Parlare con tutti in diretta video: così avanza la pastorale digitale
domenica 29 maggio 2016
Con quasi il 20% dei post a lui dedicati è il cardinal Capovilla il re della Rete dell'informazione ecclesiale in questi ultimi due giorni. Lui che ha visto alternarsi nove papi e ne ha serviti uno da segretario, tre da vescovo, uno da emerito e uno da cardinale, ha incassato, in morte, i dividendi della sua cordialità verso i media: ogni collega ha tirato fuori dall'archivio un “suo” Capovilla. Tutti bellissimi.Mi piace legare a un uomo di Chiesa nato nel 1915 un fatto di Chiesa che al massimo avrebbe potuto avvenire nel 2015, e che di fatto è avvenuto ieri l'altro. In Italia se n'è accorto per primo Giorgio Bernardelli ( http://tinyurl.com/jghwm4l ), osservatore tra i più sensibili della vita digitale della Chiesa (e al quale devo molto di quel poco che ho appreso sinora), e lo ha ripreso, a parte un rilancio del Sismografo direttamente da Lambeth Palace, solo don Alessandro Palermo ( http://tinyurl.com/zuwmpv5 ). Ma nel suo piccolo è una notiziona.L'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, capo della Chiesa anglicana, sta facendo da qualche settimana dei live streaming su Facebook ( http://tinyurl.com/hqusca8 ). Vuol dire andare in diretta video su Facebook, parlare, vedere i commenti degli utenti e volendo rispondere. Dopo alcune meditazioni bibliche, venerdì l'iniziativa ha preso un vistoso colorito ecumenico, giacché Welby vi ha coinvolto l'arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, primate della Chiesa cattolica inglese. 10 minuti di conversazione e preghiera insieme, 56mila visualizzazioni, 2mila e più “mi piace”, 500 commenti e condivisioni.Niente a che vedere con i numeri, ad esempio, di Matteo Renzi, che, come Welby, è stato lesto a sperimentare la novità, e che all'ultima sessione (18 maggio) ha fatto, in mezz'ora, il quadruplo di visualizzazioni. Ma l'importante non sono i numeri. L'importante è che, una dopo l'altra, il digitale sembra ridurre le differenze tra la comunicazione di massa e la comunicazione da persona a persona. Che per annunciare il Vangelo è quella che più conta. Chi sarà il primo pastore italiano a provarci?
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