Ligas e Guerrieri La giustizia fa il suo corso soprattutto in tv
Due avvocati diversi, tra processi e crisi personali, riportano in tv il legal drama più classico: scontro con la magistratura, difese brillanti e vite private in frantumi. Più che la politica, contano i meccanismi della serialità.

A ridosso del referendum sulla giustizia, la tv manda in onda in contemporanea due avvocati, Lorenzo Ligas e Guido Guerrieri, alias Luca Argentero e Alessandro Gassmann, protagonisti di Avvocato Ligas (il venerdì su Sky) e Guerrieri – La regola dell’equilibrio (il lunedì su Rai 1), entrambi inevitabilmente alle prese con magistrati giudicanti e requirenti. Della separazione delle carriere comunque non si parla, anche perché le serie sono state girate con la consultazione referendaria di là da venire, ma trattandosi di due penalisti che sanno il fatto loro, a farne le spese nella finzione televisiva sono spesso i pubblici ministeri, ma anche i giudici. Del resto sono avvocati e ovviamente si scontrano con la magistratura per affermare la verità o difendere i propri clienti.
Nel riferirne si potrebbe essere tentati di buttarla in politica, come va di moda, e di ipotizzare che la messa in onda alla vigilia del voto non sia casuale. È invece probabile che a dettare legge (è proprio il caso di dirlo) non sia un suggerimento subliminale in vista del referendum, ma siano le regole della serialità che impongono sempre la lotta tra bene e male, oltre a imporre nel caso dei cosiddetti legal drama qualcosa che non ha niente a che vedere con i concetti etici, ovvero l’intreccio tra casi giudiziari e questioni sentimentali. È il binario necessario per far viaggiare la storia e tenere alta l’attenzione anche se Ligas e Guerrieri sono diversi: cinico, maniacale e spregiudicato il primo; coinvolto, malinconico e inquieto il secondo. Ligas ha una mente analitica che gli permette di leggere la realtà al di là delle apparenze, ma anche la capacità di farsi del male da solo.
Guerrieri affronta ogni caso come una questione personale, mettendo sempre in discussione regole e certezze. A dividere i due avvocati televisivi è anche la geografia. La storia di Ligas è ambientata a Milano in location emblematiche, che riflettono l’anima poliedrica della città. Guerrieri si muove invece in una Bari inedita e spesso notturna.
Anche il linguaggio e le situazioni si differenziano tra la serie diretta da Fabio Paladini e quella con la regia di Gianluca Maria Tavarelli, pur essendo entrambe tratte da romanzi (rispettivamente di Gianluca Ferraris e di Gianrico Carofiglio) e ammettendo che quella politicamente meno scorretta, ovvero Guerrieri, risulta narrativamente meno dinamica dell’altra anche perché più concentrata sulla messa in scena dei processi. Ad unire i due personaggi sono invece, sul piano professionale, la dialettica e le istrioniche difese dibattimentali. Mentre sul piano sentimentale li unisce la nostalgia dell’amore perduto per le rispettive mogli dalle quali si stanno separando. In fin dei conti sono entrambi antieroi, fragili più di quanto non sembri, che riescono in ogni caso meglio tra le mura di un tribunale che non tra quelle domestiche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






