McTominay, il Braveheart di Napoli. La corsa scudetto è un giro sull'8 volante
L'Inter rimane da sola al comando, ma la squadra di Conte, il Milan, la Roma e anche la Juve di Spalletti coltivano il sogno tricolore

«Andamento lento», canta un supertifoso napoletano, “emigrato” a Milano, come sua batteria Tullio De Piscopo. Il match-scudetto Inter-Napoli si è chiuso con qualche luce a San Siro e un lumicino in classifica, un punto ciascuno che lascia tutto com’era. Ma il 2-2 pieno di arsenico e vecchi siparietti, tipo Antonio Conte che furioso viene espulso per il rigore concesso all’Inter e urla «vergognatevi tutti» (compresi noi spettatori divanati?), ha un eroe di nottata: il Braveheart di Napoli Scott McTominay. Il cavaliere di Lancaster è il più grande incursore d’area che si sia mai visto negli ultimi anni in Serie A. Un centrocampista che copre e attacca, un moto perpetuo, infinito, come l’8 che porta sulle spalle. La doppietta realizzata contro l’Inter fa tornare il sorriso anche a Conte e alza la sua media realizzativa che è di un gol ogni 180 minuti, 12 quelli segnati nel campionato scorso, già 5 in questa stagione più 3 nelle Coppe. Un 8 permanente. L’Inter di Chivu comunque, anche con le sue piccole distrazioni conserva la vetta in solitaria, a +3 dal Milan che si deve accontentare del pari a Firenze. Rossoneri salvati dalla traversa e dal soggetto misterioso Nkunku che entra a un quarto d’ora dalla fine e segna il gol che ricaccia la Fiorentina al terzultimo posto. Piccoli miglioramenti comunque nei viola, così come Allegri può consolarsi con l’arrivo del bomber tedesco Niclas Füllkrug che alla prima non va a segno ma lascia sperare in un girone di ritorno con qualche vittoria più larga del classico “corto muso”. Nella corsa-scudetto rientra con tanto di cinquina alla Cremonese la Juventus di Luciano Spalletti e di tigna anche la Roma di Gasperini che, in attesa di un bomber, recita a soggetto e in rima, Konè e Soulè, che gli permettono di sbrigare faticosamente anche la pratica Sassuolo. Ci sono 11 punti di distanza tra la Roma e i cugini della Lazio, ma i tifosi della squadra del subcomandante Sarri sembrano non accorgersene viste le coreografie e l’entusiasmo con cui al Bentegodi hanno festeggiato la vittoria e il 126° compleanno del club. Un club sempre ostaggio delle paturnie del suo presidente Lotito che non si può non riconoscere che spende pochissimo e ottiene sempre il massimo quando si presenta al mercato. La Lazio ha preso Ratkov e Taylor che a naso sembrano due buoni sostituti, rispettivamente di Castellanos (subito in gol con il West Ham nel derby di Coppa di lega) e Guendouzi che, 72 ore dopo aver salutato in lacrime il popolo laziale, con la sua rete vincente ha regalato la Supercoppa al Fenerbahce. Cose turche. Robe da Paz invece a Como, ma stavolta fuori dallo stadio Senigallia dove, molto prima del pari con il Bologna, si è scatenata l’ira funesta delle opposte fazioni. Bilancio da bollettino di guerra: 53 tifosi denunciati e due arrestati. In un tempo di orrori bellici le battaglie da ultimo stadio andrebbero severamente stoppate sul nascere. Stoppare il presidente dell’Aia Antonio Zappi (chiesta inibizione di 13 mesi) può migliorare l’attuale sistema arbitrale da quattro amici al Var? Non sì sa. Triplice fischio.
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