Pesche, mercato alla frutta
sabato 27 agosto 2011
In una settimana, quella più calda dell'estate, gli acquisti di frutta sono cresciuti del 40%, ma ciò non è bastato a risollevare le sorti di uno dei comparti d'eccellenza dell'agricoltura italiana che, in una stagione, avrebbe perso qualcosa come 300 milioni di euro solo per quanto riguarda le pesche.
È fra questi due numeri – stimati dalla Coldiretti – che si giocano le sorti del settore, compresso da prezzi sempre più bassi e da consumi che stentano – a parte l'esplosione dovuta al caldo – ad imprimere l'accelerazione che serve per riguadagnare le vendite perdute e rimettere in sesto i bilanci. Ad essere in rosso, oltre alla produzione di pesche, anche i conti delle imprese che producono le altre varietà di frutta e verdura di stagione come i cocomeri che spesso sono rimasti addirittura nei campi. Alla base della situazione, l'allargamento (senza giustificazione per i produttori), della forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo. È sufficiente qualche dato per capire. All'inizio di agosto le pesche gialle sono state pagate agli agricoltori 31 centesimi al chilo, ma il prezzo al consumo è stato in media 1,85 euro al chilo con un ricarico del 496%;mentre le le nettarine (pesche noci) sono state pagate 34 centesimi ma il prezzo finale è salito a 1,95 con un ricarico del 474%. A conti fatti, gli agricoltori devono vendere quasi 4 chili di pesche per una tazzina di caffè.
È una situazione che si è fatta di giorno in giorno più insostenibile, tanto che Fedagri-Confcooperative non ha esitato, a puntare il dito sull'immobilismo dell'Italia confrontata con la dinamicità di altri Paesi. «È proprio di questi giorni la notizia riportata da tutti i quotidiani francesi – ha spiegato il vertice dell'associazione – che il ministro francese dell'Agricoltura, Bruno Le Maire, per salvare la stagione dei produttori ortofrutticoli, ha annunciato un pacchetto di misure finalizzato a compensare del 35-40% le perdite, stimate in circa 60 milioni di euro». La morale? «In Paesi che sono leader nella produzione di ortofrutta come il nostro e che hanno risentito come noi in maniera pesantissima della crisi è dunque lo Stato ad intervenire per aiutare il comparto attraverso misure di sospensione ed esoneri del pagamento degli oneri fiscali e dei contributi previdenziali sulla manodopera. Il governo francese convocherà inoltre le banche per chiedere un loro sostegno diretto al settore». In effetti qualcosa si sta facendo anche in Italia, ma il tempo stringe mentre i frutticoltori sono alle prese con una delle crisi più importanti degli ultimi anni. Eppure, siamo, per le pesche, il primo produttore mondiale con un raccolto stimato di circa 1,6 milioni di tonnellate. Eppure, ancora quest'anno, le operazioni di raccolta di frutta e verdura hanno coinvolto 200mila giovani. Eppure, tutti dicono che c'è sufficiente spazio per garantire reddito ai produttori e consentire acquisti al giusto prezzo per i consumatori. Allora dov' è il problema?
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