I “mostri” di Firenze, il mistero rimane
sabato 11 dicembre 2021
Rai Documentari ha proposto con un certo coraggio giovedì in prima serata su Rai 2 uno speciale molto articolato, anche per la lunghezza (oltre due ore), dedicato agli otto duplici omicidi avvenuti intorno a Firenze dal 1968 al 1985 per quattro dei quali (a parte il primo) sono stati condannati in via definitiva i cosiddetti “Compagni di merende”, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, mentre il principale indiziato, Pietro Pacciani, è morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo d'appello. La struttura Rai diretta da Duilio Giammaria, che ha prodotto il documentario con Verve Media Company, lo ha titolato in modo esplicito Il mostro di Firenze - Quel silenzio che non tace. Bugie e verità. Tra gli autori Pino Rinaldi, che nella circostanza fa anche da trait d'union tra le varie testimonianze e non è nuovo a certe inchieste: è stato inviato di “Chi l'ha visto?”, autore di Commissari, ha condotto Detectives e si è occupato, appunto, del caso fiorentino. La sua tesi e di conseguenza quella del documentario è che Pacciani, Lotti e Vanni, per la loro rozzezza, non possono essere gli autori di omicidi senza tracce e di asportazioni chirurgiche. Nell'introduzione al documentario, affidata allo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio, si dice che «c'era più di un mostro e c'era più di quanto emerso dalla difficilissima indagine giudiziaria». In questo senso il documentario riesce a far capire la complessità e gli intrecci della vicenda, senza ricorrere a soluzioni ad effetto. Le stesse ricostruzioni fiction, nel rispetto delle vittime, sono finalizzate all'analisi dei luoghi e delle modalità degli omicidi. Alla fine, pur accettando la parte di verità processuale (sulla quale, come detto, il documentario pone forti dubbi), restano comunque sei famiglie in attesa di giustizia.
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