Da una storiella che vaga in Rete al Vangelo di questa domenica
domenica 10 novembre 2019

Si può prendere una di quelle "storielle" che rimbalzano, un po' vanamente, da un luogo digitale all'altro e usarla come password per arrivare, o far arrivare, il Vangelo della domenica? Ci ha provato Lorenzo Galliani su "La Bibbia giovane". La storia è quella dei due bambini che dialogano, nel ventre materno, a proposito della «vita dopo il parto»: uno, che chiamerò Ninno, ci crede, anche se non sa con certezza di cosa si tratti, e l'altro, che chiamerò Nanno, no, non può concepire altra vita che quella in cui ci si alimenta con il cordone ombelicale e si sta rannicchiati nel buio. Una ricerca appena circostanziata restituisce schermate e schermate di link a pagine online che la ripetono e spesso la commentano, distribuiti su un arco di almeno dieci anni. Difficile, per ciò che riguarda l'autore, andare oltre lo «scrittore ungherese» senza nome al quale si è fermato anche il post da cui sono partito (e speriamo non sia un premio Nobel). Facile, invece, l'interpretazione: i due bambini simboleggiano i due possibili atteggiamenti dell'uomo davanti alla morte: fine di tutto o inizio di un'altra vita. Quest'ultima, di cui è convinto il primo bambino, non è necessariamente quella professata dai cristiani nel Credo. Eppure, davvero si può andare a Messa, oggi, ricordando questa storia: accostare la domanda rivolta a Gesù dai sadducei, «i quali dicono che non c'è resurrezione», alle riflessioni di Nanno, e intendere la non semplice risposta di Gesù a partire dall'atteggiamento aperto e fiducioso di Ninno. Per carità: ci sono fiumi di parole scritte e dette finora su questa pericope del Vangelo di Luca, e oggi ogni omileta vi aggiungerà le sue, dopo averla ben ruminata nel suo cuore. Ma, sembra dire Galliani, la prossima volta che riceviamo una "storiella" su quel gruppo WhatsApp un po' vaniloquente, non cestiniamola subito: potrebbe venirci buona per una prossima domenica.

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