domenica 12 gennaio 2003
Nell'affascinante disco che Jordi Savall ha dedicato all'arte musicale di Heinrich Ignaz Franz von Biber (1644-1704) è racchiuso tutto il gusto tipicamente barocco della volontà di stupire e del gusto della meraviglia. Al fianco della celebre Battalia - in cui il compositore boemo ha inteso rappresentare con estrema fedeltà il clamore di una cruenta scena di guerra - c'è il grandioso Requiem à 15 in Concerto, straordinario capolavoro sacro composto con ogni probabilità nel 1687 per accompagnare le esequie dell'arcivescovo-principe di Salisburgo, Maximilian Gandolph. Fu proprio nella città austriaca che Biber, forte della fama di eccelso violinista che lo aveva portato a esibirsi con grande successo davanti all'imperatore Lepoldo I, ricoprì infatti il prestigioso ruolo di Kapellmeister, dal 1684 fino al giorno della sua morte. Alla guida degli ensemble della Capella Reial de Catalunia e del Concert des Nations, Savall ha così voluto registrare il Requiem (cd pubblicato da Alia Vox e distribuito da Jupiter) in quella stessa Cattedrale di Saliburgo tra le cui mura era risuonato per la prima volta; nel tentativo di ricreare poi la stessa prassi esecutiva e le medesime condizioni acustiche che caratterizzavano le celebrazioni liturgiche coeve, ha posizionato cantanti e strumentisti nel coro e nelle cantorie sopraelevate poste sulle quattro colonne che sostengono la volta del duomo. Ed è una vera e propria cascata di note a piovere letteralmente dal cielo e a investire l'attonito ascoltatore, attraverso una fitta trama di intrecci melodici, effetti d'eco e ritorni di suono. In una sorta di continuità ideale, il direttore catalano ha così fatto seguire lo straziante lamento dei moschettieri feriti, che chiude il quadro apocalittico della Battalia, dai cupi rintocchi di tamburo che introducono la «Marcia funebre» posta in apertura del Requiem. Assecondando d'altra parte un cambio di registro sostanziale che, senza nulla togliere alla dimensione umana del dolore (mirabilmente evocata tra le pieghe dell'Introitus o del Lacrimosa), lascia progressivamente emergere il senso di sereno abbandono alla certezza di una ricompensa celeste; un'intima consapevolezza suggellata dalla trionfale Communio, che pare quasi innalzare la cattedrale salisburghese alle porte del Paradiso.
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