Il paradosso della sicurezza stradale: al Sud meno sinistri ma impatti più gravi

I nuovi dati Istat sull’incidentalità evidenziano forti disparità territoriali. L'esperto: "Infrastrutture, comportamento umano e parco veicolare le priorità d’intervento"
January 6, 2026
Il paradosso della sicurezza stradale: al Sud meno sinistri ma impatti più gravi
L'incidentalità stradale costa allo Stato 18 miliardi di euro l'anno/ IMAGOECONOMICA
Secondo le stime preliminari di Istat, nel semestre gennaio - giugno 2025 sono stati registrati 82.344 incidenti stradali, 111.090 feriti e 1.310 vittime. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i sinistri sono calati dell’1,3%, i feriti dell’1,2% le vittime del 6,8%. Istat ha inoltre presentato una nuova analisi territoriale dell’incidentalità, che consente di approfondire, comune per comune, numero, gravità e cause degli incidenti.
Divario territoriale: al nord più incidenti ma meno morti.  Sebbene il nord registri un numero di incidenti superiore rispetto al sud, l’indice di gravità degli impatti e il tasso di mortalità restano bassi. Nel mezzogiorno, al contrario, gli esiti degli impatti sono spesso più gravi, nonostante circolino meno veicoli e si verifichino meno sinistri. L’analisi territoriale di Istat lascia emergere un aspetto importante, che deve essere attenzionato con urgenza: il tasso di mortalità e l’indice di gravità dei sinistri sono spesso più alti nei piccoli comuni, nelle aree interne periferiche e ultra periferiche. Si tratta di zone con accesso difficoltoso alle infrastrutture stradali, che rappresentano il 10% dei comuni italiani, situate in Sardegna, nella dorsale appenninica, da nord a sud, e nei confini montani.
L’analisi evidenzia come la gravità dell’incidente sia connessa alla natura dello stesso. Gli impatti tra veicoli sono certamente i più diffusi, ma le conseguenze più gravi si verificano in occasione di sinistri che coinvolgono un solo veicolo, come lo sbandamento/fuoriuscita, urto frontale contro un ostacolo fisso o accidentale. “Le azioni necessarie per contrastare l’incidentalità e la mortalità sulle nostre strade, in vista dell’obiettivo europeo Vision Zero, possono essere riassunte in 3 macro aree”, spiega Roberto Impero, AD di SMA Road Safety ed esperto internazionale di sicurezza stradale passiva. “Ma prima di tutto – prosegue - è necessario un cambio di mentalità in merito al concetto stesso di incidente stradale. Non andrebbe più inteso come una mera fatalità, ma, piuttosto, come un evento colposo o doloso verificatosi per una carenza infrastrutturale, delle politiche di rinnovo del parco veicolare o delle campagne di formazione degli utenti della strada. Gli incidenti, oggi, si possono e si devono prevenire”.
Le 3 azioni d’intervento necessarie: 1) Le Infrastrutture. “L’80% circa dei sinistri nel nostro Paese si verifica in punti pericolosi che sono già noti. La mappatura territoriale Istat, offre uno strumento importante per le amministrazioni e i gestori, sia per prendere spunto dalle realtà più virtuose, sia per agire tempestivamente laddove il pericolo sia più marcato”, spiega Impero. “Non dimentichiamo, poi, che moltissime tratte extraurbane versano in condizioni di ritardo manutentivo che perdura da decenni. In fase di progettazione delle tratte stradali è, inoltre, possibile contare sulla tecnologia per prevenire e arginare i danni derivanti da un possibile errore umano alla guida. Gli investimenti tempestivi per rendere le nostre strade più sicure hanno ripercussioni positive, non solo sulle vite salvate, ma anche e soprattutto in termine di ROI sul PIL del paese”. I dati Istat, di anno in anno lo confermano: solo nel 2024 la sicurezza stradale non efficiente è costata allo Stato oltre 18 miliardi, l’1% del Pil nazionale.
2) Il comportamento umano: la distrazione resta una delle principali cause d’incidentalità nel nostro Paese che è tra i meno virtuosi a livello europeo al riguardo. “La sensibilizzazione sull’importanza di una guida consapevole e responsabile è cruciale, nelle giovani generazioni, come in chi è già in possesso della patente da oltre un decennio. Prendiamo come esempio l’Austria che ha saputo ridurre del 70% il tasso d’incidentalità dei neopatentati, rendendo obbligatorio un corso di guida sicura per i giovani. I percorsi formativi andrebbero, inoltre, implementati, inserendo nei programmi l’uso e le potenzialità degli ADAS e il funzionamento delle batterie elettriche”.
3) Il parco veicolare: la tecnologia a bordo dei veicoli sta vivendo un’evoluzione velocissima “che, però, non è accompagnata da un egual cambiamento da parte delle infrastrutture stradali, con le quali il veicolo dovrebbe dialogare. Le auto datate, statisticamente, hanno il doppio delle probabilità di essere coinvolte in un impatto stradale, rispetto ai veicoli di nuova immatricolazione. Purtroppo nel nostro Paese sono ancora troppe le auto datate, con più di 10 anni. È indubbiamente necessario uno svecchiamento del parco veicolare, in ottica di riduzione dell’indice di mortalità e di incidentalità, a livello nazionale” conclude  Roberto Impero. 

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