma non necessariamente così diffusa né uniformemente praticata. Tra l’altro, nella sua proposta diventa cruciale la scelta del testo da affrontare in profondità. Da una parte, confrontarsi direttamente con la prosa e gli argomenti degli autori è fondamentale; dall’altra, conoscere molto bene un solo pensatore o pochissimi può risultare limitante. In generale, da queste e altre considerazioni vedo spazio per una maggiore trasversalità tra materie grazie al metodo tematico nell’insegnamento della filosofia, che apre a linee di riflessione utili per una formazione integrale all’insegna del pensiero critico, dell’autonomia e della responsabilità personale. Ed è proprio di questo che oggi abbiamo estremo bisogno.
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