domenica 9 gennaio 2005
Non attendere che Dio su te discenda/ e ti dica «Sono»./ Senso alcuno non ha quel Dio che afferma/ l'onnipotenza sua./ Sentilo tu nel soffio, onde Egli ti ha colmo/ da che respiri e sei/. Quando non sai perché t'avvampa il cuore:/ è Lui che in te si esprime. È un amico a propormi questi versi sapendo quanto mi sia cara la poesia di Rainer Maria Rilke, poeta austriaco nato a Praga nel 1875 e morto nel 1926 in Svizzera. Quello che è qui abbozzato è il ritratto di un Dio "povero", che non ama l'incombere solenne di un imperatore onnipotente, che non irrompe tempestoso proclamando una presenza che umilia e impaurisce. Il pensiero corre all'epifania vissuta dal profeta Elia al Sinai-Horeb allorché Dio, scartati i segni del fulmine, della tempesta e del terremoto, ricorre al mormorio dolce di un vento leggero o, come dice l'originale ebraico, a «una voce di silenzio sottile» (1 Re 19, 12). Il Dio cantato da Rilke è quello che scopri nel tuo respiro: egli te l'ha donato nella creazione e, in più, all'uomo ha assegnato un altro "spirito", il respiro della sua stessa vita per cui noi possiamo chiamarlo abba', cioè "babbo, padre". Il legame tra Dio e creatura umana è, perciò, intimo e dolce e sta alla nostra libertà coltivarlo e non infrangerlo. Dio, comunque, sarà sempre accanto, anzi, sarà in noi, e con la sua grazia cercherà di farci fremere d'amore, «avvampando il nostro cuore». Il profilo di questo Dio, ben lontano dalle imponenti divinità pagane, ha anche un volto d'uomo in Cristo Gesù.
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