Solidarietà, la lente dell'Inps sui Volontari del sangue
giovedì 29 marzo 2018
L'Inps "visita" il Terzo Settore e dedica una particolare attenzione all'Avis, la più grande organizzazione italiana per le donazioni del sangue. L'associazione riesce a garantire circa l'80% del fabbisogno nazionale di sangue e può contare sull'apporto volontario, anonimo e gratuito di oltre un milione di soci, che ogni anno contribuiscono a raccogliere più 2 milioni di unità di sangue e suoi derivati.
L'Avis non è partitica né confessionale, tuttavia trova fertile terreno nella generosità e nell'attenzione verso il prossimo di moltissimi donatori presenti nei gruppi religiosi e negli ambiti parrocchiali. La lunga storia associativa (ha da poco celebrato il 90° anniversario), la presenza capillare sul territorio, la rilevanza sociale della sua attività hanno di fatto attribuito all'Avis le caratteristiche di un ente pubblico, peraltro confermate da pareri del Consiglio di Stato e della Presidenza del Consiglio e da sentenze di giudici ordinari e amministrativi. E anche per l'Inps l'associazione è stata inquadrata fra gli «enti pubblici non economici, non soggetti alle norme sugli assegni familiari».
Negli ultimi anni si è assistito tuttavia ad una crescente diffusione di organismi costituiti su iniziativa privata ma con fini di pubblica utilità, in particolare nel campo dell'assistenza e della beneficenza. L'evoluzione della giurisprudenza ha coinvolto con diversi pronunciamenti anche l'Avis. Da ultimo, la Cassazione a Sezioni unite, con una pronuncia definitiva, ha stabilito che l'Avis nazionale e le sue articolazioni territoriali non possono essere considerati fra gli enti pubblici. Infatti la natura privata di un ente non esclude che questi possa operare in materie che abbiano finalità pubbliche. La stessa Avis nel nuovo Statuto adottato nel 2003 ha ribadito di essere dotata di personalità giuridica di diritto privato.
È obbligatorio quindi per l'Inps procedere ora ad una riclassificazione dell'Avis nazionale e delle sue strutture territoriali fra gli enti privati del "settore terziario", con gli inevitabili riflessi che comportano l'esclusione dalla categoria degli enti pubblici, l'applicazione della disciplina degli assegni per il nucleo familiare e, più in generale, della contribuzione previdenziale per i dipendenti, i collaboratori ecc. L'Avis, non avendo finalità di lucro può essere esentata dal Contributo assegni familiari qualora assicuri ai suoi dipendenti trattamenti di famiglia non inferiori a quelli di legge. Il nuovo inquadramento ha effetto a partire dal periodo di paga successivo al 23 marzo 2018, data del provvedimento ufficiale (n. 51/2018) emesso dall'Istituto.
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