Rai 1, «...sulle spalle» una bella storia
giovedì 21 febbraio 2019
Torino spopola nelle fiction di questi giorni. Dopo Non mentire (Canale 5) il capoluogo piemontese fa da sfondo anche a Il mondo sulle spalle (martedì scorso su Rai 1). La città lo merita, ma nel caso quest'ultimo del film per la tv interpretato da Beppe Fiorello, che lo ha anche scritto insieme ad altri tra cui il regista Nicola Campiotti, ciò che conta davvero è la vicenda in quanto tratta da una storia vera, quella di Enzo Muscia, operaio elettrotecnico che riuscì a ricomprare l'azienda che lo aveva licenziato e a riassumere parte dei suoi colleghi. Muscia ipotecò la casa per rilevare marchio e produzione. Oggi l'azienda, che ha sede a Saronno in provincia di Varese e opera nel settore dell'elettronica, ha 38 lavoratori, tutti ex dipendenti della società originaria, e un fatturato di due milioni di euro. L'ex operaio ora imprenditore è stato insignito nel 2017 del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana. Nella fiction il protagonista prende il nome di Marco Parisi. È sposato con Carla (Sara Zanier) e ha un figlio nato prematuro con una grave malformazione cardiaca. Sarà proprio la lotta per salvare il figlio a intrecciarsi con quella per salvare la fabbrica rendendo i toni fortemente drammatici, forse anche troppo. Non c'è dubbio, infatti, che alcune scene su entrambi i fronti siano un po' accentuate: da una parte, ad esempio, le nottate passate in ospedale, dall'altra, sempre per fare un esempio, la ribellione di tutti i colleghi nei confronti di Marco che gettano per terra i camici bianchi da lavoro. Così come in altri momenti ci può essere di contro un senso di trionfalismo. Ma questo non riduce il valore di una fiction che affronta uno dei temi cruciali del momento, quello del lavoro, principio fondamentale della nostra Costituzione, e soprattutto della dignità del lavoratore («Gli operai non sono numeri hanno sempre un nome»), della solidarietà e del riscatto. Oltre ad attribuire a una piccola creatura la spinta per una grande impresa. La voce fuori campo di Marco spiega all'inizio, a proposito del figlio, di aver trovato «la forza da un essere così piccolo». Mentre alla fine è lo stesso figlio, ormai un ragazzino, a raccontare che «mio papà dice che la forza gliel'ho data io».
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