Santa Sede e IA, il convegno sull’autenticità della comunicazione

Primo di quattro articoli speciali di Artifici verso la prima enciclica di Papa Leone, a partire dalla conferenza internazionale promossa ieri dal Dicastero per la Comunicazione.
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May 22, 2026
Santa Sede e IA, il convegno sull’autenticità della comunicazione
Dicastero per la comunicazione

Il Vaticano mette al centro la persona

Il moderatore Alessandro Gisotti ha esordito con una confessione…le prime righe della sua introduzione alla conferenza internazionale «Custodire voci e volti umani», promossa ieri dal Dicastero per la Comunicazione presso la Pontificia Università Urbaniana, non le aveva scritte lui, ma le aveva fatte generare da un chatbot: «Avrei potuto leggerle fino alla fine e sono abbastanza sicuro che nessuno si sarebbe accorto che non era un testo scritto da me», ha ammesso il vice direttore editoriale del Dicastero. È partito così il primo dei quattro panel della giornata, dedicato a una domanda di ispirazione shakespeariana: essere o fingere di essere? Prima del panel, i saluti istituzionali avevano già dato il via ai lavori: il prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha ricordato che custodire «non vuol dire riporre qualcosa in un cassetto, ma curare con amore, con responsabilità, qualcuno o qualcosa», mentre il pericolo più grande, ha avvertito, «consiste nell'accettare passivamente l'idea che la conoscenza non ci appartenga più» e che strumenti costruiti da noi possano essere «incaricati di pensare al nostro posto». Il Cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, ha richiamato le radici etimologiche della parola "persona": per i greci «prosopon», volto, ciò che sta di fronte allo sguardo; per i latini «personare», la voce inconfondibile di qualcuno, per questo «l'essere umano non è mai riducibile a un dato, a un profilo, a un algoritmo», ha affermato, «l'umano è sempre in eccedenza, mistero, appello».

Algoritmi e newsfluencer, come cambia l’accesso alle notizie

Durante il primo panel la professoressa Marijana Grbeša-Zenzerović, dell'Università di Zagabria, ha messo a fuoco il paesaggio dell'informazione contemporanea attraverso i dati del Reuters Institute: l'accesso alle notizie online avviene ormai in prevalenza attraverso social media e motori di ricerca, il ruolo di filtro (gatekeeping) un tempo svolto dalle redazioni è passato agli algoritmi…con quali effetti? L'interesse verso le notizie è in calo e cresce il fenomeno della cosiddetta «news avoidance», l'evitamento deliberato dell'informazione, che nella fascia più giovane si accompagna a un trasferimento massiccio verso piattaforme video come TikTok e Instagram, dove i «newsfluencers» – personalità della rete che commentano l'attualità – diventano la fonte principale di notizie. Grbeša-Zenzerović ha citato il caso emblematico di Emily Hart, un'infermiera americana sostenitrice del movimento Maga con milioni di visualizzazioni e un largo seguito…peccato che Emily, però, non esiste: è stata creata con l'intelligenza artificiale da uno studente di medicina indiano che cercava un modo per pagarsi gli studi. Una frase del CEO di Instagram, menzionata dalla professoressa, ha destato stupore tra i partecipanti al convegno: in futuro sarà più facile etichettare i contenuti autentici che quelli falsi, perché le cose vere saranno sempre meno…l'autenticità, ha sintetizzato l'accademica croata, «sarà infinitamente riproducibile».

Relazioni simulate, un rischio per le persone fragili

Kashmir Hill, giornalista del New York Times e autrice del libro «Your face belongs to us», ha spostato il focus sugli effetti dei chatbot nella vita delle persone ed ha raccontato casi di cui ha scritto in prima persona: una donna che si è innamorata di ChatGPT arrivando a spendere 200 dollari al mese per parlarci; un contabile di Manhattan che ha perso il contatto con la realtà dopo conversazioni lunghe centinaia di sessioni; e soprattutto la vicenda di Adam Raine, un sedicenne della California che inizialmente, nell’autunno 2024, utilizzava i Chatbot per i compiti…poi ha cominciato a confidare all’Ai la sua depressione e i suoi pensieri suicidi e nell'aprile del 2025 si è tolto la vita…i suoi genitori hanno fatto causa a OpenAI. Hill ha spiegato un meccanismo di progettazione che tutti dobbiamo comprendere per capire bene le intelligenze artificiali: i chatbot tendono a essere «adulatori» (sycophantic), danno ragione all'utente, assecondano le sue convinzioni, e più la conversazione si allunga più le barriere di sicurezza scendono.

AI e giornalismo, esistono strumenti di qualità…ma occhio alle derive parassitarie

Vineet Kosaraju, direttore tecnologico del Washington Post, ha offerto un’altra prospettiva: l'intelligenza artificiale può essere alleata del giornalismo di qualità…a supporto della sua tesi ha presentato strumenti come «Haystacker», capace di monitorare i siti governativi e segnalare ai giornalisti i cambiamenti “fatti in silenzio”, e «Ask the Post AI», un prodotto conversazionale che risponde alle domande dei lettori attingendo esclusivamente agli articoli pubblicati dal giornale: il principio guida, ha spiegato Kosaraju, è l’istruzione data al sistema di dire «non so rispondere» quando non dispone di informazioni verificate, così si evita che l’Ai inventi una risposta plausibile.
Eli Pariser, cofondatore di New_ Public e autore del bestseller «The Filter Bubble», ha chiuso il panel con una distinzione interessante: la differenza tra un'intelligenza artificiale «parassitaria», che trattiene le persone dentro relazioni simulate per massimizzare il coinvolgimento, e un'intelligenza artificiale «pro-sociale», che le riconduce verso le relazioni umane. Pariser ha argomentato facendo riferimento ad uno studio recente del MIT e di OpenAI (inserisci link: https://openai.com/index/affective-use-study/) secondo cui un uso maggiore dei chatbot è associato a più solitudine e meno socializzazione con persone reali…ha però insistito su un punto: queste derive non sono scritte nel codice della tecnologia, ma nelle scelte economiche e di governance delle aziende che la sviluppano.

Verso Magnifica Humanitas, domani la seconda puntata

Il convegno, ispirato al Messaggio di Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, prepara ad accogliere la prima enciclica del pontificato di Papa Leone XIV, «Magnifica Humanitas», dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale, che sarà presentata 25 maggio nell'Aula del Sinodo. Per questo Avvenire, attraverso questa rubrica, continuerà a proporre fino a lunedì i temi del Convegno: domani il racconto proseguirà con il secondo panel del Meeting promosso dal Dicastero per la comunicazione.

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