Basta con il calcio ostaggio degli ultras
mercoledì 27 settembre 2023
Occorre, ancora una volta, commentare con sdegno il comportamento di una porzione di tifoserie che si autodefiniscono ultras, che hanno inquinato il calcio in tanti modi diversi e che, purtroppo, non si smentiscono mai. Questa volta è stato durante il minuto di silenzio in ricordo del Presidente emerito Giorgio Napolitano e per l’ex calciatore rossonero Giovanni Lodetti, finito del tutto incolpevolmente in questa lordura che sembra davvero non risparmiare niente e nessuno. Bisogna, per non cadere in trappola, evitare di generalizzare e sottolineare come la grande parte sana delle tifoserie di Lazio, Verona e Udinese abbiano tentato di coprire con applausi, insieme alle altre tifoserie coinvolte in quei match, le urla, i fischi, i canti politici o di autocelebrazione di cui sono stati protagonisti, lo ripetiamo, una parte delle tifoserie ultras di quelle squadre. Nessuna novità, purtroppo, nessuno stupore. Anzi, aggiungerei che chi finge stupore, sdegno, chi sopporta in silenzio, chi non agisce è complice di un modo di distruggere il calcio, che oltre a essere lo sport più planetario, per tanti resta il più affascinante. Da anni la trasformazione del tifoso in “cliente” spinge a fruire dello spettacolo calcistico da casa e all’acquisto di pacchetti di abbonamenti sempre più ampi e costosi (al netto del reato di pirateria, sulla quale il Parlamento si è recentemente espresso all’unanimità). Un rapporto vissuto sempre più da lontano, che recide un legame sentimentale con il calcio fatto di emozioni e di luoghi. Lo stadio, infatti, sta diventano sempre più una zona franca, fuori da ogni forma di controllo che possa garantire, a chi
vuole andarci per assistere a uno spettacolo sportivo, di poterlo fare senza provare il voltastomaco. Già nel 2017, la Commissione parlamentare di inchiesta nella relazione su “mafia e calcio” sottolineava come l’infiltrazione della criminalità organizzata fosse pervasiva nel mondo del calcio. Non è̀ un caso che, scriveva la Commissione «la forza di intimidazione delle tifoserie ultras all’interno del “territorio-stadio” è̀ spesso esercitata con modalità che riproducono il metodo mafioso». Secondo i dati forniti alla Commissione dalle forze di Polizia, si stimava una quota del 30 per cento di pregiudicati all’interno delle tifoserie, in una condizione di «extra-territorialità» delle curve che rende spesso gli ultras intoccabili, tanto da acquisire il potere di ricattare le stesse società sportive con l’arma della responsabilità oggettiva che espone la società a sanzioni per i comportamenti violenti o discriminatori posti in essere dai suoi sostenitori. Dopo i tanti atteggiamenti a sfondo razziale, antisemita o sessuofobo che troppo spesso si levano dagli spalti degli stadi, sotto la regia di gruppi organizzati di ispirazione nazifascista, registriamo anche questo squallido spettacolo sentito domenica. Il vantaggio per chi segue il calcio in televisione, in questo caso, è stato di poter azzerare il volume, ma non è accettabile l’idea di arrendersi così. Lo sport e il calcio rappresentano fenomeni di massa che mobilitano milioni di praticanti e appassionati, oltre a generare ingenti risorse economiche, e non possono continuare a essere ostaggio di minoranze violente che impongono la loro legge di maleducazione, sopraffazione e illegalità. © riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: