Perché non basta indaffararsi a comunicare
venerdì 13 maggio 2016
Filippo La Porta, critico letterario e morale della propria generazione, piuttosto “indaffarato” sia nelle condivisioni che negli smascheramenti, ha sviluppato in un pamphlet intitolato appunto Gli indaffarati (Bompiani) un suo precedente articolo contro Gli sdraiati di Michele Serra. Sia La Porta che Serra si sono dunque impegnati, in questo caso, non a giudicare la generazione a cui appartengono (quella del '77, più che del '68) ma quella dei loro figli, ormai ventenni. Secondo La Porta i giovani guardano (lodevolmente) più all'autenticità delle persone che alla verità delle idee. Puoi anche dire cose giuste, ma se sei falso non valgono, anzi le falsifichi. Condivido questo criterio. Tanto è vero che trent'anni fa, diffidando sia di Marx che di Bakunin e leggendo Aleksandr Herzen, capii che già nell'Ottocento si chiarì una cosa: il problema non era volere o no delle rivoluzioni, ma capire che uomini erano i rivoluzionari, in che teste e in che mani era l'idea di rivoluzione. Se chi lotta o dice di lottare per il bene, non vive secondo il bene ma secondo la lotta, è bene diffidarne. Il fine e i mezzi devono essere la stessa cosa, anzi di fatto lo sono. Quello che mi convince poco è l'umanesimo minimalista (senza libri? scarsa cultura?) che secondo La Porta si è diffuso oggi fra i giovani. Certo, sognare di “cambiare il mondo” e intanto comportarsi male non promette granché. Ma non vedere né studiare il mondo, non porsi di nuovo gli interrogativi che ci vengono dalla grande tradizione morale, scientifica, politica e religiosa, è una perdita che non può essere compensata dall'indaffararsi a comunicare. Ho spesso l'impressione che anche “il fare” si esaurisca in un frenetico comunicare, muoversi, viaggiare, trasportarsi da un posto all'altro. Più che vedere che cos'è l'insieme sociale, si vorrebbe essere mentalmente dovunque in presa diretta. Si è indaffarati restando sdraiati, convinti di vivere intensamente in una affollata socialità. Avevo detto nella precedente puntata che l'iperproduzione di tecnologie offre soprattutto comodità e velocità. Gli sdraiati vogliono stare comodi, gli indaffarati vogliono essere veloci. Le cose che cercano non sono opposte ma complementari. Il mercato provvede a tutto e la nostra cultura non prevede alternative.
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