venerdì 25 febbraio 2011
«La nostra disputa con Dio», riprese il diavolo sistemandosi più comodamente, «non è cambiata nel corso dei secoli. Mentre Dio afferma che l'uomo è creato a sua immagine e somiglianza, io di contro affermo che è invece a mia immagine e somiglianza».

«Forse che Giobbe teme Dio per nulla?», ironizza Satana di fronte al Signore, convinto che l'anima profonda dell'uomo sia l'interesse personale (non è forse vero che Giobbe è un soddisfatto e pasciuto sceicco dell'Oriente?). E la scommessa divina verterà proprio sul tema della disputa che la scrittrice russa Zinaida Hippius (1869-1945) mette in scena tra Dio e il Tentatore nella sua opera Ivan Ivanovic e il diavolo. Il Creatore è convinto che l'impronta profonda presente nella sua creatura più alta sia la sua e che, quindi, l'uomo sia capace di amore e di donazione, di bene e di verità. Sarcasticamente Satana allega per contrasto la storia dell'umanità con la sua sterminata scia di male, di peccato, di violenza, di miseria.
Si confrontano due visioni che paradossalmente hanno entrambe un fondo di verità. Certo, la grandezza dell'uomo è proprio, come si legge in Genesi 1, 27, nell'essere «immagine di Dio» in quanto «maschio e femmina» e, perciò, capace di donare vita e amore. Un tale sigillo intimo non scompare mai del tutto ed è per questo che bisogna sempre scommettere sulla conversione, anche quando sembra cupamente lampeggiare l'impronta satanica. E qui bisogna dare anche a Satana quello che è di Satana. «Il fascino delle cose frivole oscura tutto ciò che è bello e il turbine della passione perverte un animo senza malizia», si legge infatti nella Bibbia (Sapienza 4,12). La libertà umana è fragile e può ottenebrare la mente, offuscare il cuore e insanguinare le mani. Per questo, san Paolo esalta la necessità della grazia divina che si chini sulla creatura per impedirle di precipitare nel gorgo ribollente del male.
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