Informazione o populismo? Cerno scopre le sue carte
Il programma di Tommaso Cerno punta più sulla polemica che sull’approfondimento.

Giornalista e politico oscillante tra destra e sinistra, con andata e ritorno, candidato consigliere a Udine con Alleanza Nazionale, senatore della Repubblica con il Pd, passato poi al Gruppo misto e infine tornato al giornalismo. Parliamo di Tommaso Cerno, che dal dicembre scorso dirige il quotidiano “Il Giornale” dopo aver diretto “Il Tempo”. Da sempre frequentatore come ospite dei talk politici, ha ottenuto ora un proprio spazio televisivo: 2 di picche, una striscia quotidiana di 3 minuti, dal lunedì al venerdì alle 14 su Rai 2, dedicata all’analisi dell’attualità nazionale e internazionale. Uno spazio che Cerno ha ottenuto e sta mantenendo non senza polemiche. Inizialmente, per un presunto compenso di 11 mila euro a puntata. Successivamente per i bassi ascolti e, dopo la prima settimana (dal 9 al 13 marzo), per i suoi interventi a favore di Trump, per la critica agli italiani che si lamentano per i rincari conseguenti all’attacco all’Iran, per gli attacchi all’Europa.
Adesso, a eccezione della puntata pseudosportiva di ieri, riavvolgendo il nastro (grazie anche a RaiPlay), diciamo che Cerno all’esordio, il 9 marzo, ha spiegato il senso e il titolo del suo programma, che nasce dal fatto che i cittadini pensano di non contare più nulla nel gioco del potere, con tanti assi di cuori, tante regine di fiori, che vincono a tutti i tavoli e ci fanno sentire inutili. «Però – stando al conduttore – il gioco delle carte non è così semplice, perché il due di picche se giocato al momento giusto può cambiare le cose e oggi noi cittadini siamo tanti due di picche che possiamo contare se dimentichiamo per chi abbiamo votato e manteniamo quel buon senso che si usa con le carte in mano». Ma è proprio l’imparzialità e il buon senso che sembrano
mancare a Cerno quando di fatto giustifica l’azione di Trump contro l’Iran: «Se siamo l’Europa della libertà – dice – dovremmo stare con Trump, ma siamo la democrazia delle comodità». Tra il 10 e l’11 marzo se l’è presa con la sinistra che avrebbe attaccato il vincitore di Sanremo per il suo Per sempre sì alla vigilia del referendum, mentre il 12 marzo ha invitato l’ormai famosa famiglia del bosco a tornarsene in Australia perché questo è «il Paese della burocrazia dove se ti comporti bene ti portano via i figli, mentre se compi reati e hai dei figli, i figli ti salvano dal carcere». Nella puntata del 13 marzo, Cerno è invece andato giù duro contro l’Europa che a suo giudizio «scompare quando non parla più di tappi di sughero per le bottiglie di vino e della lunghezza dei pesci rossi nei nostri acquari». Detto questo, crediamo che quello di Cerno (che gesticola alla Mario Giordano, con meno acuti, ma con più recitazione) sia l’ennesimo caso in cui si alzano i toni della polemica o si fa del populismo, anziché favorire la riflessione dei telespettatori o anche solo approfondire le notizie.
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