Senegal, 20 anni dopo: ricordiamoci di Metsu
mercoledì 9 febbraio 2022
Esattamente venti anni fa la nazionale di calcio del Senegal arrivò, per la prima volta nella sua storia, alla finale della Coppa d'Africa. Vinse, ai rigori, il Camerun della stella Samuel Eto'o. La finale del 2002 terminò infatti con la sequenza dei calci dal dischetto e per i "Leoni della Teranga" fu fatale l'ultimo errore del capitano Aliou Cissé. Il Commissario tecnico di quella squadra era un francese dai capelli lunghi e mossi, uno standing vagamente cinematografico, e un curriculum assolutamente mediocre: Bruno Metsu.
Quell'impresa sportiva, la prima nella storia del Senegal, proseguì nell'estate del 2002 con una incredibile cavalcata che portò la squadra fino ai quarti di finale del Mondiale nippo-coreano di quello stesso anno. Il Senegal, nell'occasione, realizzò una delle imprese più romantiche della storia dei Mondiali, battendo all'esordio i campioni in carica: la Francia, la patria del ct Bruno Metsu. Ne fecero le spese migliaia di galletti (l'animale simbolo della nazionale francese) che a Dakar, vennero arrostiti per festeggiare la vittoria in una delle feste più memorabili che la capitale senegalese ricordi. Una squadra che diventò leggendaria, ma che non era mai riuscita a vincere nulla. Quel rigore sbagliato era, fino a domenica scorsa, una di quelle ferite che non rimarginano. Tanti campioni protagonisti anche del nostro campionato, un'altra finale di Coppa d'Africa persa, ma nessun successo.
Venti anni dopo proprio il protagonista di quel rigore sbagliato, Aliou Cissé, diventato il ct della sua nazionale, ha portato la squadra alla prima storica vittoria, ancora ai rigori, contro l'Egitto. La comunità senegalese è esplosa di gioia, ovunque nel mondo. Anche in Italia, e in qualche caso, come a Torino, anche andando oltre il lecito. Non osiamo immaginare cosa sia successo a Dakar, ma ci piace pensare che dopo l'ultimo rigore si sia chiuso un cerchio e che qualcuno abbia guardato lassù, dove purtroppo, da anni, è volato Bruno Metsu, l'uomo che fece il primo passo di questo lungo viaggio. Dopo l'incredibile Mondiale del 2002, nonostante il risultato insperato, era scoppiata qualche polemica per la gestione del quarto di finale contro la Turchia. Metsu, eccentrico, sensibile, a suo modo visionario, lasciò e incominciò una serie di esperienze più redditizie dal punto visto economico, ma meno emozionanti di quelle vissute alla guida dei suoi "Leoni della Teranga".
Si tornò a parlare di Bruno Metsu solo nell'agosto del 2013, quando, in una intervista all'Equipe, il tecnico disse: «Ho appreso delle mie condizioni in modo piuttosto brutale. I medici mi hanno detto: hai tre cancri, uno al fegato, uno al colon e uno ai polmoni. Hai tre mesi di vita. Ma ho iniziato a combattere e sono ancora qui, ho un istinto di sopravvivenza pazzesco». Se ne andò il 15 ottobre 2013, due mesi dopo quell'intervista, a Coudekerque-Village, il paese dove era nato 59 anni prima, nei pressi di Dunkerque. Il suo corpo però riposa a Yoff, nella parte nord di Dakar, dove la gente che lo ha tanto amato domenica è impazzita di gioia. Il cerchio si è chiuso, i Leoni hanno vinto il loro primo trofeo. E quell'allenatore eccentrico, romantico e generoso, ne siamo sicuri, può riposare in pace.
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