AI nei licei e ricerca pubblica, la via italiana per governare gli algoritmi
L'Italia prova a tracciare la propria rotta per governare l'Intelligenza Artificiale. Un doppio binario, istituzionale ed educativo, per sottrarre gli algoritmi al monopolio delle Big Tech e formare una nuova coscienza digitale.

AI tra ricerca e scuola, il doppio binario italiano
L'Accademia dei Lincei ha ospitato una discussione di alto livello sulla possibilità di creare un polo europeo per l'intelligenza artificiale sul modello del CERN di Ginevra, pochi giorni dopo il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha reso pubblica la bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, nelle quali l'AI entra per la prima volta nei programmi scolastici italiani: il combinato disposto descrive bene un tentativo che sta intraprendendo il nostro Paese, quello cioè, di inserire l'intelligenza artificiale dentro un discorso pubblico, sui due piani lontani e contigui allo stesso tempo, quello dei grandi centri di ricerca e quello dei banchi di scuola.
Un "Cern europeo" per l'Intelligenza Artificiale, la proposta dei Lincei
Il primo fronte su cui vale la pena soffermarsi è proprio quello istituzionale: il 2 marzo scorso la sede romana dei Lincei, tra le più antiche accademie scientifiche d'Europa, ha ospitato un confronto alla presenza della ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Sul tavolo, la proposta di costruire in Europa una infrastruttura di ricerca comune sull'intelligenza artificiale, ispirata al modello del CERN, il grande laboratorio di fisica delle particelle nato a Ginevra dopo la Seconda guerra mondiale per mettere insieme risorse, strumenti e scienziati di più Paesi europei. L'idea, sostenuta dal presidente dei Lincei Roberto Antonelli e dal vicepresidente Carlo Doglioni, è che l'Europa possa dotarsi di un centro pubblico di eccellenza, fondato su banche dati e codici aperti, cioè accessibili e verificabili da chiunque, con una governance indipendente dai grandi gruppi privati e, soprattutto, dalle Bigh Tech. La ragione di questa cautela è stata ben riassunta dal Nobel per la fisica Giorgio Parisi: la ricerca sull'intelligenza artificiale, ha ricordato durante l'incontro, si è spostata in pochi anni dalla sfera pubblica a quella delle aziende, con una corrispondente riduzione di democrazia nella gestione dei dati e delle informazioni…una constatazione di grande valore, perché viene da uno scienziato che ha lavorato fin dai primi anni Duemila sulle reti neurali. La struttura immaginata dai Lincei servirebbe, inoltre, anche a offrire ai ricercatori europei un ambiente alternativo rispetto alle multinazionali della Silicon Valley, che oggi attraggono quasi tutti i talenti del settore. La ministra Bernini, chiudendo i lavori, ha confermato il sostegno all'iniziativa e ha rinviato al lavoro in corso presso la Commissione e il Consiglio dell'Unione europea per un programma di ricerca autonomo, costruito sulla cooperazione internazionale, sulla protezione dei dati e sulla centralità della persona.
L'AI entra a scuola, le nuove Indicazioni nazionali per i licei
L'altro fronte si apre sui banchi di scuola. La bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, pubblicata dal Ministero guidato da Giuseppe Valditara e ora in fase di consultazione con docenti, famiglie e studenti, dedica per la prima volta un paragrafo esplicito all'intelligenza artificiale e lo fa in attuazione della legge 132 del 2025 , la prima norma italiana organica sull'AI, entrata in vigore a ottobre e costruita in parallelo all'AI Act, il regolamento europeo approvato l'anno precedente. Il tono non sembra essere quello degli slogan: il testo dice che l'AI entrerà nei licei «come territorio critico da governare», con l'obiettivo di formare una coscienza digitale capace di «distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l'epistéme». Doxa ed epistéme sono due termini dell'antica filosofia greca: la doxa è l'opinione, ciò che appare vero; l'epistéme è il sapere verificato e fondato. Un lessico che ben si adatta a questo tempo in cui sistemi come ChatGPT, in virtù della loro architettura e della loro programmazione, non distinguono fra una notizia e una sua imitazione ben scritta. Le Indicazioni affidano alla matematica il compito di insegnare i concetti di base su cui poggiano i sistemi di AI e alla filosofia il compito di educare al giudizio critico sulle loro conseguenze; quindi, il pensiero matematico e il pensiero critico diventano, nel testo ministeriale, gli strumenti con cui la scuola prova a custodire l'autonomia intellettuale degli studenti dentro un ambiente ormai modellato dagli algoritmi.
Oltre le logiche di mercato, governare l'algoritmo
I due fronti, l'altissima ricerca e i banchi del liceo, sembrano parlarsi a distanza; in entrambi i casi si assume che l'intelligenza artificiale, ben lungi dall’essere considerato uno strumento neutro, sia un ambiente culturale ed economico che richiede argini pubblici…infatti i Lincei chiedono laboratori trasparenti e finanziati con risorse comuni; le Indicazioni per i Licei chiedono ragazzi capaci di leggere ciò che esce dagli algoritmi senza dipenderne…in entrambi i casi si prova a sottrarre la tecnologia alla sola grammatica del mercato, che pure non sparirà, ne siamo certi.
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