L’Africa lancia la sfida quantistica cercando sviluppo e indipendenza
Università e consorzi stanno investendo per conquistare attraverso l’innovazione la libertà digitale nei campi della sicurezza, della sanità, dell’agricoltura e delle comunicazioni

C’è un’Africa che non si arrende al ruolo di mero spettatore di rotture tecnologiche allogene, ma che vuol farsi partecipe della corsa globale alla neo-rivoluzione quantistica, simbiotica all’intelligenza artificiale omonima. Ne va della sovranità e dell’indipendenza, soprattutto per declinare la ricerca settoriale alle urgenze dell’Agenda di sviluppo continentale, fiduciosa per l’orizzonte 2063. Quell’Africa si candida a essere protagonista del ciclo innovativo in corso, foriero della riscrittura della grammatica di potenza, e ambisce a una decolonizzazione anche in campo digitale, che è già in essere in alcuni paesi. Una testimonianza di questo processo si ha nell’impatto africano in fatti di pubblicazioni scientifiche quantistiche, che pur essendo ancora minoritario, pari al 16% del totale mondiale, è però galvanizzato dal nascente fondo ad hoc del Consorzio quantistico continentale, che sta federando l’ecosistema ed è promotore di un’accademia e di varie tavole rotonde, assai promettenti in fatto di sensori quantistici, algoritmi e saperi irradiantisi sul benessere della gens africana, grazie a tante applicazioni potenziali che spaziano dal campo medico-farmaceutico all’agricoltura di precisione, dalle comunicazioni sicure ai simulatori poli-settoriali, dai modelli climatici predittivi alla sintesi di fertilizzanti, passando per la sicurezza alimentare e sfociando in migliorie nella gestione delle risorse.
Sono queste alcune delle promesse della seconda era quantistica, insieme alla razionalizzazione degli sprechi, ai gravimetri-magnetometri di nuova generazione, benefici per l’ambiente nella prospezione mineraria e ai sensori quantistici che indagheranno più rapidamente i marcatori biometrici, interagendo con simulatori che proietteranno ingegneria genetica e biologia sintetica a scoperte più repentine di rimedi a virus come Ebola, malaria e tubercolosi. Ecco perché c’è un fervere di iniziative continentali, di incubatori tecnologici in nuce, di neo-dipartimenti accademici innervati da collaborazioni internazionali e alimentati da alcuni fondi endogeni ed esogeni. Gran parte della ricerca quantistica africana è tuttavia concentrata in una decina di paesi, Egitto, Marocco e Sudafrica in primis. L’Università del Cairo e l’Università americana ubicata nella medesima città si stanno cimentando negli studi sulla simulazione, la sensoristica e le comunicazioni quantistiche.
Non meno dinamica è l’Università politecnica marocchina Mohammed VI (UM6P), che si sta lambiccando sulla crittografia, la sensoristica e l’algoritmica quantistica. Marocco che, essendo in piena rivoluzione digitale, matura l’interesse per la crittografia, baluardo alle criticità emergenti nella cifratura dei protocolli d’antan, superati dalle opportunità aprentesi nella decrittazione quantistica dei codici protettivi di reti e database, in cui si scambiano e si archiviano informazioni a iosa e miliardi di dollari viaggiano a ritmi record. Infrastrutture sensibili sempre più interconnesse elettronicamente raccontano di reti di telecomunicazioni e di trasporto, di oleodotti, di sistemi energetici e di approvvigionamento idrico, di servizi bancari, finanziari, pubblici ed emergenziali essenziali alla difesa e alla sicurezza economica africana, in cui l’hi-tech digitale sta rimodulando concetti di confini e di una sicurezza minabile da una pletora di potenziali insidie: dalle incursioni del semplice hacker agli attacchi spionistici e malevoli del servizio informazioni avversario o di organizzazioni criminali e terroristiche. Le chiavi quantistiche evolutive saranno argine primo alle minacce, in un continente le cui superfici e condizioni climatiche sono ideali anche per le comunicazioni quantistiche di rete fra i segmenti terrestri e i satelliti in orbita.
Ne è riprova il 2024, testimone del primo collegamento sensoriale fra lo spazio satellitare cinese e una stazione terrestre sudafricana. Non è un caso che l’esperimento sia avvenuto qui, in un paese fattosi padrino di un’iniziativa tecnologica quantistica, aperta a una rete cloud di calcolatori quantistici federati nel consorzio fra Ibm e l’Alleanza africana delle università di ricerca. Sudafrica che è pure patria di un incubatore tecnologico a Tshimologong e di molteplici hub hi-tech, fiorenti di aziende come Snode Technologies, Systèmes, Idemia, Sigfox, Thales, CISCO, MAN Ferrostaal, Huawei, tutte latrici di saperi, di un travaso di competenze in codici software e galvanizzatrici di produttività creativa nell’internet delle cose. Il Sudafrica spicca però anche per i suoi cluster elettronico-sensoristici autonomi, per una cinquantina di aziende versate nel C5I (Comando, Controllo, Comunicazione, Computer, Cibernetica e Intelligence) e per un nuovo centro militare, che sorge in un’istituzione ospitante la facoltà di scienze militari dell’università di Stellenbosch ed è il quarto hub dell’AIISA (Artificial Intelligence Institute of South Africa), ente fondato tre anni fa, i cui vari poli sono focalizzati su macro-settori economici catalizzabili dagli avanzamenti nell’intelligenza artificiale.
Tutto torna nell’ambito delle linee guida della Commissione presidenziale per la quarta rivoluzione industriale, su cui pesano tuttavia le incognite dell’assenza di grandi produttori locali di semiconduttori, di carenze nel calcolo computazionale e di data center di taglia per addestrare i modelli nazionali. Tenendo presente che una squadra di fisici dell’università del Witwatersrand ha testé plasmato un neo-sistema di calcolo avanguardistico, fondato sulle potenzialità laser e istoriato di sistemi di visualizzazione più tradizionali, il tutto compendiato da lenti e algoritmi confermativi. L’Università è parte di un pentagruppo di dipartimenti accademici nazionali che ha appena incamerato 3 milioni di dollari governativi miranti a forgiare nuovi pupilli in ricerche avanzate di tecno-quantismo. Iniziative speculari stanno sbocciando pure in Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, Libia, Ghana, Camerun, Nigeria, Kenya e Ruanda, patrocinate a Kigali dall’Istituto africano di scienze matematiche, ente foriero del centro di ricerche Quantum leap Africa, proteso non solo a elucubrazioni scientifiche ma anche ad applicazioni pratiche, ossigeno per un continente consapevole del proprio ritardo e di tante debolezze strutturali, a partire dal pauperismo finanziario per arrivare alla diaspora di talenti, senza dimenticare la carenza di neo-laureati in discipline matematico-ingegneristico-informatiche.
Dalla potenza di calcolo di cui disporrà l’Africa dipenderà in futuro la capacità di sfruttamento della mole d’informazioni poli-sensoriali, utili a prevedere, prevenire o circoscrivere gli effetti di un evento critico. Applicare l’intellegibilità rapida dei dati a campi spazianti dall’industrial-farmaceutico-economico al diplomatico-militare sarà tutelativo in un mondo dominato da meta-sistemi informativi, fisici, digitali e cognitivi. Come disse tempo addietro lo stesso numero uno dell’aeronautica militare statunitense, generale Fogelman, dominare lo spettro informativo è oggi preludio alla vittoria (e alla sopravvivenza) quanto lo erano in passato l’occupazione di un territorio o la supremazia aerea.
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