Non un “amante digitale”, ma uno che ama il Vangelo

Dario Ahmad Reda, 36 anni ad agosto, un po’ padovano (per parte di madre, cattolica) e un po’ libanese (per parte di padre, musulmano). In famiglia ha respirato «un’aria di dialogo interreligioso»
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May 25, 2026
Se lo si guarda distrattamente lo si potrebbe scambiare per Jonathan Roumie, l’attore che interpreta Gesù nella popolare serie “The Chosen”; però più sorridente. Se lo si ascolta “ciacolare” torrenzialmente sui social o nei frequenti incontri pubblici si coglie subito un forte accento veneto. I media lo definiscono “influencer” (sottinteso: cattolico), ma si capisce che a lui sta stretta tanto questa quanto l’altra qualifica, quella di “missionario digitale”: «È come se mi definissi, per esempio, un amante digitale perché inoltro video o messaggi alla mia ragazza sui social», scrive nell’autoritratto sul volume “La Chiesa ti ascolta” (San Paolo 2025), e precisa: «In realtà con la mia ragazza io ci sto assieme, ho una relazione con lei», ma «uno dei mezzi per comunicare la relazione è quello digitale». Lo stesso vale per il suo essere missionario. «Sono in relazione con Gesù Cristo e non posso che comunicare agli altri questo amore in tutti gli ambiti della mia via», compresi «i miei canali digitali».
Dario Ahmad Reda
Dario Ahmad Reda
Sto parlando di Dario Ahmad Reda, 36 anni ad agosto, un po’ padovano (per parte di madre, cattolica) e un po’ libanese (per parte di padre, musulmano). In famiglia ha respirato «un’aria di dialogo interreligioso», riferisce “La Difesa del popolo” raccontando la sua storia, che nel 2011 lo ha portato a chiedere e ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Ha 29mila follower su Instagram, 5mila su Facebook e oltre 6mila su YouTube, dove il nome del canale, “Il Commendario”, allude a un contenuto prevalente, quello dei commenti al Vangelo domenicale, che da qualche mese non è più presente perché, essendosi iscritto alla magistrale in Scienze delle religioni, non ha più spazio, nelle sue giornate, «per dedicare tempo a meditare il Vangelo, a editare i video e a caricarli qui su YouTube», spiega lui stesso. Si intitola “Il Commendario” anche il volumetto pubblicato l’anno scorso per Effatà, nel quale il suo stile di evangelizzazione mi pare ben riassunto nel post scriptum all’Introduzione: «Questo libro non dà risposte. Ti fa delle domande».
Dario Reda insegna scienze motorie in un liceo di Padova, il che rende la scuola molto presente nei suoi contenuti. È stato protagonista di notevoli imprese sportive, cicloturistiche in particolare, e anche di queste esperienze si coglie l’eco nei suoi testi. Viene frequentemente invitato a tenere incontri con gruppi e parrocchie, rivolti soprattutto a giovani e giovanissimi, ai quali partecipa di persona e non in videocollegamento. E infatti, sempre nell’autoritratto per “La Chiesa ti ascolta”, raccomanda che all’annuncio del Vangelo attraverso il digitale non manchi la «concretizzazione», quella appunto che egli realizza mangiando, bevendo, abbracciando e toccando le comunità con cui ha «la grazia di condividere il Vangelo». Tale concretizzazione «è stata possibile grazie al mezzo digitale, che continua a funzionare come esca». Un’esca molto varia: assieme ai riflessi degli incontri pubblici, su Instagram si incontrano anche commenti all’attualità, come quello recente sul trumpiano “pregare per vincere la guerra”, su YouTube temi legati agli attuali studi) e molto gustosa: si veda il commento al Prologo del Vangelo di Giovanni, che Reda intitola «(Come) il primo bacio».
 
 
 

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