Il Covid, le mascherine, l'onore: il "momento della verità" di Conte
Audito dalla commissione Covid, l'ex premier difende la legittimità dei suoi decreti e mette agli atti un contratto da 100 milioni per le mascherine

«Giuro di dire la verità sul mio onore. L’onore che qualcuno qui ha perso già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili... ». L’ex premier e leader di M5s Giuseppe Conte inizia con una dichiarazione formale di responsabilità, affrontando a testa alta la tanto attesa audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. Un “momento della verità” preceduto da mesi di polemiche, prima delle sue stesse dimissioni dal medesimo organo parlamentare. Ma l’ex presidente del Consiglio parte giocando all’attacco, e non in difesa come qualcuno avrebbe potuto pensare. Prevista inizialmente a metà mattina, la seduta slitta di quattro ore per il protrarsi dei lavori della Camera. Poi finalmente inizia, fra le spesse mura di Palazzo San Macuto, concentrando in un lungo pomeriggio l’esame dei dossier più delicati della prima fase della pandemia: la gestione della campagna vaccinale, l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione e l’uso dei Dpcm.
«Giuro sul mio onore di riferire tutto ciò che so»
Costituita nel settembre del 2024, sotto la presidenza del senatore di FdI Marco Lisei, la Commissione ha l’obiettivo di ricostruire e valutare le modalità con cui le autorità affrontarono l’emergenza sanitaria da Sars-Cov-2. E l’allora premier è uno dei principali bersagli della maggioranza attuale. Ma fin dalle prime risposte, il suo tono è stentoreo: «Mi assumo la piena responsabilità giuridica di quello che dirò, pleno jure direbbero i giuristi - esordisce - per quanto riguarda gli elementi di cui sono a conoscenza», nel rispetto «verso me stesso e verso le persone che hanno perso la vita, i loro familiari e gli operatori sanitari».
«Solo un plotone di esecuzione contro di me»
Conte bolla la Commissione come «un plotone d’esecuzione» politico nei suoi confronti e una «gabbia di protezione», invece, per gli amministratori locali del centrodestra. Riconosce come, sulla questione, leader politici come Silvio Berlusconi abbiano mostrato «grande senso di responsabilità», mentre da altri sono giunti «attacchi violenti. La vostra presidente Giorgia Meloni andò nelle trasmissioni tv a darmi del criminale. Ma quale fu il contributo dell’opposizione?». L’ex premier rivendica sempre la correttezza del proprio operato: «Potete scavare quanto volete, non troverete mai qualcosa di illecito». Sul piano tecnico, difende la legittimità dei decreti del Presidente del Consiglio (Dpcm), strumento normativo contestato dalle attuali forze di Governo: «Lo stato d'emergenza venne presentata come una dittatura - afferma -, ma non è stata una misura liberticida». Ogni testo, precisa, veniva adottato su proposta del Ministero della Salute, dopo aver consultato gli altri ministeri, le Regioni e il Comitato Tecnico Scientifico, garantendo tempestività rispetto all’evoluzione del contagio.
Le consulenze e il caso della Jc Electronics
L’audizione affronta alcuni nodi della struttura commissariale, come i contratti di consulenza da 454mila euro pagati da alcune aziende per ottenere commesse pubbliche e il ruolo dell’avvocato Luca Di Donna. Conte respinge le accuse di mancato controllo da parte di Palazzo Chigi. E contrattacca depositando agli atti un documento anonimo di dieci pagine, datato aprile 2022 (che dice di aver consegnato alla Procura di Roma) su una transazione da 100 milioni di euro effettuata a favore della società Jc Electronics in cambio di mascherine: «Ho l’obbligo di diffidare la Presidenza del Consiglio, responsabile nel gestire questa vicenda. Sto chiedendo pubblicamente come è possibile che si realizzi una follia, di fronte a un procedimento cautelare per una somma assurda di 200 milioni, per cui lo Stato non aspetta il giudizio cautelare e agisce addirittura con un decreto per 100 milioni». Poco dopo, una nota della società controbatte che la relazione sulle mascherine Aoxing AX-KF95 è stata oggetto di verifiche giudiziarie favorevoli e invita Conte «a rinunciare all’immunità parlamentare per un confronto diretto nelle sedi opportune».
Bignami: torni a settembre. La replica: verrò senz’altro
Dopo tre ore di audizione e una breve pausa, alle 18.30 si riparte con le domande dei commissari. Il capogruppo di Fi in Senato, Lucio Malan, punzecchia: «Lei lamentava che la commissione fosse un plotone d’esecuzione, ma oggi la scambia per il palco di un comizio a tutto campo». Poi critica Conte per aver ricordato di aver «avviato il piano vaccinale nel segno della libertà di scelta», segnalando che i Green pass e gli obblighi arrivarono dopo, col Governo Draghi. Anche il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, incalza l’ex premier: «Penso che ci vedremo a settembre per il completamento dell’audizione». Pronta la replica: «Voglio rassicurare Bignami: io vengo a settembre, ottobre e dicembre... Sarò sempre qui». Insomma, la tenzone politica non è finita.
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