Il calcio e il tennis fanno dell'Italia il Paese della "deficienza"

Derby di Roma spostato alle 12 di domenica per evitare la sovrapposizione con la finale degli Internazionali di tennis. Sarri minaccia di non presentarsi. Binaghi accusa il "deficiente" del calendario
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May 15, 2026
Il calcio e il tennis fanno dell'Italia il Paese della "deficienza"
Il tecnico della Lazio Maurizio Sarri durante il discorso al Quirinale dinanzi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva ricevuto la squadra romana e quella dell'Inter alla vigilia della finale di Coppa Italia
Pensavamo di aver visto tutto per questa stagione, e invece no. Non bastava un campionato deprimente, stravinto per manifesta superiorità (o pochezza della concorrenza) dall’Inter dell’ex stagista nerazzurro Cristian Chivu. E non è stato neppure sufficiente un'orrida finale di Coppa Italia, persa dalla Lazio con un autogol e un pacco dono, sempre in favore dei nerazzurri campioni d’Italia che all’Olimpico sembravano stessero finendo una seduta d’allenamento, e allora il telespettatore ha cambiato canale regalando a Mediaset il peggiore indice di ascolto, oltre che di gradimento, dell’ultimo decennio. Adesso che tutto poteva essere archiviato alla voce “mai più” arriva lo scempio delle sfide a mezzogiorno, mai viste prima. No, quattro partite per le quattro aspiranti alla Champions fissate, anzi anticipate all’ora di pranzo è un fatto senza precedenti che forse non è mai accaduto neanche negli inverni polari del campionato di calcio delle isole Fær Øer. Il menù del torneo spezzatino per questo mezzogiorno di fuoco, almeno stando agli umori di alcuni dei protagonisti in campo, propone: Como-Parma, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli e il derby della capitale Roma-Lazio. Attenzione, a Roma per evitare sovrapposizioni pericolose tra il derby del Cupolone e la finale degli Internazionali di tennis, alias le Sinneriadi, il fischio d’inizio verrà dato alle ore 12 invece che alle classiche 12.30 dell'anticipo domenicale. E le altre tre sfide si sono dovute adeguare a questa mezz’ora accademica al contrario. Il calcio italiano, fuori dall’Europa che conta (nemmeno in semifinale sono arrivate le nostre formazioni in Coppa) e con la Nazionale esclusa dai Mondiali per la terza volta di fila, si ritrova a fare accademia ormai solo nella formulazione dei calendari.
Non serviva essere frate Indovino per immaginare che a Roma nei giorni consacrati al dio Sinner ci sarebbe stato un conflitto di date e orari se si fosse disputato il derby. Derby che una volta si inseriva nelle prime dieci giornate di campionato, in quanto partita delicata, a prescindere, per ragioni di classifica e anche di ordine pubblico (derby sospesi per morti inventate), mentre ora si può tranquillamente fissare alla penultima di campionato. Ogni tentativo di slittamento della stracittadina è stato rimbalzato dalla Prefettura romana e rigettato con sdegno dalla Federtennis del caustico presidente Binaghi che ci ha tenuto a dire che “non si può spostare l’orario di un torneo internazionale perché c’è un deficiente che ha organizzato un calendario del calcio con i piedi”. Il “deficiente” di turno e innominato per il principe del Foro Italico, sarebbe il signor Andrea Butti, responsabile dello staff dei calendari della Serie A. Una svista che ha creato più disagi dello spread. E del resto quando si parla di sfide per un posto in Champions perfino il subcomandante della Lazio Maurizio Sarri mette da parte la poesia dei sogni che aiutano a vivere meglio anche nel pallone (dopo la più brutta finale di Coppa Italia del secolo in corso chissà quale incubi lo stanno assalendo?) e mette al centro del villaggio la questione finanziaria. “E’ assurdo andare in campo alle 12 per partite in cui ci si giocano 60-70-80 milioni di euro”, ha detto l’ex bancario Sarri quantificando forfaittariamente il premio di accesso alla Champions che è sui 60 milioni. Non siamo fiscali, a questo ci pensa già il tecnico della Lazio che minaccia: “Se il derby si gioca domenica io non vengo sicuro, vengo allo stadio di lunedì. Se si gioca di domenica, fossi il presidente, non presenterei neanche la squadra, tanto per noi è uguale a questo punto, prendiamo lo 0-3, un punto di penalizzazione e basta. Questo non è calcio”.
Ecco forse sulla chiosa siamo tutti d’accordo, questo non è calcio. Qui da noi ormai si gioca solo con la mente rivolta a fare cassa, ai proventi derivati dai diritti televisivi e dagli sponsor, come la trumpiana Polymarket, main sponsor lanciato dalla Lazio di Lotito e magicamente diventato la piattaforma che ha siglato un accordo di partnership con la Serie A sul mercato americano. Perché gli americani amano alla follia il nostro calcio, come no. Per loro prima di tutto viene la passione per il club che hanno rilevato. Un esempio per tutti, il magnate Gerry Cardinale che ha rilevato il Milan dal gruppo Elliot e su consiglio di un algoritmo poi ha licenziato la bandiera rossonera Paolo Maldini che da dirigente aveva riportato lo scudetto a Milanello. Beh il combattente Cardinale a Carlos Passerini del "Corriere della Sera" ci ha tenuto a sottolineare che per lui i risultati vengono molto prima degli affari commerciali e con un pizzico di indignazione ha sciorinato: “Esiste una narrativa, secondo cui io penserei solo ai soldi e non a vincere. E’ assurdo se guardate la mia vita, la mia carriera, ho sempre vinto”. Andiamo sulla fiducia, Cardinale avrà sempre vinto in carriera, ma ora a 180 minuti dalla fine della stagione il suo Milan potrebbe ritrovarsi fuori dalla Champions e questa sarebbe una clamorosa sconfitta: secondo anno consecutivo per i rossoneri fuori dalle Coppe. Paolo Maldini intanto, presente sugli spalti del Foro Italico per assistere ai match di Sinner accusa il calcio italiano dei tanti flop "per non aver saputo programmare come invece ha fatto in maniera straordinaria il tennis azzurro". Non sappiamo se Maldini si riferisse anche alla capacità di Binaghi e soci di programmare i calendari dei vari tornei internazionali che si svolgono su suolo italico, però un po’ di “deficienza” a nostro modesto parere sta anche nell’assistere a match che si protraggono fino alle 2 di notte (vedi il povero oriundo Luciano Darderi che solo a quell'ora ha vinto la semifinale contro Rafa Jodar) e a biglietti per il campo centrale che arrivano a costare fino a 2mila euro, nonostante non ci sia lo spettacolo assoluto di un duello in finale tra il divino Sinner e il suo sfidante ufficiale Alcaraz. Insomma, a conti fatti, grazie al calcio e al tennis, dopo santi, artisti e navigatori, adesso siamo diventati anche un Paese di deficienti.

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