Riforma elettorale, le possibili convergenze e i tanti nodi
Le opposizioni attendono un testo su cui aprire la trattativa. Intanto parte l'iter per consentire di votare ai fuorisede

Non destano sorpresa le dichiarazioni della maggioranza di voler accelerare sulla legge elettorale. Piuttosto le opposizioni sono in attesa di capire se e su quali basi si potrà aprire un confronto. Lo slittamento della data del referendum per la riforma costituzionale della giustizia cambia l’agenda del centrodestra, che avrebbe voluto chiudere un cantiere prima di aprirne un altro. Ma per la riforma del sistema di voto i tempi corrono, e allora il tema diventa una delle priorità del 2026.
La certezza che con l’attuale sistema si arriverebbe a un pareggio è diffusa, e soprattutto i due grandi partiti degli schieramenti opposti - FdI e Pd - sono sufficientemente polarizzati da far escludere eventuali intese post voto. Motivo per cui l’interesse a modificare la legge potrebbe essere reciproco, anche se per ora emergono perplessità. A criticare la mossa del Governo e della coalizione che lo supporta sono Iv e +Europa, dove il segretario Riccardo Magi mette in guardia dallo «scandaloso premio di maggioranza» a cui punterebbe la destra. La capogruppo renziana Raffaella Paita è certa invece che l’accelerazione sia dovuta alla «paura di perdere».
Di certo il premio di maggioranza è un tema rilevante su cui si sta lavorando, proprio per avere un sistema in grado di garantire governabilità. Ci sono diverse questioni su cui occorrerà ragionare, spiega il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti. La riduzione del numero dei parlamentari, specie al Senato che conta solo 200 membri, aumenta la possibilità di pareggio. Di qui il premio che potrebbe scattare solo se la stessa coalizione arriva prima in entrambi i rami del Parlamento e che per il Senato dovrebbe tenere conto della composizione su base regionale.
Il problema, lamentano Pd e M5s, è che allo stato nessun testo è stato presentato come base di ragionamento. Per ora trapela l’orientamento del centrodestra in favore del superamento dei collegi uninominali, l’introduzione del proporzionale e il premio di maggioranza più a misura, che dovrebbe scattare per chi raggiunge il 40 per cento dei consensi. O anche il 42 per cento, secondo il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, di FdI Alberto Balboni. Nel caso nessuna coalizione raggiungesse la soglia, dice, «sarei favorevole anche al ballottaggio tra le prime due coalizioni».
Dubbi restano anche sull’indicazione sulla scheda del candidato premier, a forte rischio di incostituzionalità. Una decisione che metterebbe in difficoltà il campo largo, dove non vige la regola del candidato premier al partito con maggiori consensi.
Tanta carne al fuoco, insomma, e ancora pochi contatti e informali tra le parti in gioco. Con il rischio, paventato dalle opposizioni, che alla fine la maggioranza potrebbe andare avanti da sola. Anche perché alla Camera sulla legge elettorale si potrebbe votare con voto segreto, e non è detto che alla fine della partita la nuova legge potrebbe non avere franchi tiratori. In questo caso, dunque, sarebbe verosimile che la maggioranza porrà il voto di fiducia, con buona pace di qualsiasi tipo di accordo tra le parti.
Quello che intanto procede è il ddl che darebbe ai fuori sede la possibilità di votare per tutte le consultazioni, dalle politiche ai referendum. L’iter dovrebbe cominciare oggi a Palazzo Madama. Si tratta di una misura che nelle intenzioni dovrebbe combattere l’astensionismo e che coinvolgerebbe almeno cinque milioni di elettori. Arrivata in Parlamento come legge di iniziativa popolare (che ha raccolto 50 mila firme a dicembre scorso), si riallaccia nelle finalità al sistema sperimentato al referendum di giugno passato, ma nel merito prevede che quanti sono all’estero e hanno diritto al voto debbano presentare domanda per via telematica «almeno 35 giorni» prima dell’appuntamento elettorale e che i seggi saranno allestiti negli uffici postali, con l’anticipo del voto tra «il martedì e il mercoledì della seconda settimana antecedente le elezioni».
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