"Neocalcio", tutti i mali e le sconfitte del pallone globale

A giochi quasi fatti in Serie A possiamo darci alla lettura, a cominciare dal saggio di Bartolozzi e Currò che filosoficamente e storicamente tracciano il ritratto di uno sport e del Terzo Millennio
May 6, 2026
"Neocalcio", tutti i mali e le sconfitte del pallone globale
La finale di Supercoppa argentina Boca Juniors and Racing Club disputata a Al Ain, negli Emirati Arabi, al cospetto degli sceicchi padroni di casa, sempre pronti a fare affari anche sul mercato calcistico / Epa
Visto che i giochi in Serie A ormai sono fatti, Inter campione d’Italia per la 21ª volta, Napoli, Milan e Juventus dovrebbero essere – condizionale d’obbligo a 270’ dalla fine del campionato - le altre tre italiane che andranno in Champions, e con Pisa, Verona già retrocesse in B – si attende la terza, la Cremonese? – possiamo dedicarci alla lettura. Vi potrei far sognare parlandovi della versione aggiornata di un capolavoro della letteratura calcistica come Splendori e miserie del gioco del calcio (splendidamente ripubblicato da Sur), opera di quel gran genio di Eduardo Galeano. Oppure, in un tempo avaro di talenti azzurri seguendo il racconto di Michele Tossani potremmo andare di amarcord con Gigi Lentini. Il talento del Filadelfia (Edizioni inContropiede) che ci ricorda l’ultimo grande serbatoio dei giovani granata riempito da quei talenti, come Lentini, cresciuti da Sergio Vatta, uno degli ultimi “educatori di campo”, quelli che purtroppo ora mancano nei nostri club. Lentini però, ci ricorda anche che “tangentopoli” nel 1992 era entrata di prepotenza anche nel calcio con il suo acquisto da parte del Milan di Silvio Berlusconi che lo prese dal Toro per la cifra, allora record, di 18,5 miliardi di vecchie lire, più un “nero” di altri 5-6 miliardi. Primi segnali preoccupanti di un “calcio marcio” che da lì in poi avrebbe collezionato scandali di ogni genere: finanziari, sanitari (doping e morti misteriose), scommesse e combine. «Dopo aver visto tagliati, smontanti e venduti i propri organi più intimi, lo sport e il calcio non saranno più in grado di restituire l’incanto e la magia di uno spirito vitale», denunciano Bruno Bartolozzi e Enrico Currò nel retro di copertina de Il Neocalcio. Storia, filosofia e cronaca tra stadi, finanza e social network (Rogas Edizioni). Un saggio d’impronta filosofica, matrice prettamente bartolozziana, quanto storica, Currò è cronista di razza che coniuga Tito Livio con il giornalismo aulico di Mario Fossati, di cui ha scritto la biografia. Un’avvertenza: a tutti quelli che credono ancora nel calcio di poesia e si commuovono sempre allo stadio (quelli moderni sono i “non luoghi” sottolineano Bartolozzi e Currò) all’ascolto dell’inno della propria squadra del cuore, questo è un libro che prima vi farà molto male, ma poi avrà il potere di aprirvi gli occhi e di farvi riflettere, non solo sullo sport, ma su ciò che eravamo e non siamo più. La prefazione di Neocalcio, affidata al fondatore, con Socrates, della “Democracia Corinthiana”, l’ex bomber brasiliano del Torino anni ’80, Walter Casagrande, è la sintesi puntuale di questo tempo: «La società mondiale nel suo complesso è diventata molto egoista, materialista e molto meno romantica e questo ha influenzato anche il calcio. L’amore che c’era per la maglia del proprio club si è trasformato in amore per il conto in banca. L’identificazione che c’era con club, con la città, col Paese, ha ceduto il passo all’amore per se stessi». La speranza di un neorinascimento, al momento non si vede ma forse è nascosta, magari dietro a un calcio d’angolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA