Bulgari e romeni senza barriere
martedì 30 dicembre 2008
L'ultimo Dossier della Caritas ha stimato in oltre un milione i romeni ed i bulgari regolarmente presenti in Italia. È una stima di massima, ma non molto lontana dal vero, ripartita in circa 250 mila immigrati per motivi di famiglia ed in 750 mila per motivi di lavoro (557 mila lavoratori dipendenti, 13 mila parasubordinati, 16 mila lavoratori autonomi, 56 mila disoccupati, più "altri" 107 mila).
Tuttavia solo domani, con i fuochi di San Silvestro, cadrà l'ultimo ostacolo alla libera presenza in Italia degli immigrati dalla Bulgaria e dalla Romania. Già dal 1° gennaio 2007 i due Paesi sono divenuti a pieno titolo membri dell'Unione europea, mentre l'anno precedente l'Italia aveva ratificato il relativo Trattato di adesione.
I lavoratori autonomi (artigiani, commercianti ecc.) provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania hanno avuto immediato e libero accesso al mercato del lavoro italiano. L'occupazione dei lavoratori dipendenti è stata invece rallentata da un regime transitorio, stabilito inizialmente in un anno, cioè fino al dicembre 2007.
Durante il regime transitorio il pieno ingresso al lavoro dipendente è stato consentito solo in alcuni settori: agricolo, turistico e alberghiero, edile, metalmeccanico, marittimo e della pesca, lavoro domestico e di assistenza alla persona (colf e badanti), attività stagionali, posizioni dirigenziali ed altamente qualificati. In vista della completa liberalizzazione del lavoro subordinato, il regime transitorio è stato ancora prorogato per un anno e terminerà quindi do-mani 31 dicembre 2008.
Fino ad oggi, la presenza di lavoratori bulgari e romeni in settori di lavoro non liberalizzati (cioè diversi da quelli indicati) è stata soggetta al relativo nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l'immigrazione. Dal 1° gennaio 2009 il nulla osta non sarà più necessario.
Il pieno ingresso consentirà, in particolare, ai lavoratori dipendenti bulgari e romeni, di poter ottenere l'indennità di disoccupazione con le stesse regole dei lavoratori italiani, in qualsiasi settore lavorativo.
Piena parità anche per i benefici riconosciuti dalle leggi italiane come sostegno alla maternità ed alla paternità. Tra questi, l'assegno di maternità dello Stato (domanda da presentare all'Inps) e l'assegno di maternità del Comune (richiesta da presentare al Comune, salvo diverso accordo locale), alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani, tra le quali il requisito della residenza in Italia.
Vale, in ogni caso, come principio di carattere generale per tutti i Paesi dell'Unione, comprese Romania e Bulgaria, il criterio per cui è possibile acquisire un diritto a prestazioni previdenziali (pensioni ecc.), pure se tale diritto si riferisce ad eventi verificatesi, relativamente ai due Paesi, prima del 1° gennaio 2007. Ovviamente la decorrenza di tale diritto e dei relativi effetti economici non può essere fissata in data anteriore al 1° gennaio 2007.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI