«Csm demolito, riforma non condivisa. Perché si deve votare no al referendum»
Il professor Bachelet, figlio di Vittorio, ex presidente di Ac assassinato dalle Br, guida il comitato che chiede di bocciare la riforma del governo. «La mancanza di una data per la consultazione è un segnale di incertezza»

«La cosa che più mi preoccupa di questa riforma è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura, dell’equilibrio usato dai nostri Padri costituenti». Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, è il figlio di Vittorio Bachelet, ex presidente di Azione Cattolica, assassinato dalle Brigate rosse proprio da vicepresidente del Csm. Ex deputato del Pd, richiamato in servizio quasi “a sua insaputa”, ha accettato volentieri: «Le riforme andrebbero fatte insieme», dice. E ora – dopo il vertice con i leader delle opposizioni di lunedì – si dice convinto che l’obiettivo delle 500mila firme da raccogliere in poco tempo sarà raggiunto.
Perché ha accettato di guidare un Comitato contro la riforma costituzionale del Governo? C'entra, in questa scelta, il cognome impegnativo che porta?
Il lancio involontario della mia candidatura (e del mio cognome) alla guida del No alla riforma dell’ordinamento giudiziario l’ha fatto il direttore del Foglio, quando in un editoriale della scorsa estate mi ha erroneamente, in quanto moderato, arruolato fra i fautori del Sì alla separazione delle carriere, insieme a Vassalli, Pisapia e Falcone. Ho mandato una cortese rettifica: non solo non mi ero mai pronunciato a favore della separazione delle carriere, ma l’unica volta che ero stato deputato (2008-2013), mi ero rallegrato che l’analoga proposta di Berlusconi non fosse andata in porto. Proprio perché moderato, le riforme costituzionali governative a colpi di maggioranza non mi sembrano prudenti; mi appartengono semmai le riforme (costituzionali e non) della giustizia sul “giusto processo” e sulla separazione delle funzioni, tutte nate da una condivisione parlamentare fra maggioranza e opposizione e passate con amplissima maggioranza (ultima la legge Cartabia). Così, 20 anni dopo l’arruolamento di Oscar Luigi Scalfaro come tesoriere del suo Comitato del No alla riforma costituzionale di Berlusconi, Fini, Bossi e Casini (vincemmo alla grande), sono stato… richiamato in campo da molti amici e ho accettato, con piena convinzione.
Nell'immaginario di tanti, di lei si ricorda ancora la preghiera dei fedeli alla morte di suo padre. Conteneva, oltre allo spiazzante perdono degli assassini, un appello alla concordia per le istituzioni sotto attacco. Invece andiamo incontro all'ennesima battaglia lacerante.
Non confondiamo una serena e civile battaglia politica, assolutamente doverosa di fronte a cambiamenti della Costituzione non condivisi in Parlamento e combattuta a colpi di scheda elettorale, con i colpi di mitraglietta che in quegli anni quasi quotidianamente abbattevano poliziotti, carabinieri, sindacalisti, giornalisti, manager e molti magistrati che hanno dato la vita per la democrazia. Come ricordava la prima parte di quella mia preghiera. È con il sangue che negli ultimi 80 anni è stato conquistato e conservato il diritto a discutere e votare in pace e in libertà. Non definirei “lacerazione” la legittima differenza di opinioni, l’esercizio civile della democrazia. Per parte mia intendo anche stavolta contribuire ad una seria e pacifica discussione sul merito e ad un largo coinvolgimento degli elettori in una svolta così importante per il Paese.
Che cosa vede di davvero preoccupante in questa riforma?
Mi preoccupa, molto, la demolizione del Csm, organo di rilevanza costituzionale che amministra la giurisdizione e garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura penale e civile. Quando studiavo Fisica e mio padre fu eletto suo vicepresidente, mi spiegò bene il mirabile equilibrio e la grande autorevolezza pensata dai Padri costituenti per il Csm. Mi preoccupa, al di là e al di fuori della separazione delle carriere (in buona parte già realizzata dalla legge Cartabia), lo “spezzatino” in tre diversi organi che non hanno più gli stessi poteri, e, ancora peggio, la privazione del diritto di rappresentanza ai magistrati, che trasforma i membri togati Csm nei vincitori di una lotteria. Il fatto che il Governo accompagni questa riforma con continui attacchi alla presunta invadenza della magistratura spiega meglio di ogni altra cosa che essa serve solo a ridurre controlli e contrappesi scomodi: non avrà alcun effetto positivo sui processi e tanto meno sugli errori giudiziari che con il Csm non c’entrano nulla.
Contrariamente a quanto annunciato, il Governo non ha ancora indicato la data. Un segnale distensivo?
Un segnale di incertezza.
Come procede la mobilitazione? Ce la farete a raccogliere le firme?
La raccolta di firme digitali con lo Spid è un’iniziativa spontanea di 15 cittadini che ha felicemente sorpreso noi del comitato e anche i partiti del No; tutti l’abbiamo interpretata come un forte segnale di partecipazione e tutti ci siamo mobilitati per assecondarla, con risultati al di là di ogni aspettativa: nella prima settimana, quella di Natale, sono state superate le 150mila firme. A questo ritmo credo che le 500mila saranno presto raggiunte.
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