Magnifica Humanitas: l’IA e la deriva dell’esternalizzazione del pensiero
Quarto speciale di Artifici verso la prima enciclica di Papa Leone: accademici ed esperti invitano a modificare il vocabolario sull’Ai, supportando parallelamente azioni virtuose dedicate ai giovani

Pensiero critico a rischio, non rinunciare alla capacità di pensare
Una studentessa con un master in Scienze politiche conseguito in un'università europea di primo piano scrive a un professore per chiedergli di seguirla nel dottorato: nell'email gli scrive di ammirare molto il suo lavoro e cita con entusiasmo il suo ultimo articolo. Quell'articolo, però, non è mai stato scritto, lo ha inventato il chatbot che la studentessa aveva usato per preparare la candidatura. L'aneddoto, raccontato da Adeline Hulin dell'Unesco durante il quarto panel del convegno «Custodire voci e volti umani» promosso dal Dicastero per la comunicazione presso la Pontificia università urbaniana, è solo un esempio di un fenomeno che i relatori hanno descritto come l'esternalizzazione del pensiero verso sistemi che spesso ragionano peggio di noi. L'ultima sessione della giornata (abbiamo pubblicato i racconti dei primi tre panel negli ultimi tre articoli di questa rubrica), moderata da monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero per la cultura e l'educazione, aveva come tema «Non rinunciare alla tua capacità di pensare». Tighe ha aperto richiamando le parole della filosofa Onora O'Neill, pronunciate nelle Reith Lectures della BBC nel 2002 : se i media fuorviano o negano alle persone la possibilità di verificare ciò che dicono, avvelenano i pozzi del dibattito pubblico, e ha poi precisato che pensare è ancora più lento del parlare, richiede tempo, solitudine, silenzio… e il fatto che il pensiero umano sia lento non lo rende inefficiente, piuttosto lo rende prezioso.
Media literacy, il divario globale secondo l’Unesco
Hulin, che dirige l'unità per l'alfabetizzazione mediatica, informatica e le competenze digitali dell’Unesco ha presentato i dati di un'analisi globale condotta su 194 Stati membri: i numeri disegnano un quadro contraddittorio perché 171 Paesi menzionano l'alfabetizzazione mediatica nelle proprie politiche, ma solo 17 hanno adottato misure per sviluppare politiche autonome dedicate alla materia. Quando si guarda ai programmi scolastici, il 43% dei Paesi dichiara di averla integrata, ma scendendo nel dettaglio la percentuale cala al 29%, perché molti confondono l'alfabetizzazione mediatica con la semplice alfabetizzazione digitale, cioè la capacità tecnica di usare un dispositivo. Le disparità regionali sono marcate: in Europa e Nord America il 91% dei Paesi ha inserito la materia nei curricula; in Africa lo hanno fatto 9 Paesi su 54, per questo Hulin ha ricordato che 2,6 miliardi di persone, un terzo dell'umanità, non sono ancora connesse a Internet, e che il 60% delle scuole primarie nel mondo non ha una connessione. Ha poi indicato la Finlandia come il riferimento più avanzato: lì l'alfabetizzazione mediatica si insegna fin dai due o tre anni di età, e il Paese risulta in cima agli indici europei di resilienza alla disinformazione.
Scuola, algoritmi e IA: perché servono nuove parole
Divina Frau-Meigs, professoressa emerita alla Sorbonne Nouvelle e titolare della cattedra Unesco Savoir Devenir ha trasportato l’uditorio dentro le aule di scuola: ha chiesto di smettere di pensare alle scuole come a istituzioni obsolete e di concepirle invece come piattaforme, e agli insegnanti come influencer di cui ci si può fidare. Ha raccontato che i suoi studenti le confidavano inizialmente di usare l'intelligenza artificiale solo per i compiti, tenendo per sé le idee, però adesso le dicono: «sto cedendo, faccio fare tutto all'IA». Frau-Meigs ha insistito sulla necessità di «de-artificializzare» l'ecosistema dell'informazione, a partire dal linguaggio: l'intelligenza artificiale non ha «allucinazioni», commette errori; non è intelligente, è calcolo estrattivo… cambiare le parole, cambia la percezione. Ha poi citato un dato incoraggiante: dopo sole due ore di lezione sull'alfabetizzazione mediatica, i preadolescenti sono già in grado di riconoscere il funzionamento di un algoritmo e di individuare la disinformazione.
Quando la tecnologia resta al servizio del discernimento umano
Rayén Condeza Dall'Orso, professoressa alla Pontificia università cattolica del Cile e titolare di un'altra cattedra Unesco, ha aperto il suo intervento con un'immagine: la «minga», una tradizione dell'arcipelago di Chiloé, nel sud del Cile, in cui un intero villaggio si mobilita per aiutare una famiglia. Così ha presentato il progetto Voces Informadas, un'iniziativa di educazione ai media coordinata dalla sua università insieme alla televisione pubblica cilena, che coinvolge scuole di diverse regioni del Paese. In una di queste scuole, i bambini hanno ricostruito la storia di una donna che nel 1941 aveva donato il terreno per edificare l'istituto: hanno fatto ricerche d'archivio, intervistato testimoni e poi usato l'intelligenza artificiale per creare un avatar della benefattrice e “intervistarla”. In un'altra scuola, nel villaggio di Boroa, gli alunni hanno documentato il patrimonio culturale del quartiere raccogliendo testimonianze dal vivo e poi ricostruendo gli ambienti con strumenti digitali. In entrambi i casi, ha sottolineato la professoressa, la tecnologia era al servizio di un discernimento umano, infatti erano i bambini e gli insegnanti a scegliere cosa raccontare e perché.
Giornalismo, fonti verificate e intelligenza artificiale
Justin King, responsabile dell'Ebu academy (il centro di formazione della European broadcasting union, l'associazione delle emittenti pubbliche europee), ha chiuso il panel raccontando l'esperienza della School of AI, un programma di corsi rivolto ai professionisti dei media del servizio pubblico, premiato con l'European digital skills award. King ha presentato Neo, uno strumento sviluppato dall'Ebu con la radio svedese: un chatbot che risponde alle domande del pubblico attingendo esclusivamente a fonti giornalistiche verificate, indicando per ciascuna risposta la fonte e il link all'articolo originale; poi ha ricordato anche la campagna «Facts in, facts out», promossa dall'Ebu insieme alle associazioni mondiali degli editori, che chiede alle grandi aziende tecnologiche di cooperare con le organizzazioni dei media per salvaguardare l'integrità dell'informazione.Magnifica Humanitas e la domanda indispensabile sull’IA
Magnifica Humanitas e la domanda indispensabile sull’IA
Nella tarda mattinata di oggi, Papa Leone XIV presenterà nell'Aula del Sinodo Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica, dedicata alla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale: le quattro sessioni del convegno organizzato dal Dicastero per la comunicazione, di cui questa rubrica ha dato conto, hanno sensibilizzato ai temi inerenti l’uso virtuoso e non virtuoso dell’Ai: la simulazione delle relazioni, le disuguaglianze codificate negli algoritmi, la corsa agli armamenti tecnologici, la difesa del pensiero critico…sono tutte variazioni di un'unica domanda, formulata dallo stesso Papa Leone nel suo Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali : «La questione che ci sta a cuore, tuttavia, non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio»
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