lunedì 2 febbraio 2015
Capolavoro di Alessandro Dumas - un classico della grande letteratura datato 1844 pubblicato originariamente a puntate sul giornale Le Siècle - I tre moschettieri sono un bel punto d’incontro tra generazioni di lettori. Una bella scoperta per i ragazzi da un lato, pagine da ripercorrere per chi da quelle pagine è già stato catturato in altre stagioni della vita: torna in libreria grazie a Donzelli un’edizione tutta nuova e bella nella veste editoriale del romanzo dei moschettieri (35 euro) con una traduzione di Camilla Diez, attualizzata nel linguaggio, smagliante e rigoroso, e arricchita da un’introduzione di
Claude Shopp, massimo esperto della narrativa di Dumas cui si deve anche “Il dizionario dei personaggi e delle persone” che chiude il volume. Un’appendice che intreccia storicità e fiction rappresentando una vera e propria mappa conoscitiva per il lettore. Le quasi seicento pagine del romanzo in versione integrale infine – e anche questo è un grande valore aggiunto - vantano la presenza delle bellissime tavole di Federico Maggioni, maestro dell’illustrazione, che rileggono le avventure dei quattro spadaccini Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan in una chiave di tenebrosa ironia, sui toni del nero e del blu. Romanzo variamente etichettato - storico, corale, di formazione, di avventura, di cappa e spada e d’appendice… - I tre moschettieri è un racconto che riesce ancora a parlare ai ragazzi di oggi per la freschezza, l’immediatezza e il ritmo della narrazione, un grandioso mix di amicizia e inganno, mistero e intrigo, passioni, furbizie, generosità, coraggio e tradimenti. Ingredienti coinvolgenti dell’epopea di quei giovani audaci, virtuosi spadaccini, artisti del duello che furono i moschettieri coinvolti come eroi moderni in imprese impossibili, sullo sfondo della grande Storia dei tempi di cardinale Richelieu, di Luigi XIII, di Anna d’Austria e del duca di Buckingham. Tempi difficili che del romanzo costituiscono molto di più di una semplice cornice. Dai 15 ai 99 anni.
 
 


Nelson come il lord morto nella più grande vittoria navale inglese della storia. Un grande leader. Quel nome, Nelson, il piccolo Rolihlahla l’aveva ricevuto, come tutti i bambini del Sudafrica, in aggiunta a quello africano quando aveva iniziato ad andare a scuola. Allora il Paese - erano gli anni Venti del secolo scorso - era in mano agli inglesi che avevano sconfitto i discendenti dei coloni olandesi. Rolihlahla, nome difficile da pronunciare, nella lingua xhosa significa “colui che tira i rami dell’albero”, insomma un combina guai, un tipo vivace e birichino; e vivace Rolihlahla lo fu senz’ombra di dubbio. Curioso, geloso della propria libertà, pieno di voglia di avventure Sarebbe diventato un adulto straordinario, da sognatore e visionario qual era, Rolihlahla Dalibhunga Nelson Mandela – Madiba per la sua gente – uno che avrebbe dedicato tutta la sua vita per la libertà del proprio Paese, attraversando battaglie e sofferenze, pagando sulla propria pelle un grande prezzo ( 27 anni di carcere) nei tempi bui e violenti della segregazione razziale per diventare infine il primo presidente nero del Sudafrica. Artefice della pacificazione tra bianchi e neri. E’ ancora una storia vera quella che Viviana Mazza, la giornalista del Corriere della Sera  autrice anche de Storia di Malala, racconta con Il bambino Nelson Mandela (Mondadori; 14,90 euro), a partire dal remoto villaggio di Qunu dove tutto ha avuto inizio. Una vita anche questa che si legge come un romanzo. Piene di suggestioni le illustrazioni di Paolo d’Altan. Dai 12 anni.

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