Sul viaggio del Papa in Colombia anche uno sguardo «da lontano»


Guido Mocellin mercoledì 13 settembre 2017
Mentre va scemando in Rete il copioso flusso informativo sul viaggio di papa Francesco in Colombia, trovo motivi per suggerire di andare sul sito di Tv2000 ( tinyurl.com/y6vpbvdq ) e scaricare l'intervista di Gennaro Ferrara a Ingrid Betancourt, l'ex politica sequestrata per sei anni (2002-2008) dai guerriglieri delle Farc. Naturalmente dopo aver letto oggi su "Avvenire" quella, altrettanto bella, raccolta da Lucia Capuzzi, ma qui preme concentrarsi sullo specifico uso del mezzo tv in connubio con internet. L'intervista di Tv2000 arricchisce, grazie allo sguardo "da lontano" di questa particolare testimone, la comprensione della visita nel contesto del processo di pacificazione interna. Betancourt descrive Francesco come un uragano, «che è passato sulla Colombia interpellando intimamente i colombiani», obbligandoli «a guardare noi stessi come vorremmo essere e come dovremmo guardare chi ci ha fatto del male. È come fare un'autoanalisi», aggiunge, e mostra quanto si identifichi personalmente con tale percorso. «Possiamo vivere aggrappati alle nostre vendette, ai valori della guerra o all'idea di uccidere il nemico, ma questo è un errore; [oppure] possiamo essere liberi, capire che la riconciliazione non dipende dal fatto che l'altro venga a chiedermi perdono ma dal fatto che noi stessi dobbiamo cercare il modo di liberarci dai nostri peccati e dal danno che ci è stato creato».
Un buon campione, per quanto atipico, delle quotidiane dirette da studio del "Diario di papa Francesco", che si trasformano in complesse maratone quando il Papa prende l'aereo. Il programma si apprezza, tra l'altro, per quanto bene il conduttore pratica l'arte, ormai perduta in tv, di dare la parola piuttosto che di prendersela, di fare buone domande e propiziare buone risposte. Così anche con Betancourt, dove l'emozione che traspare è solo quella dell'ospite. Anche se poi, su Facebook, il giornalista l'ha chiosato come «l'incontro tra i più significativi ed emozionanti in 20 anni di lavoro».
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