giovedì 6 dicembre 2007
II Domenica di Avvento
Anno A

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (...). Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (...).

Due voci nel deserto di Giuda: Giovanni e la fede a caro prezzo, Isaia e la poesia di un mondo incantato; Giovanni e l'impegno necessario, Isaia e il dono immeritato. Come i due profeti, ogni cristiano vive di grazia e di impegno, di dramma e di poesia.
Con le sue immagini irruenti Giovanni non vuole lanciare minacce sulla nostra fatica di credere, né seminare paure. Il profeta sa bene che la paura non libera dal male; che non sarà la paura a fare del leone un mangiatore di erba, a edificare la casa comune per il lupo e per l'agnello. È altra la forza che cambia il cuore, mai la paura. E noi, noi che proclamiamo la pace, in realtà la cerchiamo per amore della pace o per paura della guerra?
La forza che cambia il cuore? Una forza non-umana che cresce dentro, una forza appunto im-mane, il divino in noi: Dio viene! Prima che un problema degli uomini la salvezza è una passione di Dio. Da Lui la vita fluisce inesauribile e inarrestabile come un fiume. Dio viene, in te sogna il suo sogno e di vita anche la pietra si riveste.
Con le immagini del fuoco e della scure, dagli effetti definitivi, Giovanni afferma che Dio è un problema centrale, non marginale; che «Dio viene al centro della vita, non ai margini di essa» (Bonhoeffer); che tocca quella misteriosa radice del vivere che ci mantiene diritti come alberi forti. Dio ha a che fare con il cuore della vita.
Là dove sono le mie radici, dov'è il mio fuoco e l'alta temperatura del vivere, là dove io decido, dove la vita è più vita, viene il Signore. Egli non è solo l'ultima risorsa quando non ho più risorse. Viene come forza della mia forza, nella bellezza, nella passione d'amore, nella fedeltà al dovere, nel coraggio di sperare, quando accetto la sproporzione tra ciò che mi è promesso (il lupo e l'agnello che dimorano insieme) e ciò che tengo tra le mani
Convertitevi, dice l'ultimo profeta. E fa appello non alla forza di volontà, ma alla nostra capacità di sognare con l'altro profeta, il seminatore di sogni, Isaia: il sogno che oggi ci stimola è il futuro di Dio che ci chiama.
Ma soprattutto fa appello al venire di Cristo. Non si torna indenni dall'incontro con il Signore, che è vento, mare, falce nei prati, radice, spirito, fuoco, grazia a caro prezzo, conversione: «impossibile amarlo impunemente» (Turoldo).
(Letture: Isaia 11,1-10; Salmo 71; Romani 15,4-9; Matteo 3,1-12).
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